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DIARIO – ARTE E CULTURA

L’IA COMINCIA A DECIDERE

SERGIO ANSUINI  *  Roma 31 Luglio 2026

 

L’IA COMINCIA A DECIDERE

Ma chi decide fin dove può arrivare?

 

Gli Agenti di Intelligenza Artificiale rappresentano una delle evoluzioni più significative dell’IA contemporanea. A differenza dei chatbot tradizionali, possono pianificare azioni, adattare le proprie strategie e operare in modo autonomo entro obiettivi definiti. Questo articolo propone una diversa chiave di lettura: più che chiedersi se un Agente sviluppi una “volontà”, occorre interrogarsi su quali decisioni gli vengano delegate e dove si collochino i limiti della sua autonomia operativa.

 

La terra ha appena smesso di tremare.

Nella sala operativa della Protezione Civile le mappe si aggiornano senza sosta. Arrivano immagini dai droni, segnalazioni delle squadre sul campo, dati meteorologici, informazioni sulla viabilità. Un ponte è crollato, alcune strade non sono più percorribili, gli ospedali comunicano in tempo reale la disponibilità dei posti letto.

Accanto agli operatori lavora un Agente di Intelligenza Artificiale.

Mentre il quadro cambia di minuto in minuto, analizza le nuove informazioni, ridistribuisce i mezzi di soccorso, ricalcola i percorsi, propone una diversa sequenza degli interventi. Pochi istanti dopo modifica di nuovo il piano, perché nel frattempo sono cambiate le condizioni sul terreno.

Nessuno gli suggerisce quale strada scegliere.

La decisione operativa è sua.

Una scena come questa, fino a poco tempo fa, sarebbe sembrata materia da fantascienza. Oggi, invece, descrive una direzione concreta della ricerca e dello sviluppo degli AI Agents: sistemi progettati per ricevere un obiettivo, interpretare un contesto in continua evoluzione e adattare le proprie azioni fino al raggiungimento del risultato.

È proprio questa capacità di adattamento a colpire.

L’Agente non si limita a eseguire una sequenza prefissata. Valuta possibilità diverse, abbandona quelle che non funzionano, ne costruisce altre, riorganizza continuamente il proprio piano d’azione.

Osservandolo al lavoro, la domanda nasce quasi spontanea.

Sta davvero decidendo?

Per molto tempo il dibattito sull’Intelligenza Artificiale si è concentrato soprattutto sulla possibilità che un sistema potesse sviluppare una qualche forma di volontà. Gli Agenti sembrano però spostare il problema su un terreno diverso, più concreto e, forse, anche più interessante.

Torniamo per un momento nella sala operativa.

L’Agente ha modificato gli itinerari, redistribuito i mezzi disponibili e ridefinito le priorità degli interventi. Sono decisioni reali. Da quelle decisioni possono dipendere minuti preziosi e, in alcuni casi, anche delle vite.

Eppure c’è una scelta che non gli appartiene.

Non è stato lui a stabilire quale fosse la missione. L’obiettivo dell’intervento, le priorità generali e i limiti entro cui può operare sono stati definiti prima che iniziasse a lavorare.

È all’interno di quello spazio che esercita la propria autonomia.

Ed è forse proprio qui che cambia la prospettiva.

Quando un Agente trova una soluzione inattesa o modifica autonomamente una strategia, l’attenzione si concentra quasi sempre sulla qualità delle sue decisioni. Ma la questione decisiva potrebbe trovarsi un passo più indietro.

Chi ha stabilito quali decisioni può prendere?

L’Agente continua a lavorare.

Ogni nuova informazione modifica il quadro complessivo. Una strada appena dichiarata percorribile torna a essere interrotta, una squadra raggiunge l’area prevista con anticipo, un elicottero deve cambiare destinazione. Ogni variazione genera una nuova valutazione e, quasi nello stesso istante, una nuova proposta operativa.

È difficile non avere l’impressione di trovarsi davanti a un sistema che decide.

In effetti decide. Ma non tutte le decisioni hanno la stessa natura.

L’Agente sceglie il percorso più efficace, riorganizza le priorità operative, modifica una strategia quando le condizioni cambiano. Senza questa capacità di adattamento non riuscirebbe a raggiungere l’obiettivo che gli è stato assegnato.

L’obiettivo, però, rimane immutato.

Non è l’Agente a stabilirlo.

Può sembrare una distinzione sottile, ma è proprio qui che si apre una domanda nuova.

Quando si parla di autonomia degli AI Agents, l’attenzione si concentra quasi sempre sulla loro crescente capacità di prendere decisioni. Eppure, prima ancora delle decisioni, esiste qualcosa di ancora più importante: lo spazio entro il quale quelle decisioni possono essere prese.

Le due cose non coincidono.

Un sistema può diventare più rapido, più preciso e più efficace nell’affrontare problemi complessi senza che cambi di un solo millimetro il perimetro della sua autonomia. Può perfezionare continuamente il proprio modo di operare, pur rimanendo entro confini stabiliti da altri.

È questo il passaggio che gli Agenti stanno rendendo sempre più evidente.

L’autonomia non è un valore assoluto. È uno spazio operativo definito in anticipo, all’interno del quale il sistema può scegliere come agire.

La domanda, allora, cambia.

Non riguarda più soltanto la qualità delle decisioni che un Agente è in grado di prendere, ma chi abbia definito i limiti di quelle decisioni e con quali criteri.

È una distinzione meno appariscente di quanto suggeriscano i titoli che accompagnano le novità sull’Intelligenza Artificiale, ma probabilmente molto più importante. Nei sistemi impiegati nei contesti più delicati – dalla gestione delle emergenze alle infrastrutture, dalla sanità alla logistica – il problema non è soltanto se un Agente sappia scegliere bene. È stabilire quali scelte possano essere affidate alla sua autonomia e quali debbano continuare a rimanere sotto la responsabilità umana.

Da questa prospettiva gli AI Agents non modificano soltanto il modo in cui utilizziamo l’Intelligenza Artificiale. Ci costringono anche a riflettere sul significato stesso della delega.

Delegare non significa rinunciare a decidere.

Significa decidere, in anticipo, quali decisioni altri potranno prendere al nostro posto.

È una responsabilità che precede l’azione dell’Agente e che rimane interamente umana.

Forse è proprio questa la vera novità introdotta dagli AI Agents.

Per anni ci siamo chiesti se un’Intelligenza Artificiale avrebbe sviluppato una volontà propria. Oggi emerge un interrogativo diverso, più concreto e verificabile: fino a dove siamo disposti a estendere la sua autonomia operativa?

Oggi i confini entro cui un Agente può agire vengono ancora definiti da progettisti, organizzazioni e istituzioni. Ma proprio perché questi sistemi diventano ogni giorno più capaci di adattarsi ai contesti, una nuova questione comincia ad affacciarsi nel dibattito scientifico: in futuro quei confini potrebbero diventare, almeno in parte, dinamici?

Non è una previsione, né una conclusione.

È una domanda aperta della ricerca.

Ed è forse qui che si giocherà uno dei confronti più importanti dei prossimi anni. Non tanto sulla capacità degli Agenti di prendere decisioni, quanto sulla responsabilità di stabilire fino a dove possa estendersi la loro autonomia in un contesto in cui sistemi sempre più avanzati potrebbero spingere progressivamente verso un ampliamento dello spazio operativo loro consentito

 

NOTE

  1. Che cos’è un AI Agent

Con il termine AI Agent si indica un sistema capace di perseguire un obiettivo attraverso una sequenza di azioni autonome: raccoglie informazioni, pianifica, esegue, verifica i risultati e modifica la strategia quando il contesto cambia. A differenza dei chatbot tradizionali, un Agent mantiene una continuità operativa orientata al raggiungimento di un obiettivo, scegliendo di volta in volta le azioni più efficaci entro i limiti definiti dal sistema in cui opera.

Riferimenti

  • Google DeepMind, Agents, 2024.
  • Anthropic, Building Effective AI Agents, 2025.
  • Stuart Russell, Peter Norvig, Artificial Intelligence: A Modern Approach, 4ª ed., Pearson, 2021.
  1. Autonomia operativa e supervisione umana

Le applicazioni attuali degli AI Agents sono generalmente progettate per operare entro vincoli stabiliti dagli sviluppatori o dalle organizzazioni che li impiegano. Nei settori ad alto impatto – come sanità, protezione civile, infrastrutture, trasporti e finanza – l’autonomia è normalmente accompagnata da diversi livelli di supervisione umana (human-in-the-loop, human-on-the-loop, human-in-command), scelti in funzione del rischio associato alle decisioni.

Riferimenti

  • NIST, Artificial Intelligence Risk Management Framework (AI RMF 1.0), 2023.
  • OECD, OECD AI Principles, aggiornamenti 2024.
  • Unione Europea, AI Act, 2024.
  1. 3. Decisione e spazio decisionale

L’articolo distingue tra le decisioni operative assunte dall’Agente e lo spazio decisionale entro il quale tali decisioni possono essere prese. Questa distinzione costituisce una proposta interpretativa dell’autore e non una classificazione formalmente adottata dalla letteratura scientifica. Essa si ispira alle architetture agentiche oggi documentate, nelle quali gli obiettivi e i limiti operativi vengono definiti dall’esterno, mentre il sistema pianifica autonomamente le azioni necessarie per conseguirli.

Riferimenti

  • Michael Wooldridge, An Introduction to MultiAgent Systems, Wiley, 2009.
  • Stan Franklin, Art Graesser, Is it an Agent, or just a Program?, 1997.
  • OpenAI, documentazione tecnica sui modelli agentici, 2025.
  1. 4. I limiti dell’autonomia: una questione aperta

Le attuali architetture agentiche non consentono ai sistemi generalisti di ridefinire autonomamente i propri obiettivi fondamentali o di ampliare in modo indipendente il proprio spazio decisionale. La possibilità che, in futuro, alcune forme di autonomia possano essere rese più dinamiche rappresenta oggi una questione di ricerca nell’ambito della AI Safety e della governance dell’Intelligenza Artificiale. Al momento non esistono evidenze che tale capacità appartenga agli AI Agents di uso generale.

Riferimenti

  • Yoshua Bengio et al., International AI Safety Report, 2025.
  • Center for AI Safety (CAIS), pubblicazioni 2024–2025.
  • Google DeepMind, studi sulla sicurezza degli agenti avanzati.
  1. Dalla volontà alla delega

L’interpretazione proposta nell’articolo suggerisce di spostare il dibattito dalla domanda se un’Intelligenza Artificiale possieda una forma di volontà a una questione più concreta e verificabile: quali decisioni siamo disposti a delegare e chi stabilisce i confini di tale delega. Si tratta di una riflessione dell’autore sviluppata a partire dalla letteratura tecnica sugli AI Agents e sulle forme di supervisione umana.

 

PER SAPERNE DI PIÙ

  1. Stuart Russell, Peter Norvig, Artificial Intelligence: A Modern Approach, Pearson, 2021.
  2. Michael Wooldridge, The Road to Conscious Machines, Pelican Books, 2020.
  3. Yoshua Bengio et al., International AI Safety Report, 2025.
  4. Luciano Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale, Raffaello Cortina, 2022.
  5. Nello Cristianini, Sovrumano. Oltre i limiti della nostra intelligenza, Il Mulino, 2019.

 

 

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