LE DONNE DELL’ARTE * Elisa Montessori
FS Flapper * Roma, 2 Ottobre 2026
Elisa Montessori: «Sono le cose che mi hanno trovata»
Nel corso del tempo, una vita nell’arte
A Villa Torlonia opere lontane decenni convivono nelle stesse sale. Il passato incontra il presente di un’artista che continua a lavorare. Da qui nasce la prima domanda
Dopo oltre settant’anni di lavoro, continua a tornare nella sua ricerca il rapporto con la natura, osservata, ricordata e trasformata nel segno. Che cosa guarda oggi Elisa Montessori che non avrebbe guardato nello stesso modo cinquant’anni fa?
«Tutto. Il mondo è cambiato ed è in continua trasformazione. Quello che io ho visto dieci anni fa oggi naturalmente non c’è più e si è trasformato. Io stessa mi sono trasformata. È una trasformazione continua in ogni cosa vivente — sia in me stessa che in quello che vedo — quindi io non posso pensare a un prima e un dopo, ma è un continuum.»
Nel suo lavoro convivono poesia, botanica, letteratura, cultura orientale e osservazione scientifica. Oggi, quando nasce un’opera, da dove arriva più spesso il primo impulso: da un’immagine, da una lettura, dalla natura o dal gesto stesso del disegnare?
«Il mio è un bisogno primario, nel senso che io ogni giorno disegno o per lo meno segno e questo non è un indirizzo, ma un’esigenza, perché io non so da dove parto e non so dove finisco, ma ho bisogno di farlo.»
È dentro questo continuum che comincia a scorrere la sua storia.
Nata a Genova nel 1931, Montessori arriva a Roma alla fine degli anni Quaranta. Studia Lettere alla Sapienza mentre la formazione artistica cresce negli atelier di Corrado Cagli e soprattutto di Mirko Basaldella, dentro una città che cerca nuovi linguaggi. Con Mirko sperimenta pittura, incisione e mosaico, lavora con la tempera e lo sbalzo e si avvicina perfino all’oreficeria. Nel 1951 tiene la prima personale e pochi anni dopo Lionello Venturi le procura una borsa di studio per Parigi.
In quegli stessi anni conosce Mario Tchou, giovane ingegnere italo-cinese al quale Adriano Olivetti affiderà il gruppo impegnato nella costruzione dei primi calcolatori elettronici italiani. Si sposano, vivono anche a Milano, in una casa progettata da Ettore Sottsass, e hanno due figlie. Attraverso Tchou Montessori incontra un mondo destinato a riaffiorare a lungo nel suo lavoro: la cultura cinese, il rapporto tra segno e vuoto, la calligrafia, lo spazio che circonda le cose. A questo incontro si aggiungono la scienza e la tecnologia, esperienze diverse che cominciano a sedimentare
Nel 1961 Tchou muore in un incidente automobilistico. Montessori ha trent’anni e torna a Roma con le figlie. Continua a lavorare mentre intorno la città cambia rapidamente.
Il teatro scende nelle cantine e sperimenta con il corpo, la luce e l’immagine; le gallerie accolgono azioni, musica e performance. Anche il movimento delle donne apre nuovi spazi. Montessori attraversa quel clima avvicinandosi al femminismo attraverso La Maddalena, nata nel 1973 in una vecchia tipografia di via della Stelletta, dove teatro, libri, riviste e incontri convivono nello stesso luogo.
Fotografia e collage acquistano spazio nel suo lavoro, il colore si riduce e l’immagine si frammenta. Nei Tropismi fotografie e segni si rincorrono sulla superficie. Nel 1977, con Dafne, Montessori porta nell’opera il proprio corpo, fotografandolo per frammenti e accostandolo alla vegetazione. Il mito della giovane donna che si trasforma in alloro trova una forma contemporanea e personale, legata anche all’esperienza femminile del corpo e della sua trasformazione.
Il colore tornerà con forza e il disegno riprenderà ad allargarsi sulla superficie. Ciò che è passato attraverso quegli anni rimane però nel lavoro, si trasforma e talvolta riaffiora.

Lo sguardo si allarga verso il paesaggio. La terra dei Masai, del 1982, è costruita con carboncino, pastello e gesso sulla carta; nello stesso anno, ad Aperto 82 alla Biennale di Venezia, Montessori presenta il grande Paesaggio della Manciuria esterna. Africa e Asia entrano nelle opere attraverso spazi percorsi da segni, tracce e vuoti. Osservazione, esperienza e memoria si sovrappongono.
Viaggi, natura e Oriente continuano ad alimentare il lavoro. In Gorghi, del 1993, il movimento si raccoglie e riparte dentro due piccoli dipinti, quasi che acqua e segno appartenessero allo stesso gesto. Poi arrivano fiori, piante, Istanbul e Le pantofole di Paribanu, tratte dalle Mille e una notte. Anche la letteratura, presente fin dagli anni della Sapienza, trova nuove strade per entrare nelle immagini.
Le correnti ormai si incrociano. Vecchie fotografie possono tornare dentro un lavoro recente, i Tropismi riaffiorare a distanza di decenni, la Cina incontrare nuovamente Roma, mentre natura, scrittura e pittura passano da un’opera all’altra. Shanghai Blues, presentata nel 2006 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, e Bamboo, alla Casina delle Civette nel 2015, appartengono a questo lungo corso nel quale ciò che ritorna porta con sé qualcosa del tempo trascorso.
Il fiume si è fatto largo.
Quel lungo corso arriva nelle sale di Villa Torlonia, dove Nel corso del Tempo raccoglie opere dal 1950 ad oggi. Montessori, insieme ad Alessandra Mammì e Federica Pirani, avvicina lavori separati anche da molti decenni seguendo richiami visivi, letterari, scientifici e poetici. Una forma può rispondere a una fotografia, una pianta a un segno tracciato molti anni prima. La cronologia lascia spazio alle relazioni.

La mostra guarda inevitabilmente indietro, mentre l’artista continua a lavorare nel presente. Resta una domanda.
C’è qualcosa che oggi sente ancora di dover cercare, qualcosa che nel suo lavoro non ha ancora trovato?
«Io non ho mai trovato niente, sono le cose che mi hanno trovata. Nel senso che io non mi sono mai proposta un progetto, ma ho sempre vissuto momento per momento la mia vita. Quindi anche in questo la mia non è una risposta, anzi è una domanda: dove? perché?»
Settantacinque anni dopo la prima personale, la domanda è ancora aperta.
Il fiume continua a scorrere.
Note
- La mostra. Elisa Montessori. Nel corso del tempo, Musei di Villa Torlonia – Casino dei Principi, via Nomentana 70, Roma, dal 30 settembre 2026 al 28 febbraio 2027. Apertura dal martedì alla domenica, ore 9.00–19.00; ultimo ingresso ore 18.00. Chiuso il lunedì e il 25 dicembre; il 24 e 31 dicembre apertura 9.00–14.00. Ideazione di Elisa Montessori con la co-curatela di Alessandra Mammì e Federica Pirani, in collaborazione con Galleria Monitor.
- Montessori e Monitor. Nel 2026 la galleria Monitor ha celebrato dieci anni di collaborazione con Elisa Montessori presentando nella sede romana di San Lorenzo 50 × 35, terza personale dell’artista in quella sede dopo Ogni cosa è un’altra (2016) e Piante e fiori (moralità boschiva) (2021). Monitor opera tra Roma, Lisbona e Pereto e ha accompagnato anche esposizioni di Montessori nella sede portoghese.
- La seconda ondata a Roma. All’inizio degli anni Settanta Roma è uno dei centri della nuova stagione femminista italiana. Nel 1970 Carla Lonzi, Carla Accardi ed Elvira Banotti danno vita a Rivolta Femminile e al relativo Manifesto, mentre separatismo e autocoscienza diventano pratiche centrali di diversi gruppi. Il percorso di Montessori va tenuto distinto da quello di Rivolta Femminile: il suo rapporto documentato con quella stagione passa soprattutto attraverso l’esperienza di La Maddalena.
- La Maddalena e gli anni Settanta. Il Teatro La Maddalena nasce a Roma nel 1973 in via della Stelletta 18 come spazio legato alla produzione culturale delle donne. La frequentazione del gruppo da parte di Montessori si colloca negli stessi anni in cui fotografia, collage e presenza del corpo assumono particolare rilievo nel suo lavoro. Laura Iamurri ha ricostruito questo rapporto soffermandosi su Fogli (1974), Tropismi (1977) e Morfologie (1979).
- Dafne. Nell’opera del 1977, oggi nelle collezioni degli Uffizi, Montessori utilizza 36 scatti fotografici in bianco e nero del proprio corpo, accostandoli alla garza e al mondo vegetale. Il mito di Dafne diventa così terreno di riflessione sulla metamorfosi, sul corpo e sulla soggettività femminile.
Per saperne di più
Anne Marie Sauzeau, Sotto il segno di Dafne. Indagine sull’opera di Elisa Montessori, Punctum, Roma, 2014. Uno dei riferimenti monografici essenziali per seguire il percorso dell’artista e la presenza ricorrente del mito di Dafne.
Laura Iamurri, “Fotografia, modulo, disegno: Elisa Montessori negli anni Settanta”, piano b. Arti e culture visive, vol. 8, n. 1, 2023, pp. 107–126. Studio particolarmente utile per fotografia, Tropismi, femminismo e rapporto con La Maddalena.
Elisa Montessori, Giardini immaginari. Omaggio a Marianne Moore, a cura di Tatiana Giovannetti, Gangemi, Roma, 2006. Per il rapporto fra pittura, natura, poesia e letteratura.
Musei di Villa Torlonia, Elisa Montessori. Nel corso del tempo, Roma, 2026. Materiali della mostra e percorso espositivo concepito come autoritratto più che come successione cronologica.
Galleria Monitor, Elisa Montessori. 50 × 35, Roma, 2026. Per la produzione recente e per una pratica che la galleria definisce intuitiva e istintuale, nutrita da suggestioni diverse e continuamente riattraversate.
IN APERTURA Elisa Montessori, La terra dei masai, 1982, carboncino, pastello e gesso su carta. Photo Credits: Giorgio Benni, Courtesy l’artista e Monitor Roma Lisbona.