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DIARIO – ARTE E CULTURA

MILANO DESIGN WEEK 2026 – UNA FINESTRA SUL MONDO PER CONOSCERE E CAPIRE

Riportiamo il link per ascoltare una sintesi dell’articolo

 

LUCREZIA BAZZOLO | ROMA, 24 APRILE 2026

Un crocevia di culture, di mondi lontani e vicinissimi, la Milano Design Week, attualmente in corso dal 20 al 26 aprile, nutre la città e la reinventa, tra luoghi segreti ora svelati e installazioni che trasformano lo spazio dandogli nuova vita.

Milano diventa così un teatro creativo, dove il riflettore si sposta di giorno in giorno su protagonisti diversi ma simili, con produzioni che si legano le une alle altre dal condiviso fil rouge della sperimentazione e della ricerca.

Numerosi nel contesto milanese gli esempi di fusione tra architettura, arte e moda, per evidenziare ancora una volta la loro capacità di dialogo; a tal proposito, esemplare è la realtà di Alcova, una piattaforma punto d’incontro per designer e talenti emergenti che, in spazi espositivi rinnovati, creano la giusta dimensione per far dialogare progetto e architettura.

(Seat in touch, Supaform. Hangar dell’Ospedale Militare Baggio)

Per l’edizione di Alcova Design Week 2026, ad essere rivisitati sono l’Ospedale Militare Baggio e Villa Pestarini progettata dall’architetto Franco Albini, dalla struttura spiccatamente razionalista.

Entrambi accolgono progetti funzionali, dove il creative studio Supaform trasla l’allestimento Seat in touch in uno dei due Hangar all’interno della struttura ospedaliera, per dare il giusto setting agli Alcova Talks, momenti di riflessione sul concetto di ospitalità.

Continuando con il progetto Alcova si arriva a Villa Pestarini, dove AtMa, studio di design giapponese, presenta SUR+PLUS, lavorando sul riutilizzo di materiali in eccesso derivanti dai processi di produzione, assemblati in questo caso senza essere lavorati, mantenendo le loro imperfezioni e generando un nuovo modo di creare.

(SUR+PLUS, AtMa. Villa Pestarini)

Rimanendo nel contesto creativo giapponese si arriva alla mostra dell’artista Noe Kuremoto curata da Anna Carnick, Jōmon: un inno per le madri. In una dimensione diafana, tersa, l’artista reinterpreta alcune delle ceramiche più antiche conosciute al mondo, risalenti appunto al periodo Jōmon (14.000–300 a.C.). Un inno alla genitorialità, alla brutalità che caratterizza la bellezza dell’essere madri, è con questo intento che Kuremoto lavora i suoi vasi, culturalmente relegati all’ambito domestico e all’affiancamento della donna durante il parto, ora invece talismani potentissimi, testimonianze gentili eppure assertive della complessità insita nel generare la vita, nell’atto di mettere al mondo.

(Jōmon: un inno per le madri, Noe Kuremoto. Le Cavallerizze)

Innovazione, strizzando l’occhio a quello che è stato, al passato e alla tradizione; è questo il punto fermo del progetto di Gucci Memoria presso i Chiostri di San Simpliciano.

Abitano le pareti del Chiostro degli arazzi che si tramutano in veri e propri racconti della Maison, piccole grandi scene che dialogano con la tradizione fiorentina del marchio, per poi arrivare alla narrazione del presente, del contemporaneo interpretato dal direttore creativo Demna Gvasalia.

All’interno del Chiostro Grande arte e natura si fondono e vedono sbocciare un giardino rigoglioso, evocativo del motivo Gucci Flora e di altre dimensioni verso cui approdare.

(Gucci Memoria, Demna Gvasalia. Chiostri di San Simpliciano)

Emblematico, proseguendo, l’esempio di Prada, che anche questa volta coglie l’occasione per parlare di intellettualità, dell’importanza del sapere, con il progetto Prada Frames, nato nel 2022 e curato dallo studio di design Formafantasma, con l’intento di sviluppare un approccio scientifico e informativo alle tematiche affrontate.

Un simposio, dialoghi che in questa edizione, dal titolo In Sight, hanno luogo nel complesso di Santa Maria delle Grazie; con il desiderio di riflettere sulle immagini come oggetti simbolo della società contemporanea, sui loro usi politici e sulla distinzione ormai sempre più sottile tra quello che viene rappresentato e la realtà.

(Prada Frames. Santa Maria delle Grazie)

È poi con Issey Miyake x Ensemble Studio che si torna a parlare di recupero, in questo caso del Paper Log, il rotolo di carta prodotto dal processo industriale di plissettatura degli items della casa di moda giapponese; l’obiettivo è il suo riutilizzo in oggetti di design, in collaborazione con lo studio studio spagnolo degli architetti di Ensemble Studio, che a loro volta hanno ripreso la carta plissettata distintiva di Miyake trasformandola in forme scultoree capaci di inglobare oggetti della quotidianità.

(The Paper Log: Shell and Core. Milano Flagship Store Issey Miyake)

Nell’edizione 2026 la Design Week si conferma un evento rappresentativo di una cultura che cambia, di una conoscenza che si evolve, tra spazi che presentano un nuovo modo dell’abitare, per poi parlare in realtà della vita che ci circonda e ci coinvolge nella sensualità della sua stratificazione.

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