ROBOT E IA * La grande convergenza
SERGIO ANSUINI * Roma 4 Settembre 2026
ROBOTICA E IA: LA GRANDE CONVERGENZA
Quando pensiamo a un robot continuiamo quasi sempre a dargli il nostro corpo. Due gambe, due braccia, un volto, magari una voce rassicurante. È l’immagine più immediata: l’umanoide che entra in casa, riordina, porta il caffè, conversa con una signora anziana e le ricorda un appuntamento.
Ma basta cambiare ambiente perché quell’immagine perda significato.
In un ospedale un robot può muoversi su ruote e trasportare farmaci e campioni. Tra le macerie di un terremoto può servire una macchina bassa e robusta, capace di entrare dove un uomo rischierebbe la vita. Sul campo di battaglia una piattaforma può evacuare un ferito senza avere né volto né gambe. La forma umana non è più il modello: è la funzione a determinare il corpo.

L’antropomorfismo condiziona non soltanto il modo in cui immaginiamo l’intelligenza delle macchine, ma anche il corpo che attribuiamo loro. Liberarsene allarga il campo. Il robot può avere quattro bracci invece di due, ruote invece di gambe, telecamere invece di occhi. Può essere costruito intorno al compito che deve svolgere.
Ed è qui che l’incontro con l’intelligenza artificiale cambia la prospettiva.
Torniamo alla casa. La signora anziana vive sola. Il robot conversa con lei, prende un oggetto, controlla alcune funzioni domestiche. Un giorno la signora cade. La macchina rileva l’evento, la raggiunge e attiva l’assistenza. Sollevarla potrebbe essere pericoloso: una caduta può avere provocato un trauma. Il problema non è più soltanto ciò che il robot sa fare, ma chi decide che cosa debba fare.
Il robot può allora diventare la longa manus di una rete sanitaria. Sensori e telecamere consentono di osservare la situazione; il collegamento mette la casa in contatto con un medico o una centrale assistenziale; la macchina può ricevere indicazioni, prendere un oggetto, aprire la porta ai soccorritori o compiere soltanto le azioni consentite.
Alcuni elementi esistono già. In Italia AlterEgo, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia e sperimentato con IRCCS Maugeri, permette al personale sanitario di utilizzare il robot come avatar remoto e può operare in modalità remota, autonoma e semiautonoma. Fra le prospettive c’è la continuità tra ospedale e casa.
A questo punto la domanda più semplice è anche la più importante: ma questo robot esiste già o stiamo parlando del futuro?
Entrambe le cose. Il robot completo che abbiamo immaginato non esiste ancora. Esistono però molti dei suoi pezzi: robot che lavorano negli ospedali, altri che conversano con gli anziani, sistemi che rilevano una caduta, macchine controllate a distanza, IA capaci di vedere e comprendere istruzioni, Agenti che svolgono compiti diversi. Alcune tecnologie sono già operative, altre sperimentali.
La grande convergenza comincia quando cose nate separatamente iniziano a incontrarsi. È qui che si vede insieme dove siamo e dove potremmo andare.
Il robot nella casa, infatti, non deve contenere tutta l’intelligenza che utilizza. Una parte può trovarsi nel suo corpo, un’altra nei computer dell’ospedale o in un centro di calcolo. Agenti specializzati possono svolgere compiti differenti, un orchestratore coordinarli e, quando necessario, intervengono il medico, l’infermiere o l’operatore. Il robot è il punto nel quale questo sistema distribuito acquista capacità di presenza e di azione nel mondo fisico.
Un Agente digitale può consultare una cartella clinica o attivare una procedura. Un orchestratore può coordinare più Agenti. Ma se occorre girare una maniglia, spostare una barella o raggiungere qualcuno sotto le macerie, bisogna agire sulla materia. Il robot porta l’ecosistema dell’IA oltre lo schermo.
E il problema tecnologico incontra quello sociale. In Italia gli ultrasessantacinquenni sono ormai circa un quarto della popolazione. Nell’Unione europea il bisogno di assistenza di lungo periodo cresce mentre saranno necessari milioni di lavoratori dell’assistenza in più. Un robot assistenziale potrebbe allora non essere soltanto un costoso elettrodomestico per pochi, ma uno degli strumenti capaci di consentire a una persona anziana di restare più a lungo nella propria casa.

L’idea stessa di collegare casa, robot e assistenza viene da lontano. Progetti europei come MOBISERV, GiraffPlus, KSERA e MoveCare avevano già sperimentato reti fra robot mobili, sensori domestici, telemedicina, caregiver e familiari. Oggi a quella struttura possono aggiungersi capacità che allora non esistevano o erano molto più limitate: IA generativa, sistemi agentici e una robotica capace di trasformare istruzioni in azioni fisiche sempre più articolate.
Lo stesso principio può passare dalla casa all’ospedale, dalle macerie di un terremoto al campo di battaglia. Cambiano il corpo, gli strumenti, l’autonomia e i livelli di controllo. Resta la convergenza fra intelligenza artificiale, Agenti, orchestratori, infrastrutture, robot e uomini.
Il futuro della robotica potrebbe quindi non essere popolato da copie meccaniche dell’uomo, ma da corpi diversi costruiti intorno alle funzioni che devono svolgere e collegati a intelligenze distribuite.
L’IA non acquista un corpo. Può acquistarne molti.
E il robot che porta il caffè alla signora assume allora un significato diverso. Dietro quel gesto possono esserci una rete, Agenti e competenze umane pronte a intervenire quando necessario. Il risultato più importante della grande convergenza potrebbe non essere una macchina capace di piegare le camicie, ma una persona anziana capace di continuare a vivere nella propria casa.
NOTE
- Robotica assistenziale e forma del robot
La robotica già impiegata in ambito sanitario mostra come la forma antropomorfa non sia affatto necessaria. Robot mobili come Moxi svolgono negli ospedali soprattutto funzioni logistiche — trasporto di medicinali, campioni, biancheria e materiali — liberando il personale da attività che non richiedono relazione diretta con il paziente. È un esempio significativo del principio sviluppato nell’articolo: la forma tende a seguire la funzione. - AlterEgo: dall’ospedale alla casa
AlterEgo, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia e sperimentato con IRCCS Maugeri a Milano, è particolarmente interessante perché unisce corpo robotico, autonomia parziale e telepresenza sanitaria. Può essere utilizzato come avatar remoto del professionista, che vede attraverso le telecamere del robot e interagisce a distanza; sono previste modalità remota, autonoma e semiautonoma. La continuità fra ospedale e casa compare esplicitamente fra le prospettive del progetto. Non è quindi il robot domestico descritto nell’articolo, ma costituisce un precedente concreto di uno dei suoi elementi fondamentali. - La caduta: capacità tecnica e autorizzazione all’azione
Rilevare una caduta, aprire un collegamento audio-video, avvisare familiari o una centrale e consentire il monitoraggio remoto sono capacità già mature in componenti distinti e sperimentate anche in programmi europei di assistenza domiciliare. Molto diverso è decidere autonomamente di sollevare una persona: in presenza di possibili traumi un intervento del genere può essere pericoloso. Il caso mostra bene la distinzione fra ciò che una macchina può fisicamente fare e ciò che deve essere autorizzata a fare. Le indicazioni sanitarie richiamate nella ricerca raccomandano infatti di non tentare semplicemente di rialzare una persona quando siano possibili traumi a testa, collo, schiena o anca. - Un problema demografico, non soltanto tecnologico
Al 1° gennaio 2026 l’Italia conta circa 14,8 milioni di persone con almeno 65 anni, pari al 25,1% della popolazione. Nell’Unione europea gli over 65 erano già circa 99 milioni, il 22% della popolazione, all’inizio del 2025. Secondo i dati raccolti nella ricerca, l’OMS Europa stima inoltre che nella sola UE saranno necessari 4,3 milioni di lavoratori formali dell’assistenza aggiuntivi entro il 2035; le persone bisognose di assistenza di lungo periodo potrebbero passare da circa 31 milioni nel 2019 a 38 milioni nel 2050. È questo quadro a rendere la robotica assistenziale una possibile infrastruttura sociale e non semplicemente un nuovo mercato tecnologico. - La rete di assistenza precede l’IA generativa
L’idea di collegare robot domestici, sensori, servizi sanitari, caregiver e familiari non nasce con gli attuali modelli di IA. Programmi europei come MOBISERV, GiraffPlus, KSERA e MoveCare avevano già sperimentato sistemi distribuiti di assistenza domiciliare; MOBISERV, per esempio, combinava robot mobile, sensori e monitoraggio con la possibilità di allertare i servizi in situazioni problematiche. La novità attuale sta nella possibile convergenza di quelle architetture con IA generativa, sistemi agentici e capacità robotiche di manipolazione più generali. - Agenti, orchestrazione e corpo fisico
La terminologia tecnica oggi utilizzata comprende espressioni come Physical AI, Embodied Agents, modelli Vision-Language-Action e Agentic Robotics. Il principio comune è che elaborazione e Il robot può essere interpretato come un nodo fisicamente operativo di un sistema di IA distribuito. coordinamento non debbano necessariamente risiedere interamente nel corpo della macchina: alcune funzioni possono essere locali, altre affidate a sistemi remoti. Il corpo robotico diventa così l’interfaccia attraverso la quale decisioni e istruzioni producono effetti nel mondo materiale. - Dove finisce il presente e comincia lo scenario
Non esiste oggi un singolo robot commerciale che riunisca tutte le capacità descritte nell’articolo. Esistono separatamente robot sociali, sistemi di telepresenza sanitaria, robot logistici ospedalieri, manipolazione fisica, IA generativa e prime architetture agentiche. La convergenza completa resta parziale e alcune capacità sono ancora sperimentali. Lo scenario proposto nell’articolo non descrive quindi un prodotto esistente: esplora la possibile convergenza di tecnologie già operative o in sviluppo
PER SAPERNE DI PIÙ
Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) – AlterEgo
Documentazione e pubblicazioni sul progetto AlterEgo, sulla teleoperazione e sulle applicazioni assistenziali. È uno dei riferimenti più vicini al rapporto fra corpo robotico e presenza remota del sanitario richiamato nell’articolo.
IRCCS Istituti Clinici Scientifici Maugeri – Robotica e teleassistenza
Materiali sulle sperimentazioni cliniche con AlterEgo e sulle prospettive di continuità assistenziale fra struttura sanitaria e domicilio.
World Health Organization – Ageing and health
Dati e analisi sull’invecchiamento della popolazione, sull’assistenza di lungo periodo e sulle conseguenze per i sistemi sanitari e sociali.
European Commission – CORDIS: MOBISERV, GiraffPlus, KSERA, MoveCare
La documentazione dei programmi europei permette di ricostruire l’evoluzione dei sistemi di assistenza distribuita che collegano robot, sensori domestici, telemedicina, caregiver e familiari.
International Federation of Robotics – World Robotics: Service Robots
Rapporti e dati sulla diffusione, sulle applicazioni e sull’evoluzione della robotica di servizio professionale e personale.
- Ma, Z. Song, Y. Zhuang, J. Hao, I. King, A Survey on Vision-Language-Action Models for Embodied AI, IEEE Transactions on Neural Networks and Learning Systems, 2026.
Una rassegna sui modelli che collegano visione, linguaggio e azione. Aiuta a comprendere il passaggio dall’IA che interpreta informazioni all’IA che, attraverso un robot, può trasformare un’istruzione in un’azione nel mondo fisico. - Cui, Y. Li, X. Yang et al., Humanoid Robot-Assisted Support for Health Care in Older Adults: Systematic Scoping Review, JMIR Aging, 2026.
Una rassegna sistematica degli studi sull’impiego dei robot umanoidi nell’assistenza agli anziani. Esamina applicazioni, risultati e limiti, mostrando un settore già concreto ma ancora lontano da una robotica assistenziale pienamente autonoma.
IN APERTURA
Un robot umanoide assiste una persona anziana nella sua casa. Immagine prodotta con IA; ideazione e orchestrazione Eko.
