LE DONNE DELL’ARTE * Elena Bellantoni
FS Flatter * Roma, 18 Settembre 2026
LE DONNE DELL’ARTE * Elena Bellantoni
Il corpo, la parola, l’immagine. Elena Bellantoni costruisce dispositivi precisi e poi li mette alla prova della realtà. È spesso quando qualcosa sfugge al progetto che il suo lavoro rivela la propria forza.
Elena Bellantoni nasce nel 1975 a Vibo Valentia, studia Storia dell’arte contemporanea alla Sapienza e completa la formazione tra Parigi e Londra, dove nel 2007 consegue un MA in Visual Art alla University of the Arts London. Nello stesso anno cofonda il Platform Translation Group; l’anno successivo apre a Berlino 91mq art project space. Nel 2015 è tra i fondatori del Wunderbar Cultural Project. Una formazione costruita dunque anche attraverso luoghi, gruppi e relazioni.
Video, fotografia, installazione e performance diventano gli strumenti di una ricerca nella quale il corpo incontra la parola e l’azione mette alla prova il pensiero. In Maremoto pedala verso il Mediterraneo inseguendo un’azione impossibile; ne La Lucidatrice un gesto ripetuto diventa ostinazione; in Ho annegato il mare una torretta da bagnino attraversa Palermo lontana dall’acqua. Il pensiero precede spesso l’opera, ma nei lavori più riusciti smette di essere spiegazione e acquista un corpo.
Anche la parola segue lo stesso percorso. Bellantoni guarda alle esperienze della poesia visiva italiana e alle ricerche che hanno trasformato parola, identità e rappresentazione in materia artistica. Nel suo lavoro questa eredità passa attraverso scrittura, voce e movimento. Il poetico diventa anche politico.
L’impegno di genere occupa una parte importante del percorso. The Highlighter nasce da una raccolta di pubblicità sessiste e prepara NOT HER, dove Bellantoni utilizza il proprio corpo per attraversare i modelli femminili costruiti dalla comunicazione commerciale. Nel 2023 il lavoro arriva alla sfilata Dior alle Tuileries: quarantotto immagini e frasi scorrono sui grandi schermi mentre le modelle attraversano lo spazio.
La contraddizione, però, resta. La critica agli stereotipi femminili entra in uno dei più sofisticati sistemi di produzione dell’immagine, del desiderio e del consumo. Bellantoni utilizza la capacità comunicativa di Dior per raggiungere un pubblico enorme; Dior incorpora quella critica nella propria rappresentazione. Il sistema che viene messo in discussione dimostra così di saper assorbire anche la propria contestazione, trasformandola in parte dello spettacolo.
L’approdo alle Tuileries arriva dopo un percorso già riconosciuto. Nel 2014 The Fox and the Wolf: Struggle for Power entra nella Collezione Farnesina; nel 2018 Bellantoni vince l’Italian Council con On the Breadline e Ho annegato il mare viene presentato nell’ambito di Manifesta 12. Nel 2023 pubblica Parole passeggere. La pratica artistica come semantica dell’esistenza, portando nella scrittura una riflessione che accompagna il suo lavoro.
Il rapporto fra individuo e costruzione collettiva emerge in On the Breadline. Bellantoni attraversa Belgrado, Atene, Istanbul e Palermo seguendo il pane come alimento elementare e simbolo del lavoro e della rivolta. Cento donne, venticinque per ogni territorio, cantano Bread and Roses. Abiti, colori e movimenti entrano in una regia molto controllata.
L’omologazione è intenzionale e parla di standardizzazione, globalizzazione e perdita dell’identità. Ma proprio la forza dell’immagine lascia emergere una domanda: quanto rimane della singola donna dentro quel coro?
Istanbul rende la questione evidente. La società turca comprende esperienze femminili laiche e religiose, emancipazioniste e conservatrici, che possono attribuire significati differenti persino alla parola libertà.
Bellantoni sceglie un coro vicino ai temi dell’uguaglianza e dei diritti. È certamente una Turchia reale, ma è una scelta di campo: altre donne, altre esperienze e altre idee di libertà restano fuori dall’inquadratura. L’opera non restituisce dunque la complessità femminile di quel territorio; costruisce, legittimamente, la porzione di realtà coerente con la visione dell’artista. Ed è proprio qui che il dispositivo rivela la propria matrice ideologica.

Qui emerge un tratto del suo metodo. Bellantoni ha raccontato di essere partita per verificare se quanto aveva pensato e scritto potesse prendere forma nei territori attraversati. Esiste quindi un progetto prima dell’incontro, ma quel progetto deve misurarsi con persone e luoghi reali. La distanza fra ciò che l’artista porta con sé e ciò che trova diventa parte dell’opera.
Per due anni, alla Dino Zoli Textile, il rapporto con le persone diventa il centro di Se ci fosse luce sarebbe bellissimo. Bellantoni lavora con operai e operaie, raccoglie esperienze e oggetti affettivi, osserva i movimenti quotidiani del lavoro. Quei gesti entrano nella performance e la fabbrica diventa luogo di memoria e relazione. Qui la costruzione dell’artista incontra direttamente l’esperienza degli altri.
La continuità del linguaggio riappare in Serata futurista. Corpi, parola, suono e strumenti elettronici incontrano un’avanguardia fondata sulla rottura e sulla provocazione. Bellantoni non ricostruisce il Futurismo: ne seleziona alcuni elementi e li conduce dentro il proprio vocabolario di corpo, parola e azione.
Potrebbe sembrare allora che costruisca sempre con precisione il campo nel quale la realtà deve entrare. Un’opera suggerisce però qualcosa di diverso.
Bisogna tornare a Palermo.
In Ho annegato il mare, nel 2018, Bellantoni spinge per la città una torretta da bagnino. Separata dalla spiaggia e trascinata sull’asfalto, diventa estranea e familiare. L’artista invita alcune persone a salirvi e chiede che cosa vorrebbero annegare.
Qualcuno non vuole annegare nulla.
Vuole soltanto salire per vedere il mare.
La risposta esce dal dispositivo preparato dall’artista. La domanda prevedeva qualcosa da abbandonare; chi sale sulla torretta introduce invece un desiderio elementare: guardare. Bellantoni non corregge l’imprevisto. Lo lascia entrare.
Forse è proprio in questa tensione che il suo lavoro trova i momenti migliori. Da una parte una lingua coerente, costruita attraverso corpo, parola e impegno di genere; dall’altra una realtà che qualche volta la segue e qualche volta la contraddice. Quando le due cose si incontrano senza cancellarsi, il concetto smette di spiegare l’opera e l’immagine comincia a vivere.
Bellantoni ha costruito la torre. Qualcuno vi è salito senza seguire la domanda.
Ha guardato il mare.
NOTE
- Formazione. Elena Bellantoni nasce a Vibo Valentia nel 1975. Studia Storia dell’arte contemporanea alla Sapienza di Roma e consegue nel 2007 un MA in Visual Art alla University of the Arts London.
- Italian Council. Nel 2018 On the Breadline vince la IV edizione dell’Italian Council, programma del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dedicato alla promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana.
- Ho annegato il mare. Il lavoro viene presentato a Palermo nel 2018 nell’ambito dei Collateral Events di Manifesta 12.
- NOT HER. Nel 2023 l’installazione entra nella sfilata Dior primavera-estate 2024 ai Giardini delle Tuileries di Parigi.
- Parole passeggere. Nel 2023 Bellantoni pubblica per Castelvecchi Parole passeggere. La pratica artistica come semantica dell’esistenza.
PER SAPERNE DI PIÙ
- Elena Bellantoni, Parole passeggere. La pratica artistica come semantica dell’esistenza, Castelvecchi, Roma, 2023.
- Materiali e documentazione di On the Breadline, IV edizione dell’Italian Council.
- Documentazione di Ho annegato il mare, Manifesta 12, Palermo, 2018.
- Materiali relativi a NOT HER, Parigi, 2023.
- Documentazione delle opere e dei progetti di Elena Bellantoni nelle collezioni e istituzioni italiane.
- Immagine di apertura – Palermo
Una torretta da bagnino attraversa la città. Qualcuno sale e, invece di rispondere alla domanda dell’artista, vuole soltanto guardare il mare. Ricostruzione ispirata a “Ho annegato il mare”. (Immagine creata con IA. Orchestratore Eko)
