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DIARIO – ARTE E CULTURA

MARCELLO MALOBERTI: LA CITTÀ COME SCENA E I GESTI MINIMI DELL’ESISTENZA

INSIDEART| ROMA, 19 DICEMBRE 2025

https://insideart.eu/

Marcello Maloberti, nato a Codogno nel 1966 e da anni figura centrale della scena milanese, porta avanti una ricerca che attraversa media diversi ma ruota attorno a un’unica tensione: trasformare la quotidianità in un campo di apparizioni, di deviazioni improvvise, di immagini capaci di incrinare lo sguardo comune. Performance, collage, video, fotografie e installazioni diventano dispositivi per coinvolgere lo spettatore, chiamato non solo a osservare ma a far parte dell’opera, come se l’arte potesse accadere soltanto nell’incontro con un corpo, un gesto, una traiettoria condivisa.

Il suo rapporto con Milano – laboratorio, scenario e complice – è un continuo esercizio di attenzione verso ciò che vive ai margini: dettagli minimi, presenze instabili, frammenti che rivelano quanto il reale sia meno compatto di quanto sembri. In questo spazio intermedio fra documentazione e invenzione, Maloberti mette in gioco ironia, precarietà e un gusto per l’incompiuto che restituisce alla città un’aura sospesa, quasi teatrale.

(Marcello Maloberti, METAL PANIC. PAC Padiglione D’Arte Contemporanea, 2024. Foto Andrea Rossetti)

Questa attitudine attraversa anche METAL PANIC, la grande esposizione che il PAC di Milano dedica all’artista dal 27 novembre 2024 al 9 febbraio 2025. La mostra, costruita come un libro d’artista aperto nello spazio, intreccia lavori storici e opere recenti suggerendo un’idea di cantiere permanente: testi isolati come lampi poetici, installazioni che sembrano in bilico tra costruzione e rovina, materiali che vivono nella loro stessa instabilità. Tutto ciò che appare definitivo, in realtà, è solo una tappa transitoria.

(Domus-METAL PANIC)

Alla dimensione milanese si affianca un nuovo progetto pensato per Roma. Dal 7 novembre 2025 al 6 febbraio 2026, negli spazi esterni del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Maloberti presenta POESIA, un’installazione luminosa concepita specificamente per l’architettura rinascimentale della villa. Una grande scritta al neon bianco – la parola “POESIA” capovolta, nella grafia dell’artista – emerge come un’apparizione sospesa, sorretta da una struttura di tubi metallici che richiama l’idea del cantiere, del provvisorio, del lavoro in corso. Nel contrasto con la monumentalità del luogo, la parola rovesciata produce una lieve vertigine visiva: un invito a leggere lo spazio, e forse la realtà stessa, da un’angolazione imprevista.

(Marcello Maloberti, METAL PANIC. PAC Padiglione D’Arte Contemporanea, 2024. Foto Andrea Rossetti)

Il progetto romano dialoga anche con la pubblicazione del nuovo libro d’artista, anch’esso intitolato POESIA, in uscita per Treccani. Qui le celebri frasi scritte a mano da Maloberti – le “martellate”, come lui stesso le definisce – assumono la forma di brevi testi poetici che oscillano tra sacro e profano, tra rivelazione e opacità. Sono frammenti che non cercano risposte ma aprono fenditure, gesti linguistici che insistono su un altrove possibile.

Nei suoi lavori, da oltre trent’anni, Maloberti percorre il confine tra arte e vita, tra memoria e scena urbana, tra tradizione iconografica e ribaltamento degli immaginari. Che si tratti di una performance collettiva, di un neon sospeso o di una frase scritta sulla pagina, il suo linguaggio mantiene la stessa vocazione: far emergere, dentro il quotidiano, una piccola vertigine capace di modificare per un istante il modo in cui guardiamo il mondo.

 

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