Salta al contenuto principale

DIARIO – ARTE E CULTURA

L’ORO DEL ROMANICO

DANIS AUDINO *  Roma 28 Agosto 2026

 

L’ORO DEL ROMANICO

 

Tra l’anno Mille e il XII secolo l’Europa cambia lentamente volto. L’oro, raro in Occidente ma continuamente cercato, scambiato e trasformato, permette di seguirne i movimenti e di scoprire un mondo molto meno immobile di quanto siamo abituati a immaginare.

 

L’anno Mille non gode di buona fama. Nell’immaginario comune è ancora un tempo di castelli, feudatari, guerre, città povere e strade insicure. Un’Europa uscita da secoli difficili, lontana dalle grandi civiltà che avevano dominato il Mediterraneo.

Una scena sembra riassumere quel mondo. Nel gennaio del 1077 Enrico IV attraversa le Alpi e raggiunge Canossa per ottenere da Gregorio VII la revoca della scomunica. Matilde, sua cugina e grande feudataria, è dalla parte del papa. Imperatore, pontefice, castello, vassalli, cavalieri: l’XI secolo sembra ancora racchiuso in un sistema nel quale terra, guerra e fedeltà personali decidono gli equilibri del potere.

Basta però seguire l’oro perché il paesaggio cominci a cambiare.

L’Europa occidentale ne possiede relativamente poco. La sua economia monetaria si fonda soprattutto sull’argento, mentre l’oro si concentra nei tesori della Chiesa e delle grandi famiglie, negli oggetti antichi, nei doni e nei bottini. Una delle sue grandi sorgenti è l’Africa occidentale, da dove attraversa il Sahara, raggiunge il Nord Africa ed entra nei circuiti commerciali del mondo islamico. Bisanzio conserva a sua volta una lunga tradizione monetaria fondata sull’oro.

L’Occidente è quindi relativamente povero del metallo, ma è collegato ai mondi nei quali esso circola. Il Mediterraneo dell’XI secolo è attraversato da guerre e conflitti religiosi, ma sulle stesse acque viaggiano mercanti, pellegrini, ambasciatori e merci. Venezia mantiene intensi rapporti con Bisanzio, Amalfi frequenta porti bizantini e islamici, mentre Pisa e Genova stanno costruendo sul mare la propria forza.

Un orafo consegna una croce processionale a un vescovo-conte: mercanti, uomini e materie raccontano le relazioni che attraversano il mondo romanico ( Ricostruzione mediante IA)

Con loro viaggia l’oro, come moneta, dono, bottino o oggetto già lavorato. E può ripartire: una moneta viene fusa, una corona smontata, un oggetto antico trasformato. In un’Europa che ne dispone poco, il metallo viene continuamente recuperato e torna nelle mani degli orafi.

È così che la scarsità può convivere con una grande oreficeria. L’oro si concentra dove esistono ricchezza e committenza: corti, monasteri, vescovi e grandi chiese. Diventa croce processionale, reliquiario, coperta di evangelario, insegna del potere. Non crea il valore della reliquia o l’autorità di chi lo indossa, ma le rende visibili.

L’oro è materia preziosa, ma è anche linguaggio.

E insieme al metallo viaggiano gli oggetti, portando con sé immagini, forme e conoscenze. Nei grandi centri dell’Impero fiorisce un’oreficeria legata alla corte e alla Chiesa, mentre Bisanzio continua a esercitare una forte attrazione sull’Occidente. Un manufatto arrivato da Costantinopoli può mostrare una forma, uno smalto, una soluzione tecnica e diventare esso stesso veicolo di conoscenza.

Venezia, pala d’oro – Madonna tra i donatori Irene e l’imperatore Giovanni II Comneno trasformato nel doge Ordelaffo Folier  – San Marco Venezia (Wikimedia public domain)

La Pala d’Oro di San Marco conserva questa relazione: elementi realizzati a Costantinopoli vengono progressivamente inseriti nell’opera veneziana.

Più a sud l’intreccio diventa ancora più evidente. I Normanni conquistano nell’Italia meridionale e in Sicilia città, commerci e strutture nelle quali continuano a vivere tradizioni bizantine e islamiche. Il nuovo potere ne utilizza uomini e conoscenze. Il manto di Ruggero II, realizzato a Palermo nel 1133-1134 con seta, oro, perle e pietre e accompagnato da un’iscrizione araba, appartiene già al regno normanno e conserva dentro di sé quel mondo mediterraneo.

L’Italia è al centro di queste relazioni. Venezia guarda verso Costantinopoli, Amalfi verso i porti bizantini e islamici, Pisa e Genova attraversano il Mediterraneo, Roma richiama pellegrini da tutta la cristianità, mentre nel Mezzogiorno s’incontrano tradizioni latine, bizantine e islamiche.

Nello stesso tempo sta crescendo un’altra forza: la città. Aumentano mercati, commerci e mestieri.

Dietro una croce o un reliquiario ci sono botteghe, strumenti, conoscenze e uomini che le trasmettono. Agli inizi del XII secolo Teofilo, nel De diversis artibus, racconta quel lavoro da vicino: fornaci e mantici, crogioli, incudini e martelli; l’oro e l’argento vengono fusi, lavorati e battuti. Gli artigiani cominciano a organizzarsi e le loro associazioni acquistano progressivamente peso nella vita economica e politica urbana.

Il castello e la grande proprietà terriera continuano a sostenere il potere feudale; la città, con mercanti e artigiani, comincia a costruirne un altro.

Nel 1164 Federico Barbarossa sconfigge Milano e l’arcivescovo Rainaldo di Dassel porta a Colonia le reliquie dei Magi. Il loro arrivo accresce il prestigio della città, richiama pellegrini e alimenta nuove committenze. Da questo ambiente nascerà il grande reliquiario dei Magi, uno dei vertici dell’oreficeria medievale.

Seguendo l’oro, l’anno Mille appare allora meno oscuro. Cristianità latina, Bisanzio e Islam restano mondi differenti e spesso nemici, ma fra loro circolano merci, oggetti, uomini e conoscenze. L’Occidente, relativamente povero d’oro, entra sempre più profondamente in queste reti e trasforma il metallo che riesce a raggiungere.

Dietro la superficie lucente di una croce o di un reliquiario appaiono così l’Africa e il Mediterraneo, mercanti e monasteri, città e botteghe, guerre e pellegrinaggi.

Il castello di Canossa è ancora lì.

Ma intorno, il mondo ha già ricominciato a muoversi.

 

NOTE

  1. L’oro dell’Africa occidentale
    Tra VIII e XI secolo le rotte transahariane collegano stabilmente le regioni aurifere dell’Africa occidentale con il Nord Africa e il Mediterraneo. L’oro è una delle principali merci di questi traffici e alimenta in particolare la domanda di metallo per la monetazione dei paesi islamici.
  2. Teofilo e la bottega orafa
    Il De diversis artibus, composto nei primi decenni del XII secolo e attribuito a Teofilo, è una delle principali fonti sulle tecniche artistiche medievali. Il terzo libro descrive strumenti e procedimenti della lavorazione dei metalli: fornaci, mantici, crogioli, incudini e martelli, fusione e lavorazione dell’oro e dell’argento, smalti e altre tecniche della bottega.
  3. La Pala d’Oro
    La Pala d’Oro di San Marco è il risultato di diverse fasi di realizzazione e trasformazione. Conserva circa 250 smalti cloisonné di tradizione bizantina ed è ornata da quasi duemila pietre e gemme. Una parte degli smalti giunse a Venezia da Costantinopoli dopo la conquista della città durante la quarta crociata del 1204.
  4. Il manto di Ruggero II
    Realizzato nelle officine reali di Palermo nel 1133-1134, è in seta ricamata in oro, con migliaia di perle, pietre ed elementi a smalto. L’iscrizione araba lungo il bordo indica l’officina reale di Palermo e l’anno 528 dell’Egira, corrispondente al 1133-1134. Il manto è oggi conservato nel Tesoro Imperiale di Vienna.
  5. Le reliquie dei Magi
    Nel 1164 Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia e cancelliere imperiale, porta da Milano a Colonia le reliquie attribuite ai Magi. Il grande reliquiario destinato a custodirle viene realizzato successivamente, tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, nell’ambiente della grande oreficeria renano-mosana.

* Riferimenti documentari per le note: Metropolitan Museum of Art; Basilica di San Marco, Venezia; Kunsthistorisches Museum, Vienna; Duomo di Colonia.

 

PER SAPERNE DI PIÙ

Teofilo, De diversis artibus, inizi XII secolo.
Una fonte quasi contemporanea all’orafo romanico. Il terzo libro è dedicato alla lavorazione dei metalli e permette di entrare concretamente nella cultura tecnica della bottega medievale.

Ibn Hawqal, Kitāb Ṣūrat al-Arḍ (La configurazione della Terra), X secolo.
Geografo e viaggiatore musulmano. Le sue descrizioni delle città, dei commerci e della Sicilia offrono uno sguardo quasi contemporaneo sul Mediterraneo dalla sponda islamica.

John Cherry, Medieval Goldsmiths, British Museum Press, 2011.
Uno studio dedicato agli orafi medievali, alle materie prime, alle tecniche, alla committenza e all’organizzazione del mestiere.

Peter Spufford, Money and Its Use in Medieval Europe, Cambridge University Press, 1988.
Un riferimento per comprendere moneta, disponibilità dei metalli preziosi e loro circolazione nell’Europa medievale.

Suzanne Collon-Gevaert, Jean Lejeune, Jacques Stiennon, A Treasury of Romanesque Art: Metalwork, Illuminations and Sculpture from the Valley of the Meuse, Phaidon, 1972.
Uno studio sulla valle della Mosa, uno dei grandi centri dell’arte e dell’oreficeria romanica europea

 

IN APERTURA   Matilde di Canossa e Gregorio VII osservano l’arrivo di Enrico IV, gennaio 1077. (Ricostruzione mediante IA).

 

 

 

 

Leave a comment