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DIARIO – ARTE E CULTURA

LE DONNE DELL’ARTE * Ildegarda di Bingen

D S Flapper   *  Roma 6 Novembre 2026

 

Ildegarda di Bingen   La musica davanti al potere

 

Compositrice e badessa del XII secolo, Ildegarda di Bingen creò un linguaggio musicale originale e guidò una comunità femminile sul Reno. Nel 1178 contestò il divieto di canto imposto alla sua comunità dalle autorità ecclesiastiche

Nel 1178, nel monastero di Rupertsberg, sulle rive del Reno, le monache continuarono a pregare, ma senza cantare. Un interdetto delle autorità ecclesiastiche di Magonza aveva imposto il silenzio alla loro musica. La badessa, Ildegarda di Bingen, aveva ottant’anni. Per una donna che aveva dedicato gran parte della vita alla composizione, quel divieto investiva qualcosa di essenziale.

Nata nel 1098, entrata giovanissima nella vita religiosa, Ildegarda apparteneva a un mondo nel quale musica, filosofia, immagini e teologia condividevano un medesimo orizzonte culturale. Le visioni che dichiarava di avere fin dall’infanzia alimentarono una produzione intellettuale vastissima. Erano esperienze che interpretava come conoscenza ricevuta da Dio e che divennero il fondamento della sua autorità.

Intorno al 1150 lasciò Disibodenberg per fondare una comunità femminile a Rupertsberg, presso Bingen. Qui prese forma un centro di attività culturale nel quale le religiose partecipavano al canto, alla conservazione dei testi e alla produzione manoscritta. Ildegarda scriveva, componeva, organizzava. La sua creatività trovava nella comunità gli strumenti per trasformarsi in opere.

La raccolta Symphonia armonie celestium revelationum comprende canti liturgici di straordinaria ricchezza melodica. Le linee vocali si estendono, si avvolgono intorno alle parole, talvolta indugiano su una sola sillaba attraverso lunghe successioni di note. In O vis eternitatis l’andamento musicale costruisce tensioni e risoluzioni che accompagnano il significato poetico. La composizione nasce da una precisa organizzazione dei suoni, nella quale la forza espressiva prende forma attraverso la struttura musicale.

Ildegarda utilizza le tradizioni del canto medievale, sviluppandone possibilità personali. Nei suoi testi ritornano la luce, la fecondità, la natura, il movimento delle forze vitali. Sono immagini appartenenti alla cultura cristiana del XII secolo, ma la loro combinazione produce un linguaggio poetico riconoscibile. La sua esperienza interiore incontra così le forme artistiche offerte dal proprio tempo e le trasforma.

Ildegarda di Bingen riceve l’ispirazione divina e detta al monaco Volmar. Miniatura dal manoscritto dello Scivias, XII secolo; originale perduto, copia novecentesca. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Nell’Ordo virtutum, dramma musicale allegorico, le Virtù dialogano con l’Anima, mentre il Diavolo interviene attraverso la parola, escluso dal canto melodico. Il contrasto fra voce cantata e voce parlata diventa parte della costruzione drammatica. Musica, poesia e rappresentazione concorrono a dare forma a un conflitto spirituale.

Anche la dimensione visiva apparteneva alla cultura di Rupertsberg. Durante alcune celebrazioni le monache indossavano corone e ornamenti che suscitarono critiche negli ambienti religiosi. Ildegarda ne difese il significato simbolico. Canto, parola, immagini e abbigliamento cerimoniale partecipavano a una concezione nella quale la bellezza rendeva percepibile un ordine spirituale.

Questa attività si svolgeva all’interno delle istituzioni del suo secolo. Ildegarda corrispondeva con ecclesiastici e sovrani, interveniva nelle controversie religiose e godeva di un’autorità riconosciuta. Federico Barbarossa la incontrò probabilmente negli anni Cinquanta del XII secolo e nel 1163 concesse protezione imperiale a Rupertsberg. In seguito, durante lo scisma ecclesiastico, i loro rapporti conobbero tensioni. Ildegarda poteva ammonire l’imperatore, pur condividendo con lui il sistema di valori e di autorità della società cristiana medievale.

Nel 1178 la controversia con i prelati di Magonza nacque dalla sepoltura, nel cimitero di Rupertsberg, di un uomo precedentemente scomunicato. Ildegarda sosteneva che fosse stato riconciliato con la Chiesa prima della morte. L’interdetto imposto alla comunità sospese anche il canto liturgico.

La badessa rispettò il provvedimento, ma ne contestò le ragioni. Nella lettera ai prelati difese il canto come partecipazione dell’uomo all’armonia divina. La musica apparteneva alla sua concezione del mondo e alla vita stessa della comunità. L’interdetto fu definitivamente revocato nel marzo 1179. Ildegarda morì il 17 settembre dello stesso anno.

Le sue composizioni rimasero affidate ai manoscritti e alla tradizione musicale. Erano nate dall’incontro fra una particolare esperienza interiore e la cultura del XII secolo, all’interno di una comunità femminile capace di eseguirle e trasmetterle. In quella musica Ildegarda aveva trovato una forma per esprimere il proprio mondo e, insieme, per intervenire in quello che la circondava.

 

IN APERTURA   Il cosmo come uovo, miniatura dallo Scivias di Ildegarda di Bingen, XII secolo. Originale del codice di Rupertsberg disperso dal 1945; immagine tramandata attraverso una copia novecentesca. Fonte: Wikimedia Commons, pubblico dominio.  Wikimedia Commons

 

 

 

 

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