SALINA, DOVE IL CINEMA ITALIANO RITROVA LA SUA ITACA
Da Valeria Golino a Mario Martone, da Milo Manara a Niccolò Ammaniti: il SalinaDocFest celebra vent’anni trasformando le Eolie nel salotto culturale dell’estate italiana
Molto prima che l’Odissea di Christopher Nolan riportasse Ulisse al centro del grande cinema, il SalinaDocFest aveva già scelto il poema di Omero come chiave di lettura del presente. “Odissee contro le guerre” non è stato soltanto il titolo della ventesima edizione, ma un invito a rileggere il Mediterraneo come luogo di memoria, migrazioni e speranza.
Una scelta culturale che oggi appare sorprendentemente lungimirante e che ha accompagnato cinque giorni di cinema, documentari, letteratura e arti visive nella cornice unica dell’isola di Salina, dove il viaggio di Ulisse è tornato a essere metafora del nostro tempo.
Ma il SalinaDocFest è molto più di un festival cinematografico.
È uno di quei luoghi in cui il cinema italiano continua a incontrarsi senza formalismi, lontano dalla frenesia dei grandi festival internazionali. Qui non ci sono red carpet interminabili o transenne, ma piazze affacciate sul mare, conversazioni che proseguono dopo le proiezioni e una rara vicinanza tra pubblico e protagonisti della cultura.
Diretto da Giovanna Taviani, il festival ha celebrato il suo ventesimo anniversario riunendo alcune delle personalità più autorevoli del panorama cinematografico e letterario italiano, confermandosi uno degli appuntamenti culturali più prestigiosi dell’estate mediterranea.

Tra gli ospiti più attesi Valeria Golino, premiata insieme al regista Mario Martone e alla sceneggiatrice Ippolita Di Majo per Fuori, il film dedicato a Goliarda Sapienza che continua a raccogliere riconoscimenti e consenso della critica. La loro presenza ha rappresentato uno dei momenti più partecipati dell’intera manifestazione, confermando il forte legame tra il SalinaDocFest e il miglior cinema d’autore italiano.

Grande attenzione anche per Milo Manara, protagonista ideale di questa edizione. Il maestro del fumetto ha ricevuto il Premio Howden per la sua personale rilettura dell’Odissea, volume che ha ispirato il manifesto ufficiale del festival e l’intero concept visivo della manifestazione, creando un dialogo originale tra il poema di Omero, il linguaggio del fumetto e il documentario contemporaneo.

Tra gli incontri più seguiti anche quelli con Niccolò Ammaniti, insignito del Premio Lady Wilmar, con Daria Bignardi, premiata per il dialogo tra scrittura e immagini, e con il regista Uberto Pasolini, cui è stato conferito il Premio SDF Odissee, riconoscimento che ben sintetizza il filo conduttore di questa ventesima edizione.

Molto partecipati anche gli appuntamenti con Isabella Ragonese, premiata per il suo percorso artistico, e con la regista iraniana Sepideh Farsi, protagonista di una delle testimonianze più intense dedicate ai conflitti contemporanei.

Il SalinaDocFest continua però a distinguersi soprattutto per la sua atmosfera.
Tra le stradine dell’isola, gli ospiti passeggiano senza protocolli, si fermano a parlare con gli spettatori, condividono una cena o un bicchiere di Malvasia dopo una proiezione. È una dimensione sempre più rara nel panorama dei grandi eventi culturali, che restituisce al cinema il tempo del confronto e dell’ascolto.
La ventesima edizione si è conclusa con l’assegnazione del Premio Palumbo Editore a Everything Works Out (In the End) del regista francese Maximilien Dejoie, mentre il pubblico ha premiato Lo spazio vuoto di Alberto Ceresoli e Stefano P. Testa.
Vent’anni dopo la sua nascita, il SalinaDocFest conferma così la propria identità: un festival internazionale capace di unire cinema, letteratura e arti visive in un dialogo autentico, trasformando ogni estate l’isola di Salina in uno dei luoghi nei quali la cultura italiana continua a riconoscersi come comunità.














Fotografie per gentile concessione dell’Ufficio Stampa dell’evento. Si ringraziano gli organizzatori per la collaborazione.
