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DIARIO – ARTE E CULTURA

ELENA BELLANTONI, POLITICHE DEL GESTO

INSIDEART| ROMA, 31 OTTOBRE 2025

https://insideart.eu/

Elena Bellantoni, nata a Vibo Valentia nel 1975, vive e lavora a Roma. La sua ricerca si muove da sempre lungo la linea che separa e connette corpo e linguaggio, identità e alterità, gesto e parola.

È in questo spazio intermedio che l’artista costruisce un percorso coerente, in cui la performance diventa strumento di indagine politica e poetica, un modo per interrogare le forme del potere e i meccanismi che regolano la rappresentazione.

(Elena Bellantoni – Hala Yella, Still Video, 2013)

Formata tra Parigi e Londra, dove ha conseguito un master in Visual Art alla University of Arts, Bellantoni ha assorbito le eredità della Body Art e delle pratiche femministe, traducendole in un linguaggio personale, fisico e riflessivo al tempo stesso. Nei suoi lavori, la dimensione del corpo non è mai decorativa né simbolica, ma concreta: un corpo che si misura con il linguaggio, che lo mette alla prova e lo spinge ai limiti del suo significato.

Il suo approccio attraversa media diversi – video, installazione, fotografia, scultura, disegno – ma conserva sempre un’impronta performativa, anche quando l’artista non è direttamente in scena.

In The Fox and the Wolf: Struggle for Power (2014), due danzatori mascherati si sfidano in un tango dentro la sala delle conferenze internazionali del Ministero degli Esteri a Roma. Il gesto, rituale e ironico, diventa metafora di un confronto tra ruoli, linguaggi e gerarchie, una danza del potere che si scompone e si riformula nel contatto dei corpi. L’opera unisce l’eleganza della coreografia alla precisione teorica, in un continuo equilibrio tra attrazione e conflitto.

(Elena Bellantoni – Ich bin. Du bist, Still Video, 2010)

Questa tensione tra estetica e politica è al centro anche di On the Breadline (2019), il progetto più articolato di Bellantoni, realizzato tra Serbia, Grecia, Turchia e Italia e vincitore dell’Italian Council. Il lavoro nasce da un’indagine sui luoghi delle rivolte del pane e prende forma in un video a quattro canali in cui cori di donne intonano Bread and Roses, canto femminista e inno alla dignità del lavoro. L’artista trasforma la canzone in una partitura visiva e corale, unendo geografie, lingue e storie diverse in un’unica voce collettiva. Attraverso l’atto di cantare insieme, Bellantoni rilegge la nozione di confine, spostandola da una dimensione geografica a una umana: la linea del pane diventa linea di sopravvivenza, ma anche di solidarietà.

(Elena Bellantoni – Talk)

L’opera si chiude con un gesto semplice e potente – l’artista cosparge di farina i luoghi delle riprese – che riporta l’azione all’essenziale, al nutrimento, alla cura. L’uso del corpo come dispositivo politico attraversa tutta la sua produzione: non un corpo privato, autobiografico, ma un corpo collettivo, capace di farsi specchio e voce dell’altro. Performer rigorosa e appassionata, Bellantoni costruisce dispositivi visivi in cui lo spettatore è chiamato a prendere posizione, a misurarsi con ciò che vede e con ciò che non può dire. La sua pratica si fonda su un costante lavoro di ricerca, teorico e fisico insieme, che la porta a sperimentare nuove forme di narrazione visiva. Dalle prime performance alle opere più recenti, emerge una coerenza rara: quella di un’artista che usa l’arte come campo di prova del linguaggio, luogo di collisione tra parola e materia, dove ogni gesto diventa un atto di conoscenza e, allo stesso tempo, di resistenza.

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