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DIARIO – ARTE E CULTURA

LE DONNE DELL’ARTE * Mirella Bentivoglio

FS Flapper  *  Roma 23 Ottobre 2026

 

Mirella Bentivoglio,

la donna che trasformava le parole e costruiva relazioni

 

Poetessa, artista, critica e curatrice, attraversò le avanguardie del Novecento dall’Italia agli Stati Uniti, dialogando con ambienti culturali di tutto il mondo. Una personalità dai molti interessi che contribuì a dare visibilità alle donne nell’arte senza rinunciare alla propria ricerca. La sua vicenda racconta anche le contraddizioni del riconoscimento artistico

.Mirella Bentivoglio faceva molte cose e riusciva a tenerle insieme. Scriveva poesie, trasformava le lettere in immagini, costruiva oggetti, organizzava mostre e intrecciava rapporti con artisti e istituzioni di paesi diversi. Nata a Klagenfurt nel 1922 e scomparsa a Roma nel 2017, attraversò quasi un secolo di trasformazioni culturali conservando una propria identità. La sua forza stava nella capacità di muoversi fra linguaggi e ambienti differenti e fece dell’arte e delle relazioni due aspetti della stessa esperienza.

Per comprendere il suo lavoro bisogna tornare agli anni Cinquanta, quando tra Europa e Brasile nasce un nuovo modo di scrivere poesia. Le parole, oltre a essere lette, possono essere guardate. Le lettere si dispongono sulla pagina, si ripetono, cambiano dimensione, costruiscono figure. Persino gli spazi bianchi acquistano significato. È la poesia concreta, sviluppata da protagonisti come Eugen Gomringer e i brasiliani Augusto e Haroldo de Campos. Negli anni Sessanta questa sperimentazione incontra le arti visive, la grafica e la fotografia, aprendo la strada a forme espressive nelle quali i confini tra letteratura e arte diventano sempre meno riconoscibili.

Bentivoglio entra in questo mondo con una sensibilità personale. La parola diventa immagine, l’immagine si trasforma in oggetto e l’oggetto finisce per occupare lo spazio. L’uovo, il libro e l’albero diventano elementi ricorrenti del suo vocabolario poetico. Nel 1976, con L’Ovo di Gubbio, una grande forma simbolica collocata presso le mura della città, la poesia esce dalla pagina e incontra il paesaggio. Accanto ai simboli compare anche l’ironia. In Il cuore della consumatrice ubbidiente del 1975, una serigrafia su carta da pane, il linguaggio pubblicitario e un materiale domestico diventano strumenti per interrogare il ruolo sociale della donna.

La sua attività si allarga intanto oltre i confini italiani. Conosce personalmente Augusto e Haroldo de Campos, partecipa alle reti internazionali della sperimentazione verbo-visiva e collabora con la rivista americana Women Artists News. Negli Stati Uniti il National Museum of Women in the Arts di Washington accoglie una sua opera nel 1985 e le dedica una personale nel 1999. Il suo lavoro compare anche in una ricognizione del MoMA di New York sul libro d’artista italiano e nelle mostre del Pomona College, in California. La sua presenza internazionale cresce insieme alla capacità di mettere in contatto artisti, editori e istituzioni.

Proprio frequentando questo ambiente aveva osservato una contraddizione. In una grande rassegna di poesia sperimentale ad Amsterdam, alla fine degli anni Sessanta, le donne rappresentavano, secondo il suo ricordo, appena il due per cento dei partecipanti. Possibile che fossero così poche a praticare quei linguaggi? Bentivoglio cominciò a cercarle, raccogliendo nomi, opere, indirizzi e documentazione. Nacquero così i suoi primi censimenti, destinati ad alimentare una rete sempre più estesa. Il risultato più importante arrivò nel 1978, quando organizzò Materializzazione del linguaggio alla Biennale di Venezia, riunendo circa ottanta artiste impegnate nella sperimentazione tra parola, immagine e oggetto. La mostra portava alla luce un patrimonio artistico femminile assai più vasto di quello abitualmente rappresentato nelle grandi istituzioni.

Mirella Bentivoglio durante l’allestimento di Materializzazione del linguaggio, Biennale di Venezia, 1978. Courtesy Archivio Mirella Bentivoglio, Roma, e Gramma_Epsilon Gallery, Atene. Fotografo non identificato. .

Bentivoglio partecipava alla cultura femminista, scegliendo una strada diversa da quella dei movimenti più antagonisti. Negli Stati Uniti Women Artists in Revolution e, successivamente, le Guerrilla Girls denunciavano pubblicamente le discriminazioni del sistema artistico. Lei agiva dall’interno, attraverso mostre, cataloghi e archivi, ampliando le possibilità di conoscenza e riconoscimento delle artiste. Un impegno che richiedeva tenacia, capacità organizzativa e rapporti continuamente alimentati.

Questa intensa attività accompagnava una ricerca artistica in continua evoluzione, alimentata anche dal dialogo con Ketty La Rocca, Maria Lai e altre protagoniste della sperimentazione italiana. Nel 1998, con Libro-campo, le righe di una pagina diventano idealmente i solchi della terra. Parola, materia e paesaggio finiscono così per incontrarsi in una stessa immagine poetica.

Il tempo ha confermato l’importanza storica del suo percorso. Nel 2022 la Biennale di Venezia ha riportato l’attenzione sulla mostra del 1978, mentre la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma le ha dedicato una grande esposizione nel centenario della nascita. Il mercato racconta però una storia diversa. Negli ultimi anni alcune sue opere sono state aggiudicate per poche centinaia di euro: Uff/icio a 490 euro, (Tarta-ruga) il tempo a 284, Poetry del 1971 a 903 euro. Risultati modesti se accostati alla sua presenza nella storia delle avanguardie internazionali.

Rimane una distanza evidente tra il riconoscimento istituzionale dell’artista e la consistenza del suo mercato. Una contraddizione che riporta al centro la questione alla quale Bentivoglio aveva dedicato tanta energia: la visibilità delle donne nell’arte e i meccanismi attraverso i quali il loro lavoro viene riconosciuto e valorizzato.

Note

  1. Poesia concreta. Sviluppatasi negli anni Cinquanta, soprattutto attraverso le esperienze europee e brasiliane, considera la disposizione grafica di lettere, parole e spazi parte integrante della composizione poetica.
  2. La Biennale del 1978. Materializzazione del linguaggio, curata da Mirella Bentivoglio ai Magazzini del Sale di Venezia, riunì ottanta artiste internazionali impegnate nella sperimentazione verbo-visiva.
  3. Il riconoscmento internazionale. Nel 1999 il National Museum of Women in the Arts di Washington dedicò a Bentivoglio la mostra The Visual Poetry of Mirella Bentivoglio.
  4. La riscoperta del 2022. La Biennale di Venezia ristampò il catalogo del 1978 e riprese la ricerca verbo-visiva femminile nel percorso espositivo curato da Cecilia Alemani.

Per saperne di più

  1. Archivio Mirella Bentivoglio — Biografia, opere, esposizioni e documentazione.
  2. La Biennale di Venezia, Materializzazione del linguaggio — La mostra storica e la ristampa del catalogo.
  3. Fondazione Bonotto, Mirella Bentivoglio — Opere e documenti della sperimentazione verbo-visiva.
  4. National Museum of Women in the Arts, Mirella Bentivoglio — Profilo e opere conservate nel museo.
  5. Ri-Materializzazione del Linguaggio, 1978–2022 — Ricostruzione della mostra e delle artiste partecipanti, con documentazione internazionale.

In  apertura   Dalla pagina allo spazio. Le lettere si liberano dalla scrittura, acquistano volume e diventano una composizione ambientale. Interpretazione visiva della poesia sperimentale realizzata con intelligenza. Orchestratore Eko.

 

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