Salta al contenuto principale

DIARIO – ARTE E CULTURA

VERSO UN NUOVO ASSETTO

SERGIO ANSUINI  *  Roma, 25 Settembre 2026

 

VERSO UN NUOVO ASSETTO

La geografia dell’arte cambia insieme al mondo

 

Per gran parte del Novecento il sistema internazionale dell’arte ha avuto pochi grandi centri capaci di produrre conoscenza, riconoscimento e valore. Oggi la crescita economica, le nuove istituzioni e le competenze maturate in altre aree del mondo stanno rendendo quella geografia più articolata. Jeddah, Seoul, São Paulo, la Cina e Città del Capo mostrano percorsi differenti di una trasformazione ancora in corso.

Un foglio coperto d’inchiostro, pochi segni tracciati con un pennello. Nell’aprile 2026 una calligrafia di Wang Shouren è stata venduta da Christie’s a Hong Kong per quasi 64 milioni di dollari di Hong Kong, oltre otto milioni di dollari americani. Per molti occidentali quei segni restano difficili da decifrare; per chi conosce la tradizione cinese raccontano invece una storia lunga secoli. A fare la differenza è una conoscenza costruita e trasmessa nel tempo. Il prezzo arriva alla fine di questa storia.

Per molto tempo una parte importante dell’arte internazionale ha trovato soprattutto in alcune capitali occidentali gli strumenti capaci di darle riconoscimento. Parigi, Londra e poi New York hanno riunito musei e università, studiosi e gallerie, grandi collezioni e un mercato internazionale. Da quelle città sono partite classificazioni e gerarchie che hanno attraversato i confini e contribuito a costruire il racconto dell’arte universale.

Oggi quella geografia si allarga e il cambiamento assume forme diverse secondo i territori. A Jeddah la Islamic Arts Biennale riunisce testimonianze della lunga storia delle civiltà islamiche e creazioni contemporanee. Istituzioni del Cairo, Istanbul, Doha, Giacarta e Tashkent partecipano insieme al Louvre, al Victoria and Albert Museum, a Oxford e alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Il patrimonio islamico entra così in una rete internazionale nella quale uno dei punti da cui parte il racconto si trova nella penisola arabica.

A Seoul il percorso passa attraverso un mercato già fortemente internazionale. Frieze arriva da Londra e incontra una città dove gallerie e musei convivono con artisti, collezionisti e pubblico. Operatori stranieri aprono sedi permanenti, la fiera porta visitatori e compratori dall’estero, mentre la realtà coreana offre competenze, istituzioni e una domanda interna. Correnti diverse finiscono per alimentarsi e trasformano progressivamente Seoul in qualcosa di più stabile di una tappa del calendario internazionale.

A São Paulo lo stesso movimento assume un’altra forma. Mostre, studi e pubblicazioni rileggono la storia latinoamericana attraverso colonialismo, modernità, culture indigene e afrodiscendenti. Cambia soprattutto il punto dal quale quella storia viene osservata: chi per molto tempo è stato oggetto del racconto acquisisce strumenti per partecipare direttamente alla sua costruzione.

Jeddah, Seoul e São Paulo seguono percorsi lontani, mentre dietro le loro differenze affiora lo stesso processo. La memoria trova nuovi spazi nei quali essere presentata, il mercato incontra realtà locali sempre più strutturate e la ricerca produce sapere partendo dai territori ai quali appartiene. Università, musei, curatori, restauratori, archivi, pubblicazioni, collezionisti e pubblico crescono insieme e ciascun elemento alimenta gli altri.

Paesaggio ispirato alla tradizione dello shanshui, letteralmente “montagna-acqua”, uno dei grandi generi della pittura cinese. Montagne, nebbia, acqua e presenza umana costruiscono uno spazio nel quale il paesaggio è anche una forma di pensiero e di relazione con la natura. Un linguaggio sviluppato attraverso secoli di pratica e conoscenza, leggibile pienamente attraverso i riferimenti della cultura che lo ha prodotto. (Immagine creata con IA. Orchestratore Eko)

Il quadro si estende ancora. La Cina, sostenuta anche da una forte domanda interna, rappresenta il 14 per cento delle vendite mondiali d’arte ed è il terzo mercato globale. A Città del Capo musei, ricerca e formazione contribuiscono a costruire competenze capaci di leggere e conservare il patrimonio partendo dal continente. Percorsi differenti rendono visibile lo stesso movimento: aumentano i luoghi nei quali conoscenza, mercato e istituzioni possono crescere insieme.

A sostenerli contribuisce una geografia economica profondamente mutata. Negli ultimi decenni industria, tecnologia, commercio e ricchezza si sono distribuiti in modo diverso e una parte di queste risorse alimenta musei, fondazioni, ricerca, formazione e collezioni. Un grande edificio può sorgere in pochi anni; preparare studiosi, far crescere un pubblico e accumulare conoscenze richiede generazioni. È questa continuità a trasformare progressivamente una raccolta di oggetti in un patrimonio riconosciuto e condiviso.

Dentro questa trasformazione New York, Londra e Parigi conservano una forza enorme. Il mercato mondiale dell’arte rimane fortemente concentrato e le grandi istituzioni occidentali attirano artisti, studiosi, collezionisti e visitatori da ogni continente. La loro presenza raggiunge anche iniziative nate altrove attraverso prestiti, collaborazioni e nuove sedi, intrecciandosi con realtà cresciute lontano dai centri storici.

La carta culturale diventa così più fitta. Alle capitali che hanno dominato il Novecento si affiancano città sostenute da risorse recenti, territori con tradizioni antichissime e realtà nelle quali maturano nuove competenze. Musei, università, mercati, archivi e pubblicazioni formano nodi capaci di conservare memoria, produrre conoscenza e attribuire valore partendo da luoghi differenti. Alcuni entrano profondamente in relazione con l’ecosistema egemone, altri rafforzano strumenti e riferimenti propri, mentre cresce il numero dei punti dai quali cultura e patrimonio possono essere letti, studiati e trasmessi.

Il cambiamento è già visibile e il suo equilibrio rimane aperto. Alla geografia culturale costruita intorno a pochi grandi centri si affianca una rete più ampia di luoghi capaci di produrre conoscenza e significato. I rapporti si ridisegnano e dentro questo movimento prende forma un nuovo assetto culturale mondiale

 

NOTE

  1. Wang Shouren e la calligrafia
    Wang Shouren (1472–1529), conosciuto anche come Wang Yangming, fu filosofo, funzionario e calligrafo della dinastia Ming. Nella cultura cinese la calligrafia appartiene alla tradizione delle arti colte: gesto, ritmo, struttura del carattere e rapporto con i maestri precedenti costituiscono elementi attraverso i quali l’opera viene letta e giudicata.
  2. Che cosa significa “ecosistema egemone”
    L’espressione indica qui l’insieme di istituzioni, competenze e strumenti che durante il Novecento hanno dato ad alcuni centri occidentali una particolare capacità di selezionare, studiare, esporre e attribuire valore internazionale all’arte: musei, università, mercato, critica, editoria, collezionismo e grandi manifestazioni. Egemonia culturale e concentrazione del mercato appartengono allo stesso ambiente, pur restando fenomeni distinti.
  3. Jeddah e la Islamic Arts Biennale
    La Biennale, organizzata dalla Diriyah Biennale Foundation, utilizza il concetto di arte islamica in un campo che comprende patrimonio storico e produzione contemporanea. La presenza di prestiti e collaborazioni provenienti da istituzioni di paesi diversi permette di osservare come la costruzione di un nuovo centro culturale possa avvenire attraverso una rete internazionale invece che attraverso l’isolamento.
  4. Il mercato cinese
    Secondo The Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026, la Cina ha rappresentato nel 2025 il 14% del valore del mercato mondiale dell’arte, collocandosi al terzo posto dopo Stati Uniti e Regno Unito. Il rapporto segnala inoltre il forte peso della domanda domestica, elemento importante per distinguere la crescita di un mercato interno dalla semplice partecipazione ai circuiti occidentali.
  5. Città del Capo e la formazione
    Lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa rappresenta un caso utile per osservare la costruzione di competenze oltre l’attività espositiva. Programmi di ricerca, conservazione e formazione, anche in collaborazione con istituzioni universitarie sudafricane, contribuiscono alla crescita di professionalità museali legate al continente africano. È uno dei passaggi attraverso i quali un territorio acquisisce strumenti propri per studiare e trasmettere il patrimonio.

PER SAPERNE DI PIÙ — Bibliografia essenziale

Hans Belting, Art History after Modernism, University of Chicago Press, Chicago, 2003.
Per comprendere come la storia dell’arte costruita dalla modernità occidentale venga rimessa in discussione dall’allargamento della geografia culturale.

Andrea Giunta, The Political Body: Stories on Art, Feminism, and Emancipation in Latin America, University of California Press, Oakland, 2023.
Una lettura dell’arte latinoamericana costruita a partire dalle sue vicende, dai suoi conflitti e dai suoi sistemi culturali.

Lothar Ledderose, Ten Thousand Things: Module and Mass Production in Chinese Art, Princeton University Press, Princeton, 2000.
Un riferimento per avvicinarsi ai criteri culturali e ai processi attraverso i quali la tradizione artistica cinese ha costruito continuità e riconoscibilità.

Olav Velthuis, Stefano Baia Curioni (a cura di), Cosmopolitan Canvases: The Globalization of Markets for Contemporary Art, Oxford University Press, Oxford, 2015.
Analizza l’espansione internazionale del mercato contemporaneo e il rapporto fra circuiti globali e realtà artistiche locali.

Arts Economics, The Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026, Art Basel–UBS, 2026.
Il riferimento statistico per dimensioni, distribuzione geografica e trasformazioni recenti del mercato mondiale dell’arte.

IN APERTURA 

 Una visitatrice davanti alla Lantingji Xu, Prefazione al Padiglione delle Orchidee, tradizionalmente attribuita a Wang Xizhi (303–361) e qui riprodotta attraverso una celebre copia di epoca Tang. Per lo sguardo occidentale i caratteri possono apparire come segni quasi astratti; nella tradizione cinese la calligrafia è invece una delle arti maggiori. Il movimento del pennello, il ritmo, la forma dei caratteri e il rapporto con i maestri del passato sono elementi attraverso i quali l’opera viene letta e giudicata. L’immagine ricostruisce uno spazio museale contemporaneo per rendere visibile l’incontro tra un patrimonio antico e lo sguardo di oggi.

Credito: Ricostruzione realizzata con IA; da Lantingji Xu, copia di epoca Tang, (Wikimedia Commons. Orchestratore calligrafia Eko.)

Leave a comment