ROMA * LA NASCITA DEL BAROCCO
DANIS AUDINI * Roma 18 Settembre 2026
ROMA – LA NASCITA DEL BAROCCO
Roma, 1575. Un pellegrino attraversa Ponte Sisto ed entra in una città che cresce, accoglie uomini, muove merci e costruisce nuovi spazi di potere. Bernini e Borromini sono ancora lontani. Il Barocco non c’è ancora, ma il vortice che lo renderà possibile ha già cominciato ad alzarsi.
È il 1575. Un pellegrino arriva a Roma dopo settimane di viaggio. Non è solo. Intorno a lui procede una folla venuta da paesi diversi, con abiti, lingue e insegne differenti. Attraversa il Tevere sul Ponte Sisto, voluto un secolo prima da Sisto IV per il Giubileo del 1475, dopo che la tragedia del 1450 aveva mostrato quanto potesse essere pericolosa la calca dei pellegrini.
Dall’altra parte entra nel movimento della città. Passa per Campo de’ Fiori e Piazza Navona, tra botteghe e mercanti. Forse quella sera dormirà all’Hosteria dell’Orso; domani raggiungerà San Pietro. Roma deve accogliere lui e migliaia di altri, dare loro un letto, del cibo, indicare una strada.
Proprio quell’anno viene posta la prima pietra della nuova Santa Maria in Vallicella. La vecchia chiesa non basta più alla comunità raccolta intorno a Filippo Neri. Il pellegrino passa accanto al cantiere senza sapere che quella costruzione racconta qualcosa: Roma sta cominciando a cambiare dimensione.
Non nasce tutto allora. Pellegrinaggi e processioni attraversano la città da secoli, confraternite e corporazioni hanno già costruito le proprie reti, le grandi famiglie occupano spazi di potere, le comunità straniere possiedono chiese e luoghi di accoglienza. Il cambiamento sta nel modo in cui queste presenze crescono, si incontrano e cominciano a premere le une sulle altre.
Dieci anni dopo arriva Sisto V. Apre nuovi assi, collega le basiliche, rialza gli obelischi, porta l’acqua dove la città può nuovamente espandersi. Roma cambia forma. E mentre il papa interviene sulle strade e sullo spazio, i romani lo osservano.
Una leggenda lo vuole travestito, in un’osteria di Piazza Navona, per ascoltare cosa si dicesse del pontefice. Il travestimento appartiene al folklore; l’intervento sulle misure del vino è invece reale. Bastano un papa e un oste per far affiorare due facce della stessa Roma: il potere che vuole governare e la strada che continua a guardarlo con ironia.
Intanto la città deve mangiare. Nel 1579 vengono macellate circa 25.000 pecore; nel 1598 sono 70.000, nel 1629 sfiorano le 170.000. Intorno al 1600 i residenti sono circa centomila, ma contarli significa vedere soltanto una parte della città. Ogni giorno vi si aggiunge una popolazione mobile che arriva per pregare, commerciare, lavorare, trattare affari o seguire le corti. Cresce il carico urbano e con esso la necessità di cibo, alloggi, trasporti e denaro.

Tra il papa e questa moltitudine esiste poi un’altra Roma. Ordini religiosi e confraternite, corporazioni, collegi e grandi famiglie possiedono immobili e risorse, raccolgono uomini, distribuiscono protezione. Gli ordini ampliano i loro complessi e con essi la propria presenza nella città; i palazzi delle famiglie diventano centri di clientele, collezioni e committenze. Il potere romano non scende semplicemente dall’alto: passa attraverso molti nodi.
Anche le comunità straniere appartengono da tempo a questa trama. Francesi, spagnoli, tedeschi, portoghesi si raccolgono intorno alle proprie istituzioni e continuano a riconoscersi nelle rispettive lingue e appartenenze. Roma può così diventare sempre più internazionale senza diventare uniforme. E sopra molte di queste strutture, come sopra altri corpi cittadini, la protezione di un cardinale crea un rapporto con il vertice: difende e media, ma consente anche alla Curia di intervenire. Autonomia e controllo convivono.
Nel Giubileo del 1600 tutto questo torna nelle strade. Chi arriva può entrare a San Luigi dei Francesi e trovare nella Cappella Contarelli il Martirio e la Vocazione di san Matteo di Caravaggio. La luce irrompe fra uomini che sembrano appartenere alla città lasciata pochi istanti prima fuori dalla porta. Qualche anno dopo, a Sant’Agostino, davanti alla Madonna compariranno due pellegrini con gli abiti poveri e i piedi segnati dal viaggio.
Nello stesso tempo, dietro le mura di Palazzo Farnese, Annibale Carracci costruisce nella Galleria un universo di mito e classicità. È la stessa Roma, ma non produce la stessa risposta. Il vortice cresce senza imporre una forma.
Il Giubileo del 1625 sottopone nuovamente la città alla pressione di una grande folla. Occorre accoglierla e guidarla, mentre processioni, cerimonie e apparati trasformano lo spazio in rappresentazione. Chi arriva guarda Roma e, ripartendo, ne porta con sé un’immagine.
Quell’immagine è ormai molto diversa da quella incontrata dal pellegrino del 1575. San Pietro ha la facciata di Maderno e dentro la basilica sta salendo il gigantesco Baldacchino di Bernini. Borromini lavora nello stesso grande cantiere. Intorno, famiglie e ordini continuano a competere nello spazio urbano, mentre dal 1622 Propaganda Fide raccoglie uomini e informazioni provenienti da territori lontani. Roma riceve il mondo e nello stesso tempo costruisce la propria immagine nel mondo.
Nel 1633 Pietro da Cortona comincia la volta di Palazzo Barberini; l’anno seguente Borromini avvia San Carlo alle Quattro Fontane. Movimento, sorpresa, teatralità e trasformazione dello spazio sono ormai entrati nell’opera. Ma proprio qui emerge un limite a qualsiasi spiegazione meccanica: Bernini e Borromini attraversano la stessa città e gli stessi grandi cantieri, eppure producono mondi differenti. Il vortice contiene anche la differenza.
Nel 1635 sono passati sessant’anni. La Chiesa Nuova che il pellegrino aveva visto nascere è ormai il centro di un grande complesso. Appena due anni dopo Borromini comincerà a lavorare all’Oratorio dei Filippini, nello stesso luogo dal quale era partito il nostro cammino.
Nessuno, nel 1575, avrebbe potuto prevederlo. Ma in quei sessant’anni una città attraversata da flussi antichi ha aumentato la propria capacità di accogliere uomini, muovere risorse, organizzare poteri, trasformare lo spazio e rappresentare se stessa.
Quando il Barocco prende forma, Roma aveva già imparato a pensare in grande. L’arte entra nel vortice e contribuisce ad alzarlo ancora.
NOTE
- Ponte Sisto fu ricostruito per volontà di Sisto IV in preparazione al Giubileo del 1475, dopo che il precedente Anno Santo del 1450 aveva mostrato drammaticamente i problemi posti dalla concentrazione dei pellegrini e dagli attraversamenti del Tevere. Il ponte appartiene dunque al sistema di infrastrutture che precede di un secolo il pellegrino del 1575.
- Il Giubileo del 1575 rappresentò una prova eccezionale per le strutture di accoglienza romane. Le ricostruzioni disponibili indicano una città di circa 80.000 residenti sottoposta a un afflusso di pellegrini di molte volte superiore; la confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini, legata all’esperienza di Filippo Neri, svolse un ruolo centrale nell’assistenza. Le cifre tramandate variano secondo fonti e criteri di calcolo e vanno quindi considerate come ordini di grandezza, non come conteggi censuari.
- Per la trasformazione urbana avviata sotto Sisto V e proseguita nei primi decenni del Seicento, cfr. T. Magnuson, Rome in the Age of Bernini. From the Election of Sixtus V to the Death of Urban VIII, vol. I, Almqvist & Wiksell International, Stockholm 1982. Il volume tratta separatamente sviluppo urbano, condizioni economiche e committenza, consentendo di evitare l’idea di un unico “piano barocco” precostituito.
- I dati sull’aumento delle macellazioni ovine — circa 25.000 capi nel 1579, 70.000 nel 1598 e quasi 170.000 nel 1629 — sono utilizzati nell’articolo come indicatore della crescita dei consumi e della pressione esercitata sulla città, non come misura diretta dell’incremento demografico. Alla popolazione residente va infatti aggiunta la consistente componente mobile costituita da pellegrini e forestieri, corti, lavoratori e uomini d’affari.
- Le nationes della Roma moderna non corrispondono alle successive nazioni-stato. Erano comunità composite, fondate su appartenenze geografiche, linguistiche e culturali, che potevano organizzarsi intorno a ospizi, confraternite e chiese proprie. Per il periodo considerato, cfr. A. Koller, S. Kubersky-Piredda (a cura di), Identità e rappresentazione. Le chiese nazionali a Roma, 1450-1650, Campisano Editore, Roma 2016.
- La compresenza nella stessa Roma di Caravaggio e Annibale Carracci, e successivamente di Bernini e Borromini, costituisce anche un limite metodologico all’interpretazione proposta: condizioni urbane, sociali e istituzionali comuni non producono necessariamente forme artistiche comuni. L’ecosistema può favorire produzione, circolazione e ricezione dell’opera, ma non sostituisce l’invenzione individuale.
PER SAPERNE DI PIÙ – Bibliografia essenziale
Renata Ago, Roma barocca. Potere, arte e cultura nel Seicento, Carocci, Roma 2023.
È il riferimento più vicino alla prospettiva dell’articolo: città, popolazione, Curia, confraternite, pellegrini, committenza, approvvigionamenti, Propaganda Fide, feste e produzione artistica vengono osservati come parti di una realtà complessa.
Torgil Magnuson, Rome in the Age of Bernini. From the Election of Sixtus V to the Death of Urban VIII, vol. I, Almqvist & Wiksell International, Stockholm 1982.
Fondamentale per seguire la trasformazione di Roma da Sisto V a Urbano VIII intrecciando urbanistica, condizioni materiali e arti.
Alexander Koller, Susanne Kubersky-Piredda (a cura di), Identità e rappresentazione. Le chiese nazionali a Roma, 1450-1650, Campisano Editore, Roma 2016.
Particolarmente utile per comprendere nationes, ospitalità, identità collettive e presenza straniera nello spazio romano.
Marcello Fagiolo, Maria Luisa Madonna (a cura di), Barocco romano e barocco italiano. Il teatro, l’effimero, l’allegoria, Roma 1985.
Per il ruolo della festa, della cerimonia, degli apparati temporanei e della dimensione spettacolare nella costruzione dell’immagine barocca.
Mary Hollingsworth, Carol M. Richardson (a cura di), The Possessions of a Cardinal: Politics, Piety, and Art, 1450-1700, Pennsylvania State University Press, University Park 2009.
Per il cardinale come nodo nel quale s’incontrano famiglia, politica, religione, patrimonio, committenza e rappresentazione.
IN APERTURA Roma, 1575. Pellegrini attraversano Ponte Sisto durante l’Anno Santo. Ricostruzione storica. (Immagine creata con IA. Orchestratore Eko)
