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DIARIO – ARTE E CULTURA

L’ORO DEI CAROLINGI * Quando il Sacro modellava il valore

DANIS AUDINO  *  Roma 24 Luglio 2026

 

L’oro dei Carolingi. Quando il sacro modellava il valore

 

Tra la seconda metà dell’VIII secolo e gli inizi del X, l’oreficeria carolingia assume un ruolo di primo piano nell’arte dell’Occidente medievale. Reliquiari, altari, croci processionali ed evangeliari non sono soltanto capolavori artistici, ma il risultato di una società che attribuisce al sacro il valore più elevato. Attraverso il lavoro delle botteghe, la committenza ecclesiastica e la circolazione di modelli e tecniche, l’articolo ricostruisce il contesto che ha reso possibile una delle stagioni più significative dell’arte medievale.

 

Una nave proveniente da Costantinopoli attracca sulle rive della laguna veneziana. Tra i mercanti che scaricano sete, spezie e metalli preziosi vi sono anche religiosi e pellegrini. Insieme alle merci viaggiano reliquie e reliquiari destinati a monasteri e cattedrali dell’Occidente. Per gli uomini del IX secolo non erano semplici oggetti di devozione. Erano il segno tangibile della presenza del sacro.

Da questo mondo prende forma l’oreficeria dell’età carolingia

Tra la seconda metà dell’VIII secolo e gli inizi del X secolo, l’età carolingia vede la nascita di un’intensa attività artistica favorita dalle grandi abbazie, dalle cattedrali e dalla corte imperiale. L’oreficeria diviene uno dei linguaggi privilegiati attraverso cui la società esprime la propria fede, consolida il prestigio delle istituzioni religiose e rappresenta il potere.

Per comprendere queste opere occorre però abbandonare il nostro modo di pensare.

Per l’uomo del IX secolo la reliquia non rappresentava il santo: era la sua presenza. Attraverso quel frammento del corpo, o quell’oggetto entrato in contatto con lui, il santo continuava a proteggere la comunità, a intercedere presso Dio e a rendere quel luogo meta di pellegrinaggio. Possedere reliquie importanti significava accrescere il prestigio di una chiesa, attirare fedeli e rafforzare il ruolo spirituale e civile della città.

L’oro seguiva questa domanda.

Per soddisfarla operarono botteghe di altissimo livello, eredi della tradizione imperiale e capaci di assimilare la sensibilità ornamentale dei popoli germanici. Figure come sant‘Eligio, vissuto nel secolo precedente, testimoniano la continuità di una cultura tecnica che costituì i fondamenti dell’oreficeria carolingia. Le botteghe operarono soprattutto nei grandi centri religiosi e presso la corte mantenendo rapporti con la tradizione bizantina attraverso la circolazione di modelli, manufatti e oggetti di prestigio

I reliquiari costituivano  le opere più prestigiose, ma non erano gli unici capolavori realizzati dagli orafi. Le stesse botteghe producevano croci processionali, altari rivestiti di lamine d’oro, coperte di evangeliari, calici, patene, pastorali, corone votive e, per le élite, gioielli e insegne del potere. Cambiava la funzione dell’opera, non l’eccellenza tecnica richiesta per realizzarla.

Tra i capolavori giunti fino a noi spicca l’Altare d’oro della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, eseguito nel IX secolo dal maestro Vuolvino per l’arcivescovo Angilberto II intorno alla metà del IX secolo.  L’opera riveste il sepolcro del santo e riunisce in un unico manufatto la devozione per le reliquie, la committenza ecclesiastica e la straordinaria perizia raggiunta dalle botteghe carolingie. Alla stessa stagione appartengono anche le preziose coperte degli Evangeliari di Lindau e del Codex Aureus di Sant’Emmeram, nelle quali oro, smalti, avori e pietre preziose trasformano il libro sacro in un’opera destinata a rendere visibile la dignità della Parola.

Osservando questi manufatti si comprende come il loro valore non risieda soltanto nella qualità dei materiali impiegati. Dietro ogni opera si riconoscono il lavoro delle botteghe, la volontà dei committenti, la devozione delle comunità e una fitta rete di relazioni che attraversava l’Europa carolingia.

L’oro dei Carolingi non misura l’opulenza di un impero. Misura piuttosto il valore che quella società attribuiva al sacro, riservando le sue risorse migliori a custodire ciò che riteneva infinitamente più prezioso dell’oro stesso

 

.NOTE

  1. Le reliquie come presenza del santo

Nella spiritualità altomedievale la reliquia non aveva un valore puramente simbolico. La teologia e la pratica liturgica consideravano il santo realmente presente attraverso le sue reliquie, fondamento del culto, dei pellegrinaggi e della costruzione dell’identità religiosa delle comunità.

  1. Sant’Eligio e la continuità delle botteghe

Sant’Eligio (ca. 588-660), orafo e poi vescovo di Noyon, rappresenta il collegamento tra la tradizione tecnica tardoantica e quella carolingia. La sua figura testimonia come la grande oreficeria europea abbia radici precedenti alla nascita dell’Impero carolingio.

  1. Bisanzio e l’Occidente

La produzione carolingia sviluppò un linguaggio autonomo, ma mantenne costanti rapporti con la tradizione bizantina, dalla quale provenivano modelli iconografici, oggetti preziosi e competenze tecniche che continuarono a circolare attraverso i commerci e i contatti diplomatici.

  1. Le grandi botteghe monastiche

Monasteri e sedi episcopali non erano soltanto centri religiosi. Costituivano anche luoghi di produzione artistica, conservazione delle conoscenze tecniche e formazione delle maestranze specializzate.

  1. L’oreficeria oltre i reliquiari

Le botteghe carolingie realizzavano reliquiari, ma anche altari, croci processionali, calici, pastorali, corone votive, copertine di codici miniati e gioielli destinati alla corte. La varietà della produzione rivela una domanda articolata proveniente sia dalla Chiesa sia dall’aristocrazia.

PER SAPERNE DI PIÙ

  • Bertelli, Carlo, L’arte carolingia, Jaca Book.
  • Giuseppe Bovini, L’arte dell’Alto Medioevo, Sansoni
  • Angiola Maria Romanini, Arte medievale in Italia, Carocci.
  • Lawrence Nees, Early Medieval Art, Oxford University Press.
  • Peter Lasko, Ars Sacra 800-1200, Yale University Press.

Fonti antiche

  • Eginardo, Vita Karoli Magni.
  • Rabano Mauro, De Universo (per la cultura religiosa e simbolica dell’età carolingia)
  • al-Masʿūdī, Le praterie d’oro (Murūj al-Dhahab), preziosa testimonianza del mondo islamico del X secolo, utile per comprendere il contesto mediterraneo nel quale si muovevano commerci, diplomazia e circolazione di beni di lusso.

IMMAGINI

Immagine di apertura: Reliquiario carolingio in oro e pietre preziose

Per il fedele del IX secolo il reliquiario non custodiva semplicemente una reliquia: custodiva la presenza del santo. Da questa convinzione nasce una significativa stagione dell’oreficeria medievale.

Immagine nel corpo dell’articolo

Altare d’oro della Basilica di Sant’Ambrogio (Milano)

Realizzato nel IX secolo dal maestro Vuolvino per l’arcivescovo Angilberto II, rappresenta uno dei massimi esempi dell’oreficeria carolingia. Nell’opera convergono devozione, committenza ecclesiastica e straordinaria abilità tecnica delle botteghe medievali.

 

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