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DIARIO – ARTE E CULTURA

L’ARTE A ROMA NEGLI ANNI ’20

DANIS AUDINO  *  Roma 3 Luglio 2026

 

L’Arte a Roma negli anni ’20

Tre ecosistemi artistici nella stessa città

 

Quando si parla della Roma degli anni Venti, il pensiero corre quasi naturalmente alla grande stagione del Ritorno all’Ordine. È una definizione storicamente fondata e indispensabile per comprendere il clima artistico europeo del primo dopoguerra. Eppure, osservando più da vicino la capitale, il paesaggio appare più articolato. Roma si rivela come il luogo nel quale convivono differenti ecosistemi artistici, ciascuno con una propria origine, una propria struttura e una diversa idea del fare arte. Proprio questa pluralità rende la città un caso particolare nel panorama italiano: più che un centro unitario, Roma appare come un organismo nel quale realtà differenti convivono, dialogano e crescono secondo dinamiche autonome.

Studio n° 12 di Francesco Trombadori (Creative commons attribution Share Alike 2,5 anni ’20)

Un primo ecosistema gravita attorno a Villa Strohl-Fern. Non nasce da un manifesto né da un programma estetico, ma da una comunità di atelier. Alfred Wilhelm Strohl mette a disposizione degli artisti studi immersi nel verde, creando un ambiente nel quale il lavoro quotidiano diventa il vero principio di coesione. Carlo Socrate, Francesco Trombadori, Arturo Martini, Ercole Drei e molti altri condividono uno spazio prima ancora che una poetica. La forza di questo mondo risiede nella continuità del mestiere, nel confronto quotidiano e nella libertà del lavoro.

Poco distante, in Via del Corso, il Caffè Aragno svolge una funzione diversa. Qui non si dipinge: si discute. Critici, scrittori, artisti e intellettuali fanno del confronto un luogo di costruzione culturale. Da questo terreno nascerà, negli anni successivi, l’esperienza della Scuola di Via Cavour.

Con Scipione, Mafai e Raphaël l’arte romana assume un volto nuovo. L’inquietudine sostituisce l’equilibrio, la tensione espressiva prende il posto della compostezza figurativa. È un diverso modo di intendere il rapporto tra artista e realtà. Come accade negli organismi viventi, anche gli ecosistemi artistici possono generare nuove esperienze senza interrompere la continuità di quelle che li hanno preceduti. Via Cavour nasce così da una lenta trasformazione del terreno culturale romano.

Accanto a questi ambienti si sviluppa il Novecento Italiano promosso da Margherita Sarfatti. Più che una poetica, è un progetto culturale. Attraverso la critica, le esposizioni, il sistema delle relazioni e la vicinanza ai centri del potere, esercita una forte capacità di orientamento. La sua centralità produce naturalmente anche un potente campo di attrazione per artisti, critici e istituzioni.

Fanciulla nuda Francesco Trombadori olio su tela (Davide Mauro Public domain)

Ed è proprio questo il dato che rende la vicenda romana particolarmente interessante. Malgrado la forza dell’ecosistema costruito dalla Sarfatti, Villa Strohl-Fern continua a svilupparsi secondo una propria logica e, pochi anni dopo, la Scuola di Via Cavour elabora un linguaggio autonomo. Non si tratta di opposizione ideologica, ma della capacità di alcuni ecosistemi di mantenere la propria identità anche quando il baricentro della legittimazione culturale si trova altrove.

La Roma degli anni Venti continua così a parlare anche al presente. Non soltanto per la qualità dei suoi artisti, ma perché mostra come il valore possa nascere in luoghi differenti, alimentato da comunità, relazioni, laboratori e idee che seguono strade diverse. Gli ecosistemi culturali più vitali sono infatti quelli capaci di sviluppare energie proprie, senza dipendere esclusivamente da un unico centro di legittimazione. Cambiano le epoche, cambiano gli equilibri culturali, ma una domanda rimane la stessa: come nasce davvero il valore dell’arte?

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