COME SOLE FRA LE STELLE
REDAZIONE Roma 25 Settembre 2026
Come Sole Fra le Stelle
Cristina di Svezia torna alla Sapienza
Una regina senza trono, una città scelta come nuova patria, una corte di artisti, cardinali e uomini di lettere. Le carte dell’Archivio di Stato riportano Cristina di Svezia alla Sapienza e riaprono una finestra sulla Roma del Seicento.
Il 24 settembre Cristina di Svezia torna idealmente alla Sapienza, nel cuore della Roma che aveva scelto come propria città dopo avere lasciato un trono e cambiato il corso della sua vita.
Fino al 3 novembre la Biblioteca Alessandrina dell’Archivio di Stato di Roma ospita “Come Sole Fra le Stelle. Cristina di Svezia nelle carte dell’Archivio di Stato di Roma”, curata da Sveva Pacifico. Le carte seguono il lungo soggiorno romano della regina, dall’ingresso solenne del 23 dicembre 1655 fino alla morte, avvenuta nel 1689.
Cristina aveva trent’anni. Aveva abdicato alla corona svedese, si era convertita al cattolicesimo e aveva attraversato l’Europa prima di raggiungere Roma. Per la corte pontificia il suo arrivo rappresentava un avvenimento straordinario: una regina cresciuta nel mondo protestante entrava nella Chiesa di Roma. La città la accolse con apparati, cerimonie e feste.
Dietro il personaggio pubblico apparve presto la donna. Cristina voleva vivere il cattolicesimo secondo la propria misura, frequentava cardinali, artisti, musicisti e uomini di lettere, raccoglieva libri e opere d’arte, proteggeva il teatro, interveniva nelle questioni politiche. Intorno a lei prese forma una corte cosmopolita, capace di attirare alcune delle intelligenze che attraversavano la Roma del Seicento.
Tra queste presenze emerse il cardinale Decio Azzolino, marchigiano, uomo di Curia, destinato a rimanerle vicino per tutta la vita. La loro corrispondenza lascia affiorare una Cristina intima e sorprendentemente diretta. Gli scrive: «Cette résolution ne m’empêchera pas de vous aimer jusqu’à la mort». E ancora: «Mon cœur vous sera fidèle jusqu’à la mort». Parole che aprono per un istante la porta della vita privata dietro la grande rappresentazione pubblica della regina.
Roma, intanto, diventava la sua città. Cristina arrivò a scrivere che avrebbe preferito «manger à Rome son pain tout sec», con una sola cameriera, piuttosto che possedere tutti i regni e tutti i tesori del mondo. La sovrana che aveva rinunciato alla corona aveva trovato qui qualcosa che considerava più prezioso.

Nel 1656 la Sapienza la accolse mentre il grande complesso universitario stava vivendo una delle stagioni decisive della propria storia. Le scuole erano lì da tempo, affacciate sull’area di Sant’Eustachio, e Borromini lavorava da anni a trasformare quanto aveva ricevuto dai cantieri precedenti. Sant’Ivo cresceva in fondo al cortile, la biblioteca prendeva forma e l’antica università romana acquistava poco a poco il volto che ancora riconosciamo. Quattro anni dopo, nel novembre 1660, Alessandro VII avrebbe inaugurato solennemente la Sapienza nel suo nuovo assetto.
Cristina cercava a Roma una nuova forma per la propria vita mentre la Sapienza assumeva la propria. Intorno, la città viveva la stessa energia.
Bastava uscire nelle strade che circondavano l’università. Piazza Navona era diventata uno dei grandi teatri urbani della Roma papale. Poco più in là, in San Luigi dei Francesi, Caravaggio aveva già cambiato con le storie di san Matteo il modo di raccontare attraverso la luce. A Sant’Agostino la Madonna dei Pellegrini aveva portato sull’altare piedi sporchi, volti comuni e una sacralità entrata nella vita quotidiana.
Cristina attraversava questa Roma mentre prendeva forma. La abitò per più di trent’anni, costruendo relazioni, raccogliendo opere e libri, sostenendo musica e teatro, facendo del proprio palazzo uno dei luoghi della vita culturale cittadina.
Le carte oggi esposte alla Sapienza riaprono quel mondo attraverso le tracce rimaste negli archivi. Poi il racconto prosegue nella città.
Sant’Ivo è ancora lì. Piazza Navona è a pochi passi. Caravaggio continua a raccontare san Matteo a San Luigi dei Francesi. Le strade percorse dalla corte pontificia, dagli artisti, dai diplomatici e dagli uomini di lettere appartengono ancora a Roma.
Tre secoli e mezzo si accorciano. Cristina torna alla Sapienza mentre la Sapienza racconta ancora la Roma di Cristina.
La mostra finisce sulla soglia. La città continua fuori.
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Note
- L’arrivo a Roma
Cristina entrò solennemente a Roma il 23 dicembre 1655, dopo l’abdicazione al trono di Svezia e la conversione al cattolicesimo. Il suo ingresso ebbe un forte significato politico e religioso per la corte pontificia e fu accompagnato da un articolato cerimoniale pubblico. - Cristina e Decio Azzolino
Il cardinale Decio Azzolino (1623-1689), esponente di primo piano della Curia romana, fu una delle persone più vicine a Cristina durante gli anni romani. La corrispondenza conservata testimonia il carattere profondamente personale del rapporto. La natura sentimentale delle parole di Cristina è documentata; l’eventuale dimensione amorosa in senso fisico resta invece materia d’interpretazione storica. - Le lettere in francese
Una parte importante della corrispondenza di Cristina con Azzolino è in francese. Le lettere degli anni 1666-1668 furono pubblicate da Carl de Bildt nel 1899 in Christine de Suède et le cardinal Azzolino. Lettres inédites (1666-1668). Le espressioni citate nell’articolo provengono da questa tradizione documentaria. - La Sapienza nel Seicento
Lo Studium Urbis, fondato nel 1303, aveva da secoli la propria storia nell’area di Sant’Eustachio. Il complesso della Sapienza fu trasformato attraverso cantieri successivi; Francesco Borromini vi lavorò dal Seicento, realizzando Sant’Ivo e intervenendo sull’assetto architettonico. Alessandro VII inaugurò solennemente il complesso rinnovato nel novembre 1660. - Una Roma ancora leggibile
I luoghi ricordati nell’articolo appartengono alla stessa geografia urbana frequentata da Cristina: Sant’Ivo alla Sapienza, Piazza Navona, San Luigi dei Francesi e Sant’Agostino permettono ancora oggi di leggere, in uno spazio molto ristretto, alcuni dei passaggi decisivi della Roma tra la fine del Cinquecento e il pieno Seicento.
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Per saperne di più
- Carl de Bildt, Christine de Suède et le cardinal Azzolino. Lettres inédites (1666-1668), Paris, Plon, 1899.
Fondamentale per la corrispondenza con Azzolino e per le citazioni francesi utilizzate nell’articolo. - Veronica Buckley, Christina, Queen of Sweden: The Restless Life of a European Eccentric, Fourth Estate, London, 2004.
Una biografia moderna, ampia e leggibile, particolarmente utile per la dimensione europea di Cristina. - Susanna Åkerman, Queen Christina of Sweden and Her Circle: The Transformation of a Seventeenth-Century Philosophical Libertine, Brill, Leiden, 1991.
Per Cristina intellettuale e per l’ambiente culturale costruito intorno a lei. - Archivio di Stato di Roma, Come Sole Fra le Stelle. Cristina di Svezia nelle carte dell’Archivio di Stato di Roma, materiali e documentazione della mostra, Roma, 2026.
È la fonte istituzionale direttamente legata all’esposizione. - Paolo Portoghesi, Roma barocca, Laterza, Roma-Bari, varie edizioni.
Per collocare la Sapienza, Borromini e la trasformazione della città dentro il grande scenario del Barocco romano.
IN APERTURA
Giulio Cartari, Busto-ritratto di Cristina di Svezia,(creativecommons.org/licenses/by-sa/4)