FERNANDA WITTGENS * Le strade della salvezza
Redazione * Roma, 9 Ottobre 2026
Fernanda Wittgens. Le strade della salvezza
Prima i quadri, poi gli uomini. Negli anni della guerra Fernanda Wittgens attraversa un’Italia nella quale la guerra si avvicina continuamente ai luoghi scelti come rifugio per i capolavori di Brera. Quando anche le persone cominciano ad avere bisogno di un rifugio, quelle strade conducono verso la Svizzera.

Fernanda Wittgens arriva a Brera alla fine degli anni Venti. Ha studiato storia dell’arte all’Università di Milano con Paolo D’Ancona e, dopo la laurea, Ettore Modigliani, direttore della Pinacoteca, la chiama a lavorare con lui. Entra così nelle sale che diventeranno il centro della sua vita, tra lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, il Cristo morto di Mantegna, la Pala Montefeltro di Piero della Francesca e la Cena in Emmaus di Caravaggioo.
Poi la storia entra anche a Brera. Modigliani viene allontanato dalla Pinacoteca e, con le leggi razziali del 1938, espulso dall’amministrazione dello Stato perché ebreo. Fernanda non interrompe il rapporto con il maestro, continua a frequentarlo e a lavorare con lui. Nel 1940 diventa direttrice di Brera.
Nello stesso anno l’Italia entra in guerra e quelle sale cominciano a svuotarsi. Tavole e tele vengono protette, imballate, chiuse in casse numerate. Bisogna allontanarle da Milano, dalle ferrovie, dalle fabbriche, dagli aeroporti, da tutto ciò che può attirare i bombardieri. Alcune trovano rifugio vicino alla città, altre partono verso luoghi che sembrano più sicuri. A Montefreddo, presso Perugia, arrivano anche lo Sposalizio di Raffaello e la Pala Montefeltro.
Ma la guerra cambia geografia e la sicurezza dura poco. All’inizio del 1943 Pasquale Rotondi mette a disposizione il Palazzo dei Principi di Carpegna, nel Montefeltro. Il 21 aprile arriva da Milano un convoglio di 87 casse dei Civici Musei del Castello Sforzesco. Fernanda le accompagna e segue con Rotondi le operazioni di ricovero. Poco dopo arrivano altri carichi. Carpegna diventa uno dei crocevia dell’arte italiana in fuga dalla guerra.
Poi arriva l’8 settembre. L’Italia si spezza, le truppe tedesche occupano il territorio e quello che sembrava un rifugio diventa troppo esposto. Le casse devono ripartire. A dicembre una parte delle opere lombarde torna verso nord, fino a Sondalo, in Valtellina. Alcune casse di Brera restano invece affidate a Rotondi. In una viaggiano insieme lo Sposalizio di Raffaello e la Cena in Emmaus di Caravaggio. La loro prossima destinazione sarà il Vaticano.
Intanto il fronte sale. Per mesi rimane fermo sulla linea Gustav, attorno a Cassino; nella primavera del 1944 la linea cede e la Wehrmacht ripiega verso nord. I territori dell’Italia centrale scelti per tenere lontani i capolavori tornano ad avvicinarsi alla guerra. Servono nuovi rifugi, nuovi camion, nuove strade. Le opere sembrano inseguite dal fronte.
Fernanda continua a occuparsi di loro, ma ormai non sono soltanto i quadri ad avere bisogno di una via di fuga. Paolo D’Ancona, il professore dei suoi anni universitari, è ebreo ed è stato allontanato dall’insegnamento. Con la moglie e la figlia riesce a raggiungere la Svizzera anche grazie al suo aiuto. Poi vengono amici, conoscenti, infine persone mai incontrate prima.
Intorno a Fernanda si forma una rete. Ci sono le sorelle Maria Rosa e Zina Tresoldi, la dottoressa Adele Cappelli Vegni e altri contatti capaci di trovare un rifugio, procurare documenti e organizzare il passaggio. Da Milano si raggiunge Como, poi il lago e infine i sentieri verso il confine svizzero. Un altro viaggio clandestino, questa volta senza casse.
Nel 1944 la rete viene scoperta. Fernanda è arrestata e finisce a San Vittore. Il processo ricostruisce nomi, case, incontri, passaggi verso la Svizzera. La condanna è di quattro anni.
Dal carcere scrive alla famiglia. Non racconta ciò che ha fatto come un improvviso gesto di generosità, ma come qualcosa che appartiene al proprio modo di pensare e di sentire. Quando esce, nel febbraio del 1945, la guerra non è ancora finita.
Pochi mesi dopo torna a Brera e il viaggio ricomincia nella direzione opposta. Bisogna ritrovare le opere, riportarle a Milano, ricostruire le sale. Ettore Modigliani viene reintegrato alla guida della Pinacoteca e Fernanda torna a lavorare accanto a lui. Alla sua morte, nel 1947, gli subentra. Brera riapre nel 1950.
Tre anni dopo, a Palazzo Reale, arriva Picasso. Fernanda Wittgens e Franco Russoli lavorano alla grande mostra milanese e riescono a ottenere anche Guernica. Il dipinto viene collocato nella Sala delle Cariatidi, ancora segnata dalle bombe cadute su Milano dieci anni prima. Il quadro nato dal bombardamento di una città entra nelle pareti ferite di un’altra città bombardata.
Nel 1943 Fernanda Wittgens aveva attraversato l’Italia accompagnando casse di opere d’arte alla ricerca di un luogo abbastanza lontano dalla guerra. Dieci anni dopo, dentro una sala che della guerra portava ancora i segni, arrivava un quadro che quella guerra non permetteva di dimenticare.
Note
Il viaggio delle opere. La documentazione relativa ai ricoveri marchigiani registra il 21 aprile 1943 l’arrivo a Carpegna di 87 casse dei Civici Musei del Castello Sforzesco, accompagnate da Fernanda Wittgens. I verbali permettono di ricostruire anche i successivi trasferimenti delle opere lombarde tra Carpegna, Sondalo e il Vaticano.
La rete verso la Svizzera. Le carte giudiziarie e la documentazione conservata dall’Archivio di Stato di Como consentono di ricostruire persone e percorsi della rete alla quale partecipò Wittgens: Milano, Como, il lago, Brienno e infine i passaggi verso il confine svizzero.
Picasso a Milano. La mostra di Palazzo Reale del 1953 fu organizzata da Fernanda Wittgens e Franco Russoli. Guernica, inizialmente non prevista, arrivò a Milano durante la mostra e fu esposta nella Sala delle Cariatidi, ancora segnata dai bombardamenti del 1943.
Per saperne di più
Fernanda Wittgens, Una vita per Brera, raccolta di scritti e testimonianze sulla sua attività e sulla Pinacoteca.
Ettore Modigliani, Memorie. La vita movimentata di un grande soprintendente di Brera, fonte preziosa anche per ricostruire il rapporto professionale e umano con Wittgens.
Caterina Paparello, studi sulla protezione del patrimonio artistico durante la Seconda guerra mondiale e sull’attività di Pasquale Rotondi nei ricoveri marchigiani.
Lynn H. Nicholas, The Rape of Europa: The Fate of Europe’s Treasures in the Third Reich and the Second World War, Vintage Books, New York.
Robert M. Edsel, Saving Italy: The Race to Rescue a Nation’s Treasures from the Nazis, W. W. Norton & Company, New York.
In apertura
Fernanda Wittgens, direttrice della Pinacoteca di Brera, Milano, 1955. Fotografo sconosciuto. Pubblico dominio. Courtesy Wikimedia Commons.20Author…