QUANDO IL CAOS CAMBIA FORMA
Redazione * Roma 18 Settembre 2026
QUANDO IL CAOS CAMBIA FORMA
Il Festivalfilosofia 2026 dentro un mondo che cerca nuovi punti di riferimento
Una parola antica attraversa le piazze e torna a parlare del presente. Il Festivalfilosofia 2026 sceglie il caos, mentre migliaia di persone continuano a cercare nella filosofia strumenti per capire un mondo che cambia. Tra vecchi ordini che perdono forza e nuovi equilibri ancora incerti, il disordine può essere anche il segnale di qualcosa che sta prendendo forma
Dal 18 al 20 settembre Modena, Carpi e Sassuolo tornano a riempirsi di filosofia. La ventiseiesima edizione del Festivalfilosofia sceglie una parola antica che sembra arrivare direttamente nel presente: caos. Quasi 150 appuntamenti e 57 lezioni magistrali gratuite portano nelle piazze politica, guerre, tecnologia, intelligenza artificiale, natura e conflitti. E proprio le piazze raccontano qualcosa che va oltre il programma: la gente continua ad andarci, numerosa, per ascoltare filosofia.
È un fatto che merita attenzione. In un tempo attraversato da immagini veloci, notizie continue e risposte consumate in pochi secondi, migliaia di persone scelgono di fermarsi e ascoltare ragionamenti complessi. Arrivano con storie, età e formazioni diverse. Non occorre avere studiato filosofia per avvertire che qualcosa intorno sta cambiando e cercare strumenti per comprenderlo.
Il caos scelto dal Festival entra proprio in questo spazio. Per gli antichi indicava qualcosa di più profondo della semplice confusione: precedeva il cosmo, l’ordine che progressivamente prende forma. E le lezioni del Festival portano quella domanda antica dentro il nostro tempo. David Armitage guarda alle guerre civili, Mario Del Pero al disordine strategico contemporaneo, Alessandro Aresu ai rapporti fra tecnologia cinese e ordine globale. Massimo Cacciari e Roberto Esposito discutono degli Ultimi maestri, quasi a interrogare anche la fine di una generazione capace di offrire grandi riferimenti al pensiero.
Il filo comincia allora ad allungarsi. Ogni epoca costruisce una trama fatta di idee, politica, religione, economia, rapporti sociali e, oggi più che mai, tecnologia. Dentro quella trama le persone vivono e imparano a interpretare ciò che accade. Può durare decenni, qualche volta secoli, poi lentamente alcune relazioni perdono forza e altre cominciano a nascere.
Il vecchio ordine raramente scompare in poco tempo. Continua a funzionare mentre diventa progressivamente meno capace di spiegare il presente. Intanto qualcosa di nuovo compare, dapprima debole e confuso, senza avere ancora la forza necessaria per prendere il suo posto. Il vecchio vortice si attenua mentre quello nuovo cerca energia. Per un tratto convivono. È quello spazio intermedio, nel quale un ordine perde forza e quello successivo deve ancora consolidarsi, che possiamo chiamare soglia.
Ed è proprio lì che si trovano le persone.
Devono continuare a vivere, lavorare, scegliere, educare i figli, mentre cambiano il lavoro, la tecnologia, gli equilibri internazionali, il modo di comunicare e perfino il rapporto con l’intelligenza delle macchine. Le vecchie risposte possono apparire meno sufficienti, mentre quelle nuove devono ancora diventare riconoscibili. Le piazze piene di Modena, Carpi e Sassuolo suggeriscono allora una possibilità: quando i punti di riferimento perdono solidità può crescere il desiderio di domande più profonde.

La filosofia trova qui uno dei suoi spazi naturali. Offre tempo, confronto, memoria. Torna ai classici senza rinchiudersi nel passato: Platone si interrogava sulla nascita dell’ordine del mondo, Hobbes cercava una via dalla violenza allo Stato, Kant immaginava regole capaci di governare i rapporti fra le nazioni. Le domande cambiano forma, ma continuano a riguardare uomini che cercano di orientarsi dentro ciò che cambia.
Nel programma del Festival compare anche un movimento in direzione opposta. Serenella Iovino parla della mente «dal caos al cosmo, e ritorno». Quel ritorno aiuta a comprendere un passaggio importante: dal disordine può emergere un ordine, ma nessun ordine è necessariamente immobile. Può perdere equilibrio, trasformarsi e lasciare nuovamente spazio a una fase instabile dalla quale nasceranno relazioni differenti. Più che una strada diritta, appare un movimento continuo.
Accade anche negli ecosistemi. Vivono attraverso relazioni che si rafforzano, si indeboliscono, scompaiono e vengono sostituite da altre. Finché il sistema riesce ad assorbire questi cambiamenti conserva la propria forma; quando troppe relazioni cambiano insieme può emergere una configurazione diversa. Il caos diventa allora anche il nome che diamo a ciò che ancora fatichiamo a leggere mentre sta cambiando.
Forse è questo che rende così contemporaneo il tema scelto dal Festivalfilosofia. Mentre un mondo continua a esistere e un altro cerca lentamente la propria forma, migliaia di persone si siedono in una piazza per ascoltare qualcuno che pensa.
Quando le vecchie risposte perdono forza, ricomincia la ricerca delle domande profonde.
NOTE
- Caos e cosmo – Nel pensiero greco chaos indica originariamente un’apertura, uno spazio primordiale. In Esiodo precede la formazione del cosmo, termine che rimanda invece a un mondo ordinato.
- Festivalfilosofia – Nato nel 2001, si svolge ogni anno tra Modena, Carpi e Sassuolo. L’edizione 2026, dal 18 al 20 settembre, è la ventiseiesima ed è dedicata al tema “Caos”.
- Ultimi maestri – Nel programma 2026 Massimo Cacciari e Roberto Esposito discutono in un incontro dal titolo Ultimi maestri, dedicato anche alla trasformazione del ruolo delle grandi figure filosofiche nel presente. La traccia del programma lo collega alla domanda sulla fine di una generazione filosofica e al mutamento dei paradigmi.
- Dal caos al cosmo, e ritorno – La formula compare nel titolo della lezione di Serenella Iovino, Gli animali che ti porti dentro. Un racconto della mente dal caos al cosmo, e ritorno. Nell’articolo il “ritorno” viene assunto come spunto per interrogare il carattere non definitivo degli ordini che si formano.
- Soglia ed ecosistema – Nell’articolo i termini sono usati come strumenti interpretativi: la soglia indica la fase nella quale una configurazione perde progressivamente stabilità mentre quella successiva deve ancora consolidarsi; l’ecosistema è inteso come insieme dinamico di relazioni.
Per saperne di più
- Esiodo, Teogonia – Il punto di partenza. Il celebre «prima di tutto fu Chaos» permette di tornare alla radice occidentale del concetto prima delle successive interpretazioni.
- Massimo Cacciari, Dell’Inizio, Adelphi – Più impegnativo, ma utile per approfondire filosoficamente il problema dell’origine e del rapporto tra principio e divenire.
- Umberto Curi, Polemos. Filosofia come guerra, Bollati Boringhieri – Per il rapporto fra conflitto, differenza e pensiero; particolarmente pertinente perché Curi è presente nel programma del Festival sul tema Polemos.
- Ilya Prigogine, Isabelle Stengers, Order Out of Chaos, Bantam Books – Un classico per comprendere come disordine, instabilità e trasformazione possano essere pensati anche fuori dalla filosofia in senso stretto.
- James Gleick, Chaos: Making a New Science, Viking – Una porta d’ingresso molto leggibile alla teoria del caos, dai sistemi dinamici all’idea che piccole variazioni possano produrre conseguenze molto grandi.
Immagine in apertura Il caos
Il caos come origine, trasformazione e possibilità di una nuova forma. Ricostruzione visiva ispirata alla tradizione figurativa occidentale. (Immagine creata con IA. Orchestratore: Eko)
