ALL’ARA PACIS * Fayum e l’ecosistema egizio
Dietro i volti del Fayum emerge un Egitto attraversato da culture, gerarchie e tradizioni differenti. Un ecosistema complesso, nel quale scambi, convivenze e tensioni contribuivano a dare forma alle immagini.
Dal 5 novembre il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospita Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum, dedicata ai celebri dipinti funerari dell’Egitto romano.
Quegli sguardi, sopravvissuti per quasi duemila anni, raccontano qualcosa di più della storia del ritratto. Tra il I e il III secolo d.C. l’Egitto era un ecosistema artistico e culturale attraversato da nodi differenti: Alessandria, centro della cultura ellenistica; le comunità della valle del Nilo, custodi di antiche tradizioni religiose; le botteghe, i commerci, i committenti e le strutture del potere romano.
In questo sistema le appartenenze culturali avevano conseguenze concrete. Il riconoscimento di uno status greco poteva comportare privilegi giuridici e fiscali, mentre le tradizioni religiose egizie continuavano a scandire la vita e la morte. Gli studi del Metropolitan Museum e del Getty hanno evidenziato la complessità di queste identità sovrapposte.

I ritratti ne conservano una testimonianza visibile: volti dipinti secondo linguaggi di tradizione ellenistica, inseriti nelle mummie secondo pratiche funerarie egizie, in una società governata da Roma. Tradizioni differenti che si incontravano, si trasformavano e conservavano elementi della propria identità.
In quei volti, l’Egitto romano rivela qualcosa di nuovo: un linguaggio nato dall’incontro di culture differenti, all’interno di un ecosistema che le trasformava senza necessariamente uniformarle
IMMAGINE DI APERTURA Ritratto funerario di giovane donna con corona dorata, 120–140 d.C., Metropolitan Museum of Art, New York, inv. 09.181.7. Immagine: Wikimedia Commons, pubblico dominio.
