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DIARIO – ARTE E CULTURA

L’ARTE A ROMA NEGLI ANNI ’80

DANIS AUDINO  *  Roma 4 Settembre 2026

 

L’ARTE A ROMA NEGLI ANNI ‘80

 

Dopo gli anni della paura Roma entra negli Ottanta e cambia ritmo. Arte, moda, design, gioielleria, televisione e mercato cominciano a incrociarsi mentre il Made in Italy guarda al mondo. La città conserva i suoi luoghi, ma l’ecosistema che li attraversa ha ormai superato i suoi confini.

 

Chi torna a Roma all’inizio degli anni Ottanta, dopo qualche anno di assenza, ritrova la stessa città, ma non lo stesso tempo. Gli anni Settanta hanno lasciato terrorismo, criminalità, crisi petrolifere, inflazione e una politica che sembra occupare ogni spazio. Ora quella pressione si allenta. Tornano la voglia di uscire, di comprare, di divertirsi. Il denaro circola, il contante non conosce ancora i limiti che arriveranno negli anni Novanta e le vetrine tornano a essere una promessa.

Basta attraversare il centro. In Via del Corso la politica ha uno dei suoi luoghi nella sede del PSI; poco più avanti comincia il Tridente. Via del Babuino conserva antiquari e mercanti d’arte mentre avanzano le grandi firme della moda; a pochi passi Via Margutta mantiene il suo tessuto di studi e gallerie. Mondi diversi abitano strade contigue e finiscono inevitabilmente per incontrarsi.

Anche dentro le gallerie qualcosa cambia. L’Attico continua la propria ricerca, mentre altri spazi si aprono alla nuova pittura e al mercato internazionale o mantengono vivo il rapporto con il concettuale e l’Arte Povera. La Transavanguardia riporta al centro pittura, gesto e citazione; l’Anacronismo recupera forma, tecnica e memoria classica. Nel 1980 Paolo Portoghesi intitola la prima Biennale di Architettura La presenza del passato: il Postmoderno rompe la linearità del moderno e restituisce spazio alla storia, alla citazione, all’ornamento. Linguaggi differenti respirano la stessa aria.

A San Lorenzo la trasformazione assume una forma tutta romana. Negli spazi abbandonati del Pastificio Cerere si raccolgono artisti che lavorano fianco a fianco, ciascuno seguendo la propria ricerca. Non c’è un manifesto comune: prima vengono gli atelier, il lavoro, la vicinanza. Nel 1984 Ateliers di Achille Bonito Oliva porta la critica dentro quegli stessi spazi. La città continua a generare arte attraverso i propri luoghi.

Ma le gallerie raccontano ormai soltanto una parte della storia. Roma è ancora capitale dell’alta moda, della gioielleria e dell’artigianato di qualità. Accademie e scuole di design mettono in contatto formazione e produzione, mentre ambienti creativi differenti si frequentano e si contaminano. Anche la gioielleria sperimenta il modello che ha trasformato la moda: tendenze, collezioni, sfilate, fiere. Intergold raccoglie quella spinta e la porta sulla scena internazionale, mentre l’oreficeria italiana vive una stagione di eccezionale forza produttiva ed esportatrice.

Milano corre nella stessa direzione con un passo diverso. Moda, industria, pubblicità, arredamento e design trovano lì una straordinaria concentrazione. Nel 1981 Memphis, attorno a Ettore Sottsass, impone rapidamente un linguaggio riconoscibile nel mondo. Anche l’automobile parla italiano: dalla Panda di Giugiaro alla Lancia Thema, fino alla Ferrari Testarossa e alla F40. Oggetti diversissimi, nei quali progetto e immagine diventano un valore riconoscibile.

La televisione accelera tutto. Le emittenti private moltiplicano programmi, pubblicità e modelli di vita. Nel 1984 alcuni pretori oscurano le reti Fininvest in diverse città; la reazione del pubblico e il rapido intervento del governo mostrano quanto quel nuovo modo di guardare il mondo sia già entrato nella vita quotidiana. Il consumo non vive più soltanto nelle vetrine: arriva ogni sera dentro casa.

Anche la politica intercetta il cambiamento. Nel 1982 il PSI riunisce a Firenze imprenditori e politici attorno a un titolo che contiene già un programma: Made in Italy: l’azienda Italia nel mondo. L’Italia esporta prodotti e insieme ai prodotti esporta un’immagine. Moda, design, gioielleria e industria diventano espressioni diverse di una creatività riconoscibile oltre i confini nazionali.

Fuori dall’Italia il vento soffia nella stessa direzione. Margaret Thatcher governa la Gran Bretagna dal 1979, Ronald Reagan gli Stati Uniti dal 1981. Mercato, iniziativa privata, comunicazione e successo individuale attraversano l’Occidente. L’Italia entra in questa corrente con una propria voce e Roma, pur conservando la propria identità, non può più essere letta entro i soli confini della città.

Fiere, biennali, sfilate, televisioni e riviste fanno circolare opere, oggetti, immagini e denaro. Le distanze geografiche restano, quelle culturali ed economiche si accorciano.

Nessuno dirige quel movimento. Pittori, architetti, stilisti, designer, artigiani e imprenditori seguono strade proprie. Eppure quelle strade continuano a incrociarsi.

È lo Zeitgeist, lo spirito del tempo.

Gli anni Settanta hanno concentrato enormi energie nel conflitto politico e sociale. Negli Ottanta quelle energie cambiano direzione. Tornano il desiderio, il progetto, il consumo, l’immagine, la ricerca del successo. I media amplificano ciò che la creatività produce, il mercato lo trasforma in valore, il successo internazionale alimenta nuova produzione. L’ecosistema acquista velocità.

Roma resta riconoscibile nei suoi luoghi: San Lorenzo, Via Margutta, Via del Babuino, il Tridente. Ma quei luoghi sono ormai attraversati da flussi che arrivano da molto più lontano e ripartono verso il mondo.

Note

  1. Postmoderno e Portoghesi. Nel 1980 Paolo Portoghesi dirige la prima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, La presenza del passato. La Strada Novissima, con venti facciate progettate da architetti internazionali, diventa uno dei momenti emblematici del dibattito postmoderno.
  2. Il Pastificio Cerere. Gli atelier dell’ex Pastificio di San Lorenzo diventano negli anni Ottanta uno dei nuovi nodi dell’arte romana. La mostra Ateliers, curata da Achille Bonito Oliva nel 1984, contribuisce alla loro affermazione critica. La definizione successiva di “Scuola di San Lorenzo” non corrisponde a un manifesto unitario degli artisti.
  3. Gioielleria e Intergold. Il tentativo di trasferire alla gioielleria il sistema delle tendenze proprio della moda — stilista, collezione, sfilata, produzione — viene sperimentato in Italia negli anni Ottanta e trova una proiezione internazionale nelle iniziative Intergold. Per l’esperienza italiana e la partecipazione alle iniziative Intergold: testimonianza di Sergio Ansuini, stilista e docente di stilismo di gioielleria, protagonista diretto di quella stagione.
  4. Le televisioni private. Nell’ottobre 1984 i pretori di Roma, Torino e Pescara intervengono contro l’interconnessione nazionale delle reti Fininvest. Il governo Craxi risponde pochi giorni dopo con un decreto che consente provvisoriamente le trasmissioni. Le cronache dell’epoca documentano anche la forte reazione del pubblico
  5. Il contante. Negli anni Ottanta non esiste ancora il limite generale ai trasferimenti in contanti tra privati introdotto dalla legislazione antiriciclaggio del 1991. Nel testo il riferimento al contante va quindi letto come elemento del costume economico dell’epoca.

Per saperne di più

  • Achille Bonito Oliva, La Transavanguardia italiana, Giancarlo Politi Editore.
  • Paolo Portoghesi (a cura di), La presenza del passato. Prima mostra internazionale di architettura, Biennale di Venezia, 1980.
  • La Scuola di San Lorenzo. Una Factory romana, catalogo, Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi.
  • Lea-Catherine Szacka, Exhibiting the Postmodern: The 1980 Venice Architecture Biennale, Marsilio.
  • L. Gagliardini, Spazi, gallerie, azioni e contesti di ricerca a Roma negli anni Ottanta, tesi di dottorato, Sapienza Università di Roma.

 

IN APERTURA   Roma negli anni ’80 Ricostruzione visiva dell’atmosfera culturale e mondana della città, tra arte, moda e nuove forme della creatività italiana ( immagine prodotta con IA – Orchestratore Eko)

 

 

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