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DIARIO – ARTE E CULTURA

L’AFFAIRE MEDICI * Dai tombaroli ai grandi musei

REDAZIONE  *  11 Settembre 2026

 

L’AFFAIRE MEDICI

Dai tombaroli ai grandi musei: anatomia di un traffico internazionale

 

Un incidente stradale, alcune fotografie, un foglio pieno di nomi. Nell’estate del 1995 comincia così a emergere una filiera che dalle necropoli italiane conduce al mercato internazionale delle antichità. Giacomo Medici ne diventerà il protagonista giudiziario, ma le indagini mostreranno un sistema assai più vasto: tombaroli, intermediari, mercanti, collezionisti e opere arrivate fino ad alcuni dei maggiori musei del mondo.

 

Agosto 1995. Pasquale Camera, ex funzionario doganale già conosciuto dagli investigatori che lavorano sul traffico clandestino di reperti archeologici, muore in un incidente stradale. Nell’automobile vengono trovate fotografie di antichità. Le indagini portano ad altri documenti e infine a un foglio manoscritto dallo stesso Camera: una sorta di organigramma del traffico, con nomi e collegamenti che dai tombaroli salgono attraverso intermediari e mercanti verso il mercato internazionale. Tra quei nomi compaiono Giacomo Medici, Gianfranco Becchina e Robert Hecht.

La storia era cominciata molti anni prima. Medici commercia antichità a Roma dagli anni Sessanta. Nel 1967 viene condannato per ricettazione di reperti archeologici; l’anno successivo apre Antiquaria Romana e sviluppa la propria attività anche sulla piazza svizzera. In quegli anni entra in rapporto con Robert Hecht, mercante americano di antichità attivo tra Europa e Stati Uniti.

Alla base della filiera ci sono i tombaroli. Scavano clandestinamente necropoli e siti archeologici e riforniscono gli intermediari. Il reperto passa di mano, attraversa frontiere, viene restaurato e può transitare attraverso mercanti, gallerie, collezioni o case d’asta. Più il percorso si allunga, più diventa difficile risalire al punto di partenza.

Il caso più celebre è il cratere attico di Eufronio con la morte di Sarpedonte. Proveniente da uno scavo clandestino a Cerveteri, passa attraverso Medici e Hecht e nel 1972 viene acquistato dal Metropolitan Museum di New York per un milione di dollari, una cifra allora eccezionale. Un reperto uscito clandestinamente da una tomba etrusca era arrivato in uno dei maggiori musei del mondo.

Il 13 settembre 1995 la polizia svizzera e gli investigatori italiani entrano nei depositi utilizzati da Medici al Porto Franco di Ginevra. Vengono sequestrati migliaia di reperti e, soprattutto, migliaia di fotografie, documenti commerciali e annotazioni. Le Polaroid mostrano vasi ancora sporchi di terra, frammenti prima del restauro, oggetti nelle diverse fasi del loro percorso. Permettono di confrontare il reperto appena scavato con quello ricomparso successivamente restaurato sul mercato. La filiera costruita per allontanare l’oggetto dalla propria origine aveva conservato, quasi involontariamente, il proprio archivio.

Seguendo fotografie e documenti, gli investigatori ricostruiscono numerosi passaggi. Accanto a Medici compaiono Robert Hecht, Robin Symes, Frieda Tchacos, Nikolas Koutoulakis, grandi collezionisti e opere successivamente identificate nelle raccolte del Metropolitan, del J. Paul Getty Museum, del Museum of Fine Arts di Boston e del Cleveland Museum of Art.

Il quadro si allarga ancora. Gianfranco Becchina, mercante siciliano attivo da Basilea, rappresenta un altro importante nodo. Nei suoi archivi vengono trovate altre migliaia di fotografie e documenti. Medici non era dunque l’unico grande operatore italiano: esistevano altre reti, fornitori e intermediari attraverso i quali i reperti potevano uscire dall’Italia e raggiungere il mercato internazionale.

Ricostruzione visiva di un incontro tra una curatrice museale e investigatori italiani durante le verifiche sulla provenienza di reperti archeologici. (Immagine prodotta con IA. Orchestratore Eko)

Il procedimento contro Medici intanto prosegue. Arrestato nel 1997, viene condannato in primo grado nel dicembre 2004 a dieci anni di reclusione. Dopo l’appello, il 7 dicembre 2011 la Cassazione rende definitiva la condanna a otto anni.

L’indagine aveva raggiunto anche altri protagonisti. Nel 2005 vengono rinviati a giudizio Marion True, per quasi vent’anni curatrice delle antichità del Getty Museum, Robert Hecht e altri imputati. Il processo contro True termina nell’ottobre 2010 per prescrizione; quello contro Hecht si chiude nel gennaio 2012 per la stessa ragione. Non arriverà nei loro confronti una sentenza sul merito. Hecht morirà poche settimane dopo, a 92 anni.

Restano così due fotografie difficili da sovrapporre: da una parte una rete internazionale ricostruita attraverso migliaia di reperti, immagini, documenti e passaggi commerciali; dall’altra gli esiti giudiziari effettivamente raggiunti.

Intanto comincia il viaggio inverso. Le prove raccolte dagli investigatori sostengono l’azione dello Stato italiano, alla quale si affiancano negoziati e interventi di diplomazia culturale con musei e autorità straniere. Nel 2008 il cratere di Eufronio torna in Italia. Il Getty accetta la restituzione di quaranta opere; Boston e altre istituzioni restituiscono altri reperti.

Il conto complessivo rimane impossibile da chiudere. Le migliaia di oggetti sequestrati a Ginevra erano ancora nella disponibilità di Medici; molti altri erano già entrati nel mercato. A questi si aggiungono gli archivi Becchina, le altre reti e gli oggetti dei quali non è rimasta documentazione conosciuta. Sappiamo ciò che è stato recuperato. Non sappiamo quanti reperti siano complessivamente usciti clandestinamente dall’Italia in quei decenni.

Un ruolo centrale appartiene al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, nato nel 1969, primo reparto di polizia specializzato al mondo nel settore e divenuto un riferimento nella cooperazione internazionale contro il traffico illecito di beni culturali.

Ma la storia non finisce con Medici. Nel 2023 l’operazione Canusium dei Carabinieri TPC ha ricostruito ancora una filiera partita dagli scavi clandestini e passata attraverso ricettatori, intermediari e trafficanti internazionali fino al mercato estero.

Sono trascorsi quasi trent’anni dall’incidente di Pasquale Camera. Gli uomini sono cambiati, i controlli sulle provenienze sono diventati più rigorosi e molti reperti sono tornati in Italia. I tombaroli, però, continuano a scavare.

Quanto era realmente grande il traffico del quale l’affaire Medici ha mostrato una parte? Quanto del patrimonio uscito clandestinamente è tornato?

E se ancora oggi qualcuno scava clandestinamente una necropoli e trova chi è disposto a comprare ciò che porta alla luce, resta una domanda molto semplice: chi c’è dall’altra parte

NOTE

  1. Pasquale Camera e l’organigramma
    La morte di Pasquale Camera nell’agosto 1995 e il successivo ritrovamento della documentazione da lui raccolta furono uno dei passaggi decisivi dell’indagine che condusse verso il circuito internazionale del traffico di antichità.
  2. Il cratere di Eufronio
    Capolavoro della ceramica attica a figure rosse, firmato dal vasaio Euxitheos e dal pittore Eufronio, raffigura la morte di Sarpedonte. Acquistato dal Metropolitan Museum nel 1972 per un milione di dollari, è rientrato definitivamente in Italia nel 2008.
  3. Il Porto Franco di Ginevra
    I depositi utilizzati da Medici contenevano migliaia di reperti, fotografie e documenti. Le immagini di oggetti prima e dopo il restauro permisero agli investigatori di ricostruire numerosi passaggi della filiera clandestina.
  4. Il Comando Carabinieri TPC
    Istituito nel 1969, precedette di un anno la Convenzione UNESCO di Parigi del 1970. È il reparto specializzato dell’Arma per la tutela del patrimonio culturale e opera anche attraverso una vasta banca dati dei beni illecitamente sottratti.
  5. Le restituzioni
    Le indagini furono seguite da negoziati dello Stato italiano con musei e istituzioni straniere. Tra gli accordi più importanti quelli con il Metropolitan Museum e il J. Paul Getty Museum, che portarono al rientro in Italia di numerosi reperti.

PER SAPERNE DI PIÙ

Peter Watson, Cecilia Todeschini, The Medici Conspiracy. The Illicit Journey of Looted Antiquities, from Italy’s Tomb Raiders to the World’s Greatest Museums, PublicAffairs, 2006.

Fabio Isman, I predatori dell’arte perduta. Il saccheggio dell’archeologia in Italia, Skira, Milano, 2009-2010.

Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, pubblicazioni e documentazione sulla tutela, il recupero e il traffico illecito dei beni culturali.

Vernon Silver, The Lost Chalice. The Epic Hunt for a Priceless Masterpiece, William Morrow, New York, 2009.

Neil Brodie e Trafficking Culture, studi e case studies sul traffico internazionale delle antichità e sul caso Giacomo Medici.

 

Immagine di apertura    Ricostruzione visiva dell’incidente del 1995 che diede avvio a una serie di indagini sul traffico internazionale di reperti archeologici (Immagine prodotta con IA. Orchestratore Eko).

 

 

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