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DIARIO – ARTE E CULTURA

CULTURA * 1933 I ragazzi delle Belle Arti

 

DANIS AUDINO    Roma 30 Ottobre 2026

 

1933   I ragazzi delle Belle Arti

 

Nel 1933 un concorso ministeriale porta alla ribalta una generazione di giovani studiosi destinati a segnare la storia dei musei italiani. Fra loro Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Cesare Brandi, Fernanda Wittgens e Bruno Molajoli, insieme ad altre figure che contribuiranno alla tutela del patrimonio nazionale. Alle loro spalle c’è la grande scuola nata nell’Italia liberale, dove la conoscenza delle opere si accompagna alla responsabilità della loro conservazione. Pochi anni dopo, la guerra trasformerà quella formazione in una prova concreta: proteggere le collezioni, organizzare salvataggi e assumere decisioni difficili

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Roma, 1933. Un gruppo di giovani studiosi affronta le prove di un concorso del Ministero dell’Educazione nazionale. Alcuni hanno già lavorato nei musei, altri frequentato archivi e biblioteche, tutti hanno trascorso anni davanti a dipinti, sculture e monumenti. Cercano un posto nell’amministrazione delle Antichità e Belle Arti. Fra loro ci sono Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Cesare Brandi e Fernanda Wittgens. Nomi che oggi appartengono alla storia dell’arte italiana, allora ancora all’inizio di carriere destinate a incrociarsi con gli avvenimenti più drammatici del Novecento.

Fra i protagonisti di quella stagione troviamo Mariarosa Gabrielli, Anna Maria Ciaranfi, Palma Bucarelli, Fernanda Wittgens, Luisa Becherucci, Ugo Procacci, Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan e Bruno Molajoli. Provengono da città e ambienti differenti, ma condividono una preparazione costruita nelle università, nei musei e nelle scuole di perfezionamento. Colpisce soprattutto la presenza delle donne, destinate ad assumere responsabilità importanti in un’amministrazione ancora prevalentemente maschile. Per tutti, il concorso rappresenta un passaggio verso una professione nella quale studio, tutela e servizio pubblico si incontrano.

Quei giovani erano gli eredi di una tradizione nata molti decenni prima. Dopo l’Unità, il nuovo Stato italiano aveva dovuto affrontare un’impresa immensa: conoscere, catalogare e proteggere il patrimonio degli antichi Stati. Musei, chiese, palazzi, raccolte dinastiche e siti archeologici appartenevano a storie differenti. Occorrevano competenze specialistiche, organizzazione e funzionari capaci di amministrare quella ricchezza. Nel tempo si era formata una cultura del servizio pubblico nella quale il prestigio personale si accompagnava alla dignità dell’istituzione rappresentata.

I protagonisti di quella stagione avevano caratteri forti e idee spesso contrastanti. Giuseppe Fiorelli aveva riorganizzato gli scavi di Pompei, Rodolfo Lanciani aveva ricostruito la topografia della Roma antica e Giacomo Boni conduceva le ricerche nel Foro Romano. Lanciani e Boni arrivarono a scontrarsi sulle pavimentazioni della Via Sacra. Dietro quella controversia c’erano interpretazioni storiche differenti e decisioni capaci di modificare materialmente l’aspetto del Foro. La ricerca archeologica aveva conseguenze che si potevano vedere e toccare.

Adolfo Venturi (1856–1941), storico dell’arte, protagonista della formazione della disciplina universitaria in Italia e maestro di una generazione di studiosi e funzionari delle Belle Arti. Fotografia storica. Fonte: Wikimedia Commons;

Anche nei musei lo studio si accompagnava al lavoro quotidiano sulle opere. Adolfo Venturi, nato nel 1856, aveva cominciato giovanissimo alla Galleria Estense di Modena. Esaminava dipinti, cercava documenti, ricostruiva provenienze e contribuiva al riordino delle raccolte. Nel 1901 ottenne a Roma la prima cattedra italiana di Storia dell’arte. Attorno al suo insegnamento crebbe una scuola destinata a formare studiosi, direttori di musei e funzionari delle Belle Arti.

Fra i suoi allievi c’era Pietro Toesca, nato nel 1877, che aveva conosciuto direttamente il lavoro museale anche attraverso l’esperienza alla Pinacoteca di Brera. La sua ricerca approfondì lo studio delle forme artistiche e delle loro trasformazioni storiche, sviluppando un metodo personale fondato sull’osservazione e sull’indagine storica.

Pietro Toesca (1877–1962), storico dell’arte, allievo di Adolfo Venturi e docente universitario. La sua attività unì ricerca scientifica, osservazione diretta delle opere ed esperienza museale. Fotografia storica. Fonte: Wikimedia Commons;

Erano maestri che frequentavano biblioteche e archivi, gallerie, depositi e cantieri. Discutevano di attribuzioni e cataloghi, dell’ordinamento dei musei e della conservazione dei monumenti. Le loro scuole si confrontavano, talvolta duramente. Le tensioni fra l’ambiente di Venturi e quello di Corrado Ricci coinvolgevano anche scelte amministrative e carriere. L’autorevolezza scientifica si misurava ogni giorno con problemi concreti.

Quella cultura aveva sviluppato relazioni internazionali e attraversato profonde trasformazioni politiche. Nel 1931 Lionello Venturi, figlio di Adolfo e maestro di Argan, rifiutò il giuramento di fedeltà imposto ai professori universitari e lasciò l’Italia. Il suo percorso mostra come la trasmissione del sapere potesse intrecciarsi con scelte personali difficili.

I ragazzi del 1933 provenivano da esperienze differenti. Argan aveva studiato con Lionello Venturi, Bucarelli si era formata con Toesca, Wittgens aveva lavorato accanto a Ettore Modigliani a Brera. Brandi aveva già maturato esperienza nel riordino della Pinacoteca di Siena. Molajoli aveva frequentato la scuola di Adolfo Venturi e Toesca. Conoscevano il valore dello studio e sapevano che il loro mestiere li avrebbe portati davanti alle opere, nei depositi, negli uffici delle soprintendenze. Un lavoro nel quale bisognava, qualche volta, sporcarsi le mani.

La guerra avrebbe dato a quell’espressione un significato imprevisto. Dipinti da imballare, casse da trasferire, camion da organizzare, depositi da sorvegliare. Occorreva scegliere dove nascondere le opere, trattare con autorità civili e militari, prendere decisioni mentre le città venivano bombardate.

Nel luglio 1942 Fernanda Wittgens prepara un viaggio per verificare le opere di Brera custodite a Montefreddo, in provincia di Perugia. Scrive per chiedere la possibilità di mangiare e dormire sul posto, anche in condizioni spartane, e la disponibilità di tre operai per aiutarla ad aprire le casse. Con lei dovrebbe esserci l’imballatore capo. È un episodio minuto, eppure racconta la concretezza di quel mestiere: una studiosa che deve organizzare un’ispezione, trovare un letto, procurarsi degli operai e controllare personalmente lo stato delle opere.

Altri protagonisti affrontarono responsabilità altrettanto impegnative. Argan contribuì alla nascita dell’Istituto centrale del restauro, affidato a Brandi. Bucarelli organizzò la salvaguardia delle collezioni della Galleria nazionale d’arte moderna. Procacci partecipò alla protezione del patrimonio fiorentino, Molajoli a quella delle raccolte napoletane. Wittgens avrebbe conosciuto anche il carcere per aver aiutato persone perseguitate.

Ciascuno affrontò circostanze differenti, con compiti e rischi diversi. La guerra mise alla prova una cultura professionale nella quale conoscenza e azione erano già strettamente collegate.

Nel 1933 quei giovani cercavano un posto nell’amministrazione delle Belle Arti. Portavano con sé decenni di studi, dispute scientifiche e lavoro quotidiano nelle istituzioni italiane. Davanti a loro c’era una prova che nessuna commissione avrebbe potuto prevedere.

Quella del concorso sarebbe stata soltanto la prima.

 

Note

l concorso del 1933. Il concorso per ispettori aggiunti alle Antichità e Belle Arti rappresentò un importante momento di accesso all’amministrazione del patrimonio culturale italiano. Fra i protagonisti figurano studiosi destinati a ricoprire incarichi di rilievo nei musei e nelle soprintendenze. Le fonti biografiche e gli studi sulle graduatorie presentano alcune differenze nella classificazione dei vincitori e degli idonei, in particolare per Bruno Molajoli.

  1. 2. La tutela dopo l’Unità. Giuseppe Fiorelli contribuì all’organizzazione nazionale delle Antichità e alla modernizzazione degli scavi di Pompei. Il consolidamento delle strutture di tutela fu un processo graduale, sviluppatosi attraverso leggi, uffici e competenze differenti.
  2. Adolfo Venturi e Pietro Toesca. Venturi fu protagonista dell’istituzionalizzazione universitaria della storia dell’arte italiana. Toesca, suo allievo, contribuì allo sviluppo di una disciplina fondata sull’analisi delle opere e sulla ricostruzione storica.
  3. Lionello Venturi. Nel 1931 fu tra i professori universitari che rifiutarono il giuramento di fedeltà richiesto dal governo. Proseguì la propria attività scientifica all’estero.
  4. Fernanda Wittgens a Montefreddo. La corrispondenza del luglio 1942 relativa all’ispezione del deposito è riportata nello studio di Di Luca e Panozzo, n. 62, dicembre 2025. Il documento testimonia le esigenze logistiche e operative della protezione delle raccolte di Brera durante la guerra.

Per saperne di più

  1. Adolfo Venturi, Storia dell’arte italiana, Hoepli, Milano, 1901–1940. Opera fondamentale per comprendere la formazione della disciplina in Italia.
  2. Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani. Voci dedicate ad Adolfo Venturi, Pietro Toesca, Bruno Molajoli e agli altri protagonisti.
  3. Patrizia Di Luca e Francesca Panozzo, studio pubblicato nel dicembre 2025 sulla vicenda di Fernanda Wittgens e il concorso del 1933. Da utilizzare anche per la documentazione su Montefreddo.
  4. Raffaele Romanelli (a cura di), The Oxford Handbook of Italian History, Oxford University Press, 2024. Per il contesto istituzionale e culturale dell’Italia contemporanea.
  5. Paul Barolsky, Why Mona Lisa Smiles and Other Tales by Vasari, Pennsylvania State University Press, 1991. Lettura complementare sulla tradizione della narrazione storico-artistica, meno direttamente pertinente alla vicenda del 1933.

APERTURA   Veduta storica degli scavi del Foro Romano, pubblicata nel 1911 nel volume di Hartmann Grisar, History of Rome and the Popes in the Middle Ages. Fotografia storica, University of Toronto Libraries. Digitalizzazione: Internet Archive. Fonte: Wikimedia Commons

 

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