LE DONNE DELL’ARTE * Manuela Kustermann
FS Flapper * Roma, 25 Settembre 2026
LE DONNE DELL’ARTE * MANUELA KUSTERMANN
IL TEATRO DAVANTI
Dalla Roma degli anni Sessanta al Teatro Vascello di oggi, Manuela Kustermann attraversa oltre sessant’anni di trasformazioni del teatro italiano. Carmelo Bene, l’incontro con Giancarlo Nanni, La Fede, la Fabbrica dell’Attore, la RAI, Amleto, il Vascello e la regia compongono una storia nella quale sperimentazione e grande pubblico finiscono per incontrarsi. Attrice, regista e direttrice, Kustermann continua ancora oggi a cercare nuovi linguaggi e nuove generazioni
Roma, anni Sessanta. Mentre la città vive ancora la stagione del cinema e della Dolce Vita, magazzini, scantinati e locali adattati diventano laboratori di una scena che cerca altre strade. Strehler, Bene e Ronconi stanno cambiando, in modi diversi, regia, attore e spazio. Manuela Kustermann entra giovanissima in questo teatro in movimento.
Con Carmelo Bene è Ofelia nell’Amleto, poi lavora nel Faust e nella Manon. L’incontro decisivo è però quello con Giancarlo Nanni, che viene dalla pittura e porta sulla scena quello sguardo: il testo rimane, ma perde il monopolio. Nel 1967 nasce il Teatro La Fede, in via Portuense, uno spazio con risorse minime che diventa presto uno dei luoghi della sperimentazione romana.
Il lavoro prende forma direttamente sulla scena. Si prova e si improvvisa; una battuta può cambiare attraverso un gesto, un’immagine aprire una direzione imprevista. Il confine fra l’idea del regista e l’apporto creativo dell’attrice diventa meno netto. È in questo territorio comune che cresce il lungo rapporto artistico fra Nanni e Kustermann.
Anche il gruppo intanto cambia struttura. Nel 1973 si conclude l’esperienza del Teatro La Fede; nel 1974 nasce la cooperativa La Fabbrica dell’Attore e dal Teatro in Trastevere si apre una nuova fase. La ricerca uscita dalle cantine incontra circuiti, festival e istituzioni senza perdere il proprio carattere sperimentale. Non è un passaggio improvviso: è l’allargamento progressivo dello spazio nel quale quella ricerca può agire.

Manuela affronta personaggi molto diversi. In Risveglio di primavera interpreta più ruoli; nella Principessa Brambilla veste panni maschili, come accadrà in Franziska. Nel 1975 è Amleto per la regia di Nanni: un principe giovane e fragile, sospeso fra adolescenza e maturità, dentro una costruzione scenica nella quale l’immagine ha ormai conquistato una propria autonomia.
Negli stessi anni Kustermann percorre strade apparentemente lontane. Nel 1975 è Virginia Oldoini nello sceneggiato RAI La Castiglione. Poco dopo, in Match, la televisione la mette di fronte a Paola Borboni per discutere di teatro, classici, corpo e femminismo. L’attrice della sperimentazione entra nelle case degli italiani: ricerca e grande pubblico cominciano a convivere.
Nel 1989 Nanni e Kustermann trasformano l’ex Cinema Vascello in un teatro. Il laboratorio dispone ormai di una casa capace non soltanto di produrre spettacoli, ma di accogliere altri percorsi. Vi arrivano esperienze italiane e internazionali, danza e arti visive; nel 1995 la struttura ottiene il riconoscimento come Centro di Ricerca, Produzione e Promozione per la Ricerca Teatrale e successivamente quello di Teatro Stabile d’Innovazione.
Kustermann continua intanto a recitare. Il gabbiano raggiunge New York, Mosca, Istanbul e Il Cairo. Anche Nanni porta fuori dall’Italia il proprio lavoro: nel 2001 è invitato all’Actors Studio di New York e negli anni successivi tiene workshop in Giappone. Quello che era nato in uno spazio periferico romano è ormai parte di una rete molto più vasta.
Per Manuela si apre anche la regia. Nel 2001 affronta Marivaux con Il gioco dell’amore e del caso. La regia non sostituisce il lavoro dell’attrice: gli si affianca.
Quando Giancarlo Nanni muore, nel 2010, Kustermann assume da sola la direzione artistica del Vascello e della Fabbrica dell’Attore. Continua a recitare e il teatro resta aperto a compagnie, autori e registi di generazioni diverse. Nel 2018 riprende Il gabbiano nella regia originale di Nanni; l’anno seguente adatta, dirige e interpreta Ovidio Heroides vs Metamorphosys. Nel 2024, per i cinquant’anni della Fabbrica dell’Attore, lavora su un vasto archivio di immagini e documenti e ne ricava un nuovo spettacolo, firmandone progetto, drammaturgia e regia.

La stessa continuità passa attraverso il palcoscenico. Kustermann rimane attrice e negli anni più recenti incontra ancora testi, registi e produzioni differenti. Nel 2025 è nell’Antigone di Anouilh diretta da Roberto Latini, produzione del Vascello con il Teatro di Roma, ancora in tournée nel 2026.
Dall’Ofelia giovanissima di Carmelo Bene alla ricerca con Nanni, da Amleto alla televisione, dalla regia alla direzione del Vascello, le funzioni cambiano senza disporsi in una successione ordinata. Attrice, regista e direttrice continuano a convivere.
Dopo più di sessant’anni Manuela Kustermann è ancora sul palcoscenico e continua a cercare ciò che potrà arrivarci domani. Il filo rimasto teso attraversa tutta questa storia: la ricerca non è diventata memoria.
Note
- La Fede e la Roma delle cantine. Il Teatro La Fede nasce nel 1967 in via Portuense 78 come sede del gruppo Space Re(v)action di Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann. È uno dei nodi della sperimentazione romana nella quale teatro, arti visive, cinema, danza e musica entrano in relazione. Vi gravitano esperienze diverse, fra cui quelle di Giuliano Vasilicò, Memè Perlini, Pippo Di Marca e Valentino Orfeo. La definizione di “Scuola romana” e quella di “teatro-immagine” appartengono alla successiva elaborazione critica di una realtà assai meno uniforme di quanto le etichette possano suggerire.
- Dalla Fede alla Fabbrica dell’Attore. Nel 1973, con Il diavolo bianco di John Webster al Teatro Olimpico di Vicenza, si chiude secondo la ricostruzione biografica di Nanni l’esperienza del circolo La Fede. Nel 1974 si costituisce la cooperativa La Fabbrica dell’Attore; l’anno seguente Artificiale/Naturale da Henri Michaux inaugura al Teatro in Trastevere una fase diversa del lavoro. È un passaggio importante: la ricerca nata in strutture minime comincia a dotarsi di strumenti organizzativi capaci di sostenerne produzione e circolazione.
- Amleto: 1975 e 1978. Il curriculum di Kustermann e la biografia di Giancarlo Nanni collocano l’Amleto nel 1975. La stessa Kustermann ricorda il debutto al Festival Shakespeariano di Verona e descrive il proprio principe come giovane e fragile. La recensione dell’Unità del 29 luglio 1978 riguarda invece una successiva rappresentazione al Teatro Romano di Verona: documenta quindi la vita dello spettacolo, non la sua prima. La distinzione consente di ricostruire correttamente una cronologia che le fonti successive hanno talvolta sovrapposto.
- Kustermann, RAI e pubblico. La presenza televisiva non arriva alla fine della stagione sperimentale, ma vi si sovrappone. La Castiglione viene trasmessa fra dicembre 1975 e gennaio 1976; Match, nel 1977-78, mette Kustermann a confronto con Paola Borboni. La televisione nazionale riconosce così come interlocutrice una delle protagoniste di una ricerca nata pochi anni prima negli spazi alternativi romani.
- Dopo Nanni. La regia era entrata nel percorso di Kustermann già nel 2001. Dopo il 2010 si intreccia più strettamente con l’attività di attrice e con la direzione del Vascello. Nel 2018 cura la ripresa del Gabbiano nella regia originale di Nanni; nel 2019 firma adattamento, regia e interpretazione di Ovidio Heroides vs Metamorphosys. Nel 2024 costruisce La Fabbrica dell’Attore. 50 anni di (R)esistenza lavorando sul materiale dell’archivio storico e firmandone progetto, drammaturgia e regia. Non semplice commemorazione, dunque, ma riutilizzazione scenica dei documenti di una storia teatrale ancora operante.
Per saperne di più – Bibliografia essenziale
- Giuseppe Bartolucci, La scrittura scenica, Lerici, Roma, 1968.
- Giuseppe Bartolucci, Teatro-corpo, teatro-immagine. Per una “materialità” della scrittura scenica, Marsilio, Padova, 1970.
- Franco Quadri, L’avanguardia teatrale in Italia. Materiali 1960-1976, 2 voll., Einaudi, Torino, 1977.
- Silvia Carandini (a cura di), Memorie dalle Cantine. Teatro di ricerca a Roma negli anni ’60 e ’70, Bulzoni, Roma, 2014.
- Valentina Valentini, Nuovo Teatro Made in Italy 1963-2013, Bulzoni, Roma, 2015.