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DIARIO – ARTE E CULTURA

L’ORO DEL GOTICO

DANIS AUDINO  *  Roma 4 Settembre 2026

 

L’ORO NEL GOTICO

 

Nel Gotico l’oro torna a circolare in Europa lungo vie africane, mediterranee e centro-europee. Ma insieme all’oro si muovono uomini, denaro, tecniche, idee e forme. Seguendo un reliquiario realizzato a Orvieto nel 1338 appare un continente che sta trasformando i propri movimenti in una rete

 

Orvieto, 1338. Nel Duomo ancora in costruzione Ugolino di Vieri osserva il grande reliquiario appena terminato per custodire il corporale macchiato di sangue del miracolo di Bolsena. È arrivato da Siena con i suoi collaboratori; davanti a lui è il vescovo Tramo Monaldeschi, uno dei committenti. L’opera è costata 1.374 fiorini.

Basta chiedersi da dove siano arrivati il metallo, il denaro, gli uomini e le forme per vedere apparire, dietro il reliquiario, un mondo intero.

Nel Romanico avevamo lasciato un’Europa povera d’oro. Il metallo si concentrava nei tesori delle abbazie, delle cattedrali e delle corti; veniva custodito, lavorato, rifuso. Ora le vie si moltiplicano.

A sud c’è l’immenso serbatoio dell’Africa occidentale. Gli europei non raggiungono direttamente le miniere: fra loro e l’oro c’è il Sahara. Ma il Sahara è un mare. Lo attraversano le carovane e lungo le sue rotte viaggiano oro, avorio, schiavi, sale e merci. Verso occidente raggiungono il Maghreb, verso oriente l’Egitto.

Nel 1324 Mansa Musa rende quasi visibile questo movimento. Dal Mali attraversa il Sahara con il suo immenso seguito, raggiunge l’Egitto mamelucco e prosegue verso la Mecca. Porta e distribuisce tanto oro da lasciare traccia nelle cronache e nei mercati.

Sul Mediterraneo altri uomini intercettano quei flussi. Genova guarda anche al Maghreb; Venezia a Bisanzio, al Levante e all’Egitto. Le Crociate portano guerra, razzie e bottino, ma dietro gli eserciti rimangono porti, privilegi e commerci. L’Outremer continua a comunicare con l’Europa.

Nel 1204 il saccheggio di Costantinopoli sposta materialmente verso Occidente una parte delle ricchezze accumulate per secoli nel grande centro bizantino. Altri nodi intanto crescono, altre vie acquistano forza.

Presto non è più necessario che si muova sempre il metallo. Si muove il valore. Ordini religiosi e militari, mercanti e compagnie fanno percorrere alla ricchezza distanze sempre maggiori. Nel 1252 Firenze batte il fiorino e Genova il genovino; Venezia seguirà con il ducato. Nel Trecento una nuova corrente arriva dalle miniere dell’Europa centro-orientale, soprattutto dal regno d’Ungheria e dalla Transilvania.

Corona di San Venceslao (foto Pacovsky Wikimedia Commons cc BY-SA 4.0)

L’oro gira.

Già nel Romanico gli uomini percorrevano l’Europa. Pellegrini verso Santiago, Roma e Gerusalemme, monaci, mercanti e maestranze seguivano grandi direttrici e raggiungevano centri relativamente stabili. Ora i percorsi si moltiplicano, si incrociano, cambiano direzione.

Le strozzature della frammentazione feudale non scompaiono, ma vengono progressivamente ridimensionate dalla crescita delle monarchie e dalla forza delle città mercantili. Strade, mercati, porti e monete collegano spazi sempre più vasti.

Si muovono i mercanti e i pellegrini, gli uomini di corte e di Chiesa, gli ambasciatori e gli uomini di cultura. Un poeta esule può attraversare città e signorie portando con sé lingua, idee e relazioni.

Si muovono i maestri dei grandi cantieri. Le nuove cattedrali richiedono conoscenze capaci di governare pesi e spinte sempre più ardite. Geometrie, tecniche e soluzioni passano da un cantiere all’altro insieme agli uomini che le conoscono. Sulle pietre rimangono i segni del loro lavoro.

Poco lontano anche l’orafo comincia a lasciare il proprio segno sul metallo.

L’oro gira. Gli uomini si muovono. Le forme li seguono.

Il Reliquiario di Orvieto porta il nome di Ugolino e dei suoi soci orafi senesi. Dietro l’opera c’è una bottega capace di riunire competenze diverse; intorno alla bottega una corporazione ormai forte regola il mestiere, controlla il metallo e tutela uomini e reputazioni.

Tra Duecento e Trecento si diffondono i punzoni. Il titolo viene garantito e progressivamente il maestro diventa riconoscibile attraverso il proprio marchio. Come la pietra conserva il segno di chi l’ha lavorata, l’oro comincia a portare con sé l’identità e la responsabilità dell’orafo.

Siena è uno dei grandi centri dell’oreficeria gotica. Guccio di Mannaia firma alla fine del Duecento il calice realizzato per Niccolò IV; pochi decenni dopo Ugolino lavora a Orvieto. Altri maestri senesi raggiungono Napoli e Avignone.

Guccio di Mannaia, Calice di Niccolò IV 1288-1292 c.ca argento dorato e smalti traslucidi. Assisi- Museo del tesoro della Basilica di San Francesco (Foto TimeForLunch Wikimedia Commons cc BY-SA 4.0)

Con il papato Avignone concentra denaro, potere e committenza. Arrivano gli artefici. Gli uomini si incontrano e con loro viaggiano tecniche e linguaggi.

Le opere ne conservano le tracce. Nel reliquiario di Ugolino l’architettura della cattedrale, la pittura senese, la scultura e il lavoro dell’orafo finiscono per parlare la stessa lingua.

Talvolta è lo stesso uomo ad attraversare mondi diversi. Lando di Pietro è orafo, scultore, architetto e ingegnere. Il Gotico è ancora nel pieno della sua forza, ma i confini fra le competenze cominciano ad aprirsi.

Soffiano già i primi venti del Rinascimento.

Intanto il movimento esce dalle chiese. Viaggiano lane, sete, pellicce e coloranti; cambiano abiti e acconciature. L’orafo lavora per l’altare ma anche per il corpo e per la casa. Alla grande committenza ecclesiastica si affiancano sovrani, corti, comuni, corporazioni e mercanti.

L’oro sacro continua a splendere. Accanto ad esso cresce l’oro profano.

Commercio, moneta, credito, città, cantieri, botteghe, committenza e arti si incrociano e acquistano velocità. Le relazioni si infittiscono e cominciano ad alimentarsi reciprocamente.

Il vortice ha preso forma.

Nessuno lo ha progettato e nessuno lo governa. Papi, monarchi, mercanti, vescovi, maestri e artisti perseguono fini differenti, ma l’insieme delle loro relazioni ha ormai acquistato una fisionomia propria.

È lo spirito del tempo che diventa visibile.

La Guerra dei Cent’anni sconvolge territori e commerci. La Peste nera falcia uomini, svuota botteghe e cantieri, altera ricchezze e rapporti sociali. Alcuni nodi perdono forza, altri ne acquistano. Il movimento cambia direzione, ma non si ferma.

Torniamo a Orvieto.

Ugolino è ancora davanti al suo reliquiario. Ora, dietro quell’oggetto, possiamo intravedere il Mali e il Sahara, l’Egitto e il Mediterraneo, Costantinopoli, il fiorino e il mercante, Siena e Avignone, il vescovo e la corporazione, il pittore e il costruttore della cattedrale.

Nel Romanico avevamo seguito l’oro lungo grandi direttrici. Nel Gotico quelle correnti si moltiplicano, si incrociano e diventano una rete.

E mentre il vortice gotico raggiunge la propria fisionomia, al suo interno soffiano già i venti di quello successivo.

NOTE

  1. Il Corporale di Bolsena
    Il corporale è il telo liturgico sul quale vengono posti il calice e l’ostia durante la celebrazione eucaristica. Secondo la tradizione, durante una Messa celebrata a Bolsena da Pietro da Praga, il sangue fuoriuscito dall’ostia consacrata macchiò il corporale. La reliquia fu trasferita a Orvieto. Il miracolo è tradizionalmente collegato all’istituzione della festa del Corpus Domini da parte di Urbano IV nel 1264.
  2. Mansa Musa e l’oro del Mali
    Mansa Musa, sovrano del Mali, compì il pellegrinaggio alla Mecca nel 1324-1325 attraversando il Sahara e l’Egitto. Le fonti ricordano l’eccezionale quantità d’oro distribuita durante il viaggio e gli effetti che essa avrebbe avuto sul mercato egiziano.
  3. Fiorino, genovino e ducato
    Firenze e Genova introdussero importanti monete auree nel 1252. Venezia iniziò a coniare il ducato d’oro nel 1284. La ripresa della monetazione aurea occidentale testimonia l’ampliamento dei circuiti economici e della disponibilità di oro.
  4. Segni sulla pietra e punzoni sull’oro
    Nei cantieri medievali i segni incisi sulle pietre permettevano anche di riconoscere il lavoro degli artefici. Quasi contemporaneamente l’oreficeria sviluppa sistemi sempre più precisi di identificazione e garanzia: a Parigi lo statuto degli orafi del 1260 disciplina il titolo dei metalli; nel 1275 viene prescritto il punzone della comunità per l’argento e nel 1313 la disposizione viene estesa all’oro. Ad Avignone l’uso del punzone è documentato prima del 1317; nel 1355 in Francia viene imposto anche un punzone personale del maestro. Funzioni diverse, ma una stessa esigenza crescente: rendere riconoscibili lavoro, provenienza e responsabilità mentre uomini e oggetti circolano.
  5. Lando di Pietro
    Lando di Pietro, attivo fra XIII e XIV secolo, riunì competenze di orafo, scultore, architetto e ingegnere. Figure di questo tipo mostrano come già nel mondo gotico i confini fra attività artistiche e tecniche potessero essere permeabili.

PER SAPERNE DI PIU’

  1. Enrico Castelnuovo, Giuseppe Sergi (a cura di), Arti e storia nel Medioevo, Einaudi.
  2. Jacques Le Goff, La civiltà dell’Occidente medievale, Einaudi.
  3. Georges Duby, Il tempo delle cattedrali, Einaudi.
  4. Peter Spufford, Money and Its Use in Medieval Europe, Cambridge University Press.
  5. Marian Campbell, An Introduction to Medieval Enamels, Victoria and Albert Museum.

IMMAGINE IN APERTURA

  Orvieto, 1338. Ricostruzione di Ugolino di Vieri davanti al Reliquiario del Corporale, alla presenza del vescovo Tramo Monaldeschi e di un esponente della famiglia Monaldeschi. Il piatto con i fiorini richiama il pagamento documentato dell’opera e non riproduce uno specifico episodio attestato. Abbigliamento, paramenti e ambientazione sono ricostruiti sulla base della documentazione storica e figurativa coeva. Immagine creata con IA. Orchestratore Eko.

 

 

 

 

 

 

 

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