LE DONNE DELL’ARTE * Amelia Rosselli
FS FLAPPER * Roma, 16 Ottobre 2026
Amelia Rosselli,
La musica delle parole
Tre lingue, una famiglia segnata dall’antifascismo e una passione per la musica. Amelia Rosselli arrivò a Roma portando con sé esperienze maturate fra paesi differenti. Nella città di Moravia, Pasolini e delle avanguardie musicali avrebbe costruito una poesia nella quale parole, suoni e memoria trovavano una forma tutta particolare.
Amelia Rosselli si stabilì a Roma nel 1950. Era nata a Parigi vent’anni prima e aveva vissuto fra Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Parlava italiano, francese e inglese, lingue che sarebbero entrate anche nella sua scrittura.
Portava il nome della nonna paterna, Amelia Pincherle Rosselli, scrittrice e autrice teatrale. La famiglia aveva legami con Giuseppe Mazzini e una lunga tradizione di impegno politico. Suo padre Carlo, insieme al fratello Nello, era stato assassinato in Francia nel 1937 da sicari fascisti. Amelia aveva sette anni. Seguirono l’esilio, gli spostamenti e un’educazione nella quale la musica assunse presto un posto importante.
Studiò composizione e nel 1948 entrò in contatto con Luigi Dallapiccola. Negli anni successivi approfondì la ricerca musicale, interessandosi anche alle tradizioni popolari. Frequentò i corsi di Darmstadt, dove si incontravano i protagonisti della nuova musica europea, e lavorò con musicisti come Luciano Berio e Bruno Maderna. A Roma collaborò con John Cage e David Tudor e partecipò alle esperienze teatrali di Carmelo Bene. La musica la portava continuamente verso nuove forme espressive.
Quella ricerca accompagnò la sua poesia. Rosselli ascoltava le parole, ne cercava il ritmo e le disponeva sulla pagina con un’attenzione che ricordava il lavoro del compositore. Una pausa, una ripetizione o un accostamento inatteso potevano cambiare il movimento di una frase. Nel saggio Spazi metrici raccontò il proprio tentativo di avvicinare la scrittura poetica alla musica.
«Dentro della gloria scappava il fumo delle mie malinconie»
Bastano queste parole per avvertire qualcosa della sua voce. L’immagine sorprende, il ritmo accompagna la lettura e lascia dietro di sé una sensazione difficile da definire.
Roma, intanto, le offriva incontri e relazioni. Conobbe Rocco Scotellaro, al quale rimase profondamente legata, e frequentò Carlo Levi. Alberto Moravia, suo cugino, apparteneva a un ambiente letterario nel quale circolavano scrittori, artisti ed editori. Fu attraverso quelle relazioni che entrò in contatto con Pier Paolo Pasolini.
Nel 1963 Il Menabò, diretto da Elio Vittorini e Italo Calvino, pubblicò ventiquattro sue poesie, accompagnate da una presentazione di Pasolini. L’anno successivo Garzanti diede alle stampe Variazioni belliche. Dopo anni di lavoro, la sua scrittura raggiungeva un pubblico più ampio.
Pasolini aveva riconosciuto la particolarità di una lingua nella quale parole inventate, espressioni insolite e improvvisi cambiamenti di ritmo convivevano senza cercare una forma rassicurante. Rosselli trasformava ricordi, sentimenti ed esperienze in una poesia che seguiva un percorso personale.
«Contiamo infiniti morti! la danza è quasi finita! la morte»
La danza incontra la morte, mentre le parole continuano a rincorrersi. In Variazioni belliche affiorano la guerra, la perdita e le inquietudini di un’intera epoca. La storia familiare è presente, ma non basta a spiegare una scrittura capace di raccogliere anche le tensioni del proprio tempo.
Anche politicamente Amelia seguì una strada personale. Figlia di Carlo Rosselli, teorico del socialismo liberale, si iscrisse al Partito comunista italiano nel 1958. Negli anni del femminismo frequentò poetesse vicine al movimento, pur mantenendo alcune riserve. Riteneva importante che la poesia sapesse andare oltre l’esperienza individuale, raggiungendo una dimensione condivisa.
Nel 1979 partecipò al Festival internazionale dei poeti di Castelporziano, quando la poesia usciva dai circoli letterari per incontrare un pubblico numeroso e turbolento. Negli anni successivi continuarono le pubblicazioni, le letture e gli incontri. Nel 1985 fu invitata alla Libreria delle donne di Milano. Roma cambiava, insieme ai suoi ambienti culturali, mentre la sua opera raggiungeva altre generazioni.
L’11 febbraio 1996 Amelia Rosselli si gettò dalla finestra della sua casa romana, in via del Corallo. Aveva sessantacinque anni.

Restano i libri, le registrazioni della sua voce e le testimonianze di chi l’aveva conosciuta. Restano anche le tracce di una vita trascorsa fra lingue, musiche, amicizie e incontri. Nelle sue poesie tutto questo continua a muoversi, come se le parole conservassero qualcosa dei suoni e delle persone che le avevano attraversate.
Note
- La famiglia Rosselli e l’esilio. Amelia Pincherle Rosselli (1870–1954), scrittrice e autrice teatrale, ebbe un ruolo centrale nella protezione della famiglia dopo l’assassinio di Carlo e Nello, avvenuto il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l’Orne. Il legame con Giuseppe Mazzini risale alla famiglia Rosselli-Nathan: Mazzini morì a Pisa nel 1872 in una casa appartenente a quel ramo familiare. Per la ricostruzione biografica si veda Carmelo Princiotta, «Rosselli, Amelia», Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 88, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2017. La documentazione familiare è inoltre collegata all’Archivio della famiglia Rosselli presso la Fondazione Rosselli di Torino.
- 2. La musica e la nascita della poesia. La formazione musicale di Rosselli comprende lo studio della composizione, l’incontro con Dallapiccola nel 1948, i rapporti con Berio e Maderna, la partecipazione ai corsi di Darmstadt nel 1959 e nel 1961 e le collaborazioni romane con Cage, Tudor e Carmelo Bene. Sono esperienze distribuite nel tempo, non appartenenti a un unico gruppo. Un documento essenziale è Spazi metrici, allegato a Variazioni belliche (Garzanti, Milano, 1964). Per gli scritti musicali e teorici si veda Amelia Rosselli, Una scrittura plurale. Saggi e interventi critici, a cura di Francesca Caputo, Interlinea, Novara, 2004. Per una ricostruzione biografica e critica: Stefano Giovannuzzi, Amelia Rosselli: biografia e poesia, Interlinea, Novara, 2016.
- L’archivio, Pasolini e gli esordi editoriali. Il Fondo Amelia Rosselli, conservato presso il Centro Manoscritti dell’Università di Pavia, raccoglie manoscritti, materiali preparatori, corrispondenza familiare ed editoriale, documenti biografici, fotografie e testimonianze delle collaborazioni radiotelevisive. Comprende anche materiali donati dalla stessa poetessa e dai suoi eredi. È consultabile previa autorizzazione. Per i rapporti con Pasolini si veda Lettere a Pasolini 1962–1969, a cura di Stefano Giovannuzzi, San Marco dei Giustiniani, Genova, 2008. L’esordio sul Menabò nel 1963 e la pubblicazione di Variazioni belliche nel 1964 costituiscono due passaggi documentati della sua affermazione letteraria.
Archivio: https://lombardiarchivi.servizirl.it/groups/UniPV/fonds/47350.
- Politica, femminismo e testimonianze. L’iscrizione di Rosselli al PCI risale al 1958. Per conoscere direttamente le sue posizioni è particolarmente importante il volume È vostra la vita che ho perso. Conversazioni e interviste 1964–1995, a cura di Monica Venturini e Silvia De March, prefazione di Laura Barile, Le Lettere, Firenze, 2010. Si segnalano l’intervista di Mariella Bettarini, La poesia ovvero il discorso plurale, pp. 29–34, e quella di Marina Camboni, È molto difficile essere semplici, pp. 41–57. Il rapporto con il femminismo va letto distinguendo le sue opinioni sulla poesia, le frequentazioni personali e l’appartenenza organizzativa: non sono aspetti equivalenti.
- La voce e la memoria documentaria. Per gli ultimi decenni sono utili le conversazioni raccolte nel volume curato da Venturini e De March, in particolare Cosa era Roma per me, intervista di Milo De Angelis e Isabella Vicentini, pp. 147–149, e Ho fatto la poeta, registrazione dell’incontro pubblico tenuto a Venezia il 5 maggio 1993, pp. 331–351. Il Fondo Rosselli di Pavia conserva inoltre documentazione relativa alle attività radiotelevisive. Queste fonti permettono di studiare non soltanto il testo scritto, ma anche la presenza pubblica e la voce della poetessa.
Per saperne di più
- Amelia Rosselli, L’opera poetica, a cura di Stefano Giovannuzzi, con saggio introduttivo di Emmanuela Tandello, Mondadori, «I Meridiani», Milano, 2012. Edizione di riferimento per i testi, gli apparati e la bibliografia.
- Amelia Rosselli, È vostra la vita che ho perso. Conversazioni e interviste 1964–1995, a cura di Monica Venturini e Silvia De March, prefazione di Laura Barile, Le Lettere, Firenze, 2010. Fondamentale per ascoltare la poetessa attraverso le sue dichiarazioni.
- Stefano Giovannuzzi, Amelia Rosselli: biografia e poesia, Interlinea, Novara, 2016. Studio utile per ricostruire il rapporto fra vicenda personale, ambienti culturali e opera.
- Daniela La Penna, «La promessa d’un semplice linguaggio». Lingua e stile nella poesia di Amelia Rosselli, Carocci, Roma, 2014. Analisi delle scelte linguistiche e delle relazioni fra i testi italiani, francesi e inglesi.
- Jennifer Scappettone, Locomotrix: Selected Poetry and Prose of Amelia Rosselli, University of Chicago Press, Chicago, 2012. Edizione in inglese utile per la ricezione internazionale e per il carattere plurilingue dell’opera.
IN APERTURA Composizione grafica originale realizzata con IA su versi di Amelia Rosselli, da Variazioni belliche (1964). Orchestratore Eko