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DIARIO – ARTE E CULTURA

L’ARTE A ROMA NEGLI ANNI ’60

DANIS AUDINO  *  Roma 31 Luglio 2026

 

 ROMA NEGLI ANNI SESSANTA

L’ecosistema artistico della capitale

 

Gli anni Sessanta rappresentano uno dei momenti di massima espansione dell’ecosistema artistico romano. Le Olimpiadi del 1960, il pontificato di Giovanni XXIII, la crescita di Via Margutta e Piazza del Popolo, il ruolo delle gallerie e della Galleria Nazionale d’Arte Moderna trasformano la capitale in uno dei principali nodi culturali europei. Nella seconda metà del decennio, tuttavia, l’apertura internazionale convive con trasformazioni sociali e politiche che preparano lentamente il passaggio agli anni Settanta.

 

All’inizio degli anni Sessanta Roma vive una stagione irripetibile. Poche città europee concentrano, nello stesso momento, una simile presenza di artisti, intellettuali e protagonisti della vita culturale internazionale. Il decennio precedente aveva ricostruito il tessuto culturale della capitale; ora quella rete di relazioni cresce, si consolida e si apre definitivamente al confronto internazionale.

Chi passeggia tra Via Margutta, Piazza del Popolo, Via Veneto o Cinecittà può incontrare nello stesso pomeriggio pittori, registi, scrittori, critici e fotografi arrivati da ogni parte del mondo. Le mostre dialogano con il cinema, la moda incontra l’arte, i musei convivono con i caffè e le gallerie. Roma diventa un luogo dove linguaggi diversi finiscono continuamente per incrociarsi.

Il 1960 rende visibile al mondo un processo iniziato negli anni precedenti. Le Olimpiadi mostrano al mondo una capitale moderna, capace di affiancare al proprio patrimonio storico un’architettura proiettata nel futuro. Il Villaggio Olimpico, il Palazzetto dello Sport di Pier Luigi Nervi, il Palazzo dello Sport all’EUR e le nuove infrastrutture modificano il paesaggio urbano, mentre migliaia di atleti, giornalisti e fotografi trasformano Roma in uno dei grandi punti d’incontro internazionali di quegli anni.

Olimpiadi Roma 1960 Livio Berruti (M. De Biassi / A. Cozzi Mondadori Public Domain)

Negli stessi anni il pontificato di Giovanni XXIII e l’avvio del Concilio Vaticano II rafforzano ulteriormente il ruolo internazionale della città. Roma continua a essere il centro della cattolicità, ma diventa anche un luogo nel quale si incontrano culture, sensibilità e visioni provenienti da ogni parte del mondo. È in questo clima che l’ecosistema artistico romano raggiunge la sua piena maturità.

Tra Via Margutta e Piazza del Popolo si concentra una delle reti creative più vivaci d’Europa. Il Caffè Rosati continua a essere il punto d’incontro  di artisti, critici, galleristi, scrittori e giornalisti. Poco distante, in Via Margutta, vive Federico Fellini, mentre Cinecittà richiama attori, registi e produttori da tutto il mondo. Cinema e arti figurative finiscono così per condividere gli stessi luoghi, gli stessi incontri e, spesso, gli stessi protagonisti.

Attorno a Piazza del Popolo si sviluppa una stagione di straordinaria vitalità. La Tartaruga di Plinio De Martiis, La Salita e altre gallerie accompagnano l’affermazione di una nuova generazione di artisti. Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli e, poco dopo, Pino Pascali e Jannis Kounellis trovano in questo ambiente un terreno fertile dove confrontarsi con la ricerca internazionale senza rinunciare a una voce profondamente romana.

Accanto alle gallerie cresce anche il ruolo delle istituzioni. Alla GNAM Palma Bucarelli continua a sostenere le ricerche contemporanee, contribuendo a fare del museo uno dei punti di riferimento della vita culturale cittadina. Non si limita a conservare il presente: partecipa alla costruzione del futuro.

Alla metà del decennio Roma appare come una città in equilibrio tra tradizione e sperimentazione. Il patrimonio storico convive con una scena artistica in pieno fermento, mentre cinema, architettura, moda e arti visive alimentano un dialogo continuo. La capitale raggiunge uno dei livelli più alti della propria capacità di attrazione culturale, diventando uno dei luoghi nei quali il dibattito artistico internazionale trova interlocutori autorevoli e nuove occasioni di confronto.

Mentre Roma consolida il proprio ruolo internazionale, cambiano anche gli equilibri del sistema dell’arte. Accademie straniere, fondazioni, istituti culturali, collezionisti e grandi esposizioni intensificano gli scambi con la capitale, inserendola in una rete sempre più estesa di relazioni europee e americane.

È in questo contesto che acquista un significato particolare la Biennale di Venezia del 1964. L’assegnazione del Gran Premio a Robert Rauschenberg viene letta da molti come il riconoscimento di un nuovo linguaggio artistico; da altri come il segnale di un diverso equilibrio internazionale. Comunque la si interpreti, quell’edizione mostra che il sistema dell’arte sta entrando in una fase nuova, nella quale il peso delle istituzioni, della critica, del mercato e della diplomazia culturale cresce rapidamente. Una trasformazione destinata a influenzare anche Roma e, più in generale, il panorama artistico europeo.

La capitale continua tuttavia a mantenere una propria identità. La Scuola di Piazza del Popolo prosegue la sua ricerca, mentre nuove gallerie e nuovi protagonisti ampliano il dialogo con le esperienze internazionali. In questi anni Mario Schifano sviluppa una ricerca sempre più personale, Tano Festa continua il dialogo con la tradizione figurativa italiana e Franco Angeli porta nella pittura simboli e tensioni del presente. Con Fabio Sargentini e L’Attico trovano inoltre spazio linguaggi che aprono  la strada alle ricerche ambientali e, poco dopo, all’Arte Povera, confermando la capacità di Roma di rinnovarsi senza interrompere il filo della propria storia.

Nello stesso tempo, però, il clima della città comincia lentamente a mutare. L’espansione economica, il fermento culturale e la fiducia che avevano caratterizzato l’inizio del decennio convivono ormai con una crescente inquietudine. Le prime manifestazioni studentesche, inizialmente animate dal desiderio di partecipazione e di cambiamento, introducono nuovi temi nel dibattito pubblico e coinvolgono progressivamente anche il mondo della cultura.

Anche la ricerca artistica riflette progressivamente questo mutamento. Le istituzioni artistiche, le università e gli stessi luoghi della vita culturale iniziano a rispecchiare un confronto che non riguarda più soltanto l’arte, ma investe la società nel suo insieme. Pur mantenendo una straordinaria vitalità, l’ecosistema romano entra lentamente in una fase diversa.

Alla soglia degli anni Settanta Roma conserva intatta la propria capacità di attrazione internazionale. Cambia però il contesto nel quale quella rete di relazioni continua a operare. La stagione che aveva portato la capitale al centro del dibattito artistico mondiale non si interrompe improvvisamente: evolve, modificando progressivamente equilibri, protagonisti e linguaggi. Sarà da questa lenta trasformazione che prenderà forma una nuova stagione dell’arte italiana.

 

L’ATMOSFERA

Roma vive una stagione di fiducia e di apertura. Tra i tavolini di Rosati, gli studi di Via Margutta, Cinecittà e le nuove architetture delle Olimpiadi si respira l’idea di una città che guarda al futuro senza rinunciare alla propria storia. Solo verso la fine del decennio quella leggerezza lascia gradualmente spazio a un clima più inquieto, preludio delle profonde trasformazioni degli anni Settanta.

       NOTE

  1. Le Olimpiadi del 1960
    Costituiscono un momento decisivo per l’immagine internazionale di Roma, favorendo importanti interventi urbanistici e un’intensa esposizione mediatica.
  2. Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II
    L’apertura del Concilio (1962) rafforza il ruolo internazionale della capitale, richiamando a Roma osservatori, studiosi e delegazioni provenienti da tutto il mondo.
  3. Piazza del Popolo
    Tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta diventa uno dei principali luoghi di incontro dell’arte contemporanea italiana grazie alle gallerie, ai caffè e alla presenza quotidiana di artisti e critici.
  4. Palma Bucarelli
    Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna dal 1942 al 1975, svolge un ruolo decisivo nella promozione dell’arte contemporanea italiana e internazionale.
  5. Biennale di Venezia 1964
    L’assegnazione del Gran Premio a Robert Rauschenberg è considerata uno degli episodi simbolo del nuovo equilibrio internazionale assunto dal sistema dell’arte durante la Guerra Fredda.

      PER SAPERNE DI PIÙ

  • Maurizio Calvesi, Le due avanguardie. Dal Futurismo alla Pop Art.
  • Angelo Bucarelli, Palma Bucarelli. Il museo come avanguardia.
  • Fabio Benzi, La Scuola di Piazza del Popolo.
  • Irving Sandler, Art of the Postmodern Era.
  • Frances Stonor Saunders, The Cultural Cold War.

In apertura: Federico Fellini (Walter Albertin Word Telegram staff photographer Public Domain)

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