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DIARIO – ARTE E CULTURA

GIANNI POLITI: PITTURA COME MEMORIA, GESTO E TRASFORMAZIONE

INSIDEART| ROMA 18 LUGLIO 2025

https://insideart.eu/

Classe 1986, romano di nascita e formazione, Gianni Politi è oggi una delle voci più originali del panorama pittorico italiano. Il suo lavoro si muove con libertà tra figurazione e astrazione, in una pratica dove il gesto pittorico diventa diario, rito e ricerca esistenziale.

Tutto ha origine da un volto: quello del padre, scoperto casualmente in un ritratto ottocentesco di Gaetano Gandolfi. Da quel momento, Politi lo riproduce ossessivamente per oltre dieci anni, variandone la scala, i colori, le tensioni. La ripetizione diventa esercizio di memoria, ma anche riflessione sul passare del tempo e sull’identità che si trasforma. Ogni ritratto è simile al precedente, ma nessuno è uguale: è in questa differenza impercettibile che si annida il senso della sua pratica.

(Gianni Politi – foto di Fabio Paleari)

Accanto a questo filone figurativo, sviluppa un linguaggio astratto e materico, fatto di grandi assemblaggi pittorici, collage di tele e frammenti, che si configurano come costellazioni visive. Qui l’artista mette in gioco la fisicità della pittura: taglia, incolla, sovrappone, stratifica. Le opere astratte di Politi non sono solo estetiche, ma cariche di tensione, come se la pittura dovesse continuamente esplodere per rinnovarsi.

(Gianni Politi – Triennale di Milano, foto di Gianluca Di Ioia)

(Gianni Politi – Triennale di Milano, foto di Gianluca Di Ioia)

Nel 2024, la Triennale di Milano gli ha dedicato una personale dal titolo “Le stelle per te, dentro”, curata da Damiano Gullì. Al centro, il grande quadro “I giorni dei pentimenti”, sintesi delle sue ossessioni figurative. Intorno, tele astratte e sculture a forma di rana – simbolo di metamorfosi e soglia – hanno trasformato lo spazio espositivo in un paesaggio mentale, dove lo spettatore è invitato a sostare e contemplare. La domanda implicita è radicale: è possibile dipingere eternamente lo stesso quadro, senza mai ripetersi davvero?

Nel 2025, Politi torna a Roma con “Ruins and Revelations”, mostra alla Galleria Lorcan O’Neill. Qui prosegue il dialogo tra figura e materia, sacro e quotidiano, con nuove opere che riflettono su perdita e rinascita. L’artista conferma così la propria coerenza poetica, ma anche una volontà continua di mutare forma, di lasciare che la pittura risponda a ciò che la vita impone.

Negli ultimi anni, il suo lavoro ha attirato crescente attenzione anche all’estero, con esposizioni collettive in Germania e Regno Unito. Le sue opere entrano in dialogo con un linguaggio pittorico internazionale, pur mantenendo un’identità fortemente legata al contesto romano. Nei suoi quadri, infatti, si avverte spesso l’eco di una città che è insieme reliquia e rovina, matrice e ferita. La sua pittura è anche questo: una meditazione continua sul luogo da cui si proviene e su ciò che resta nel tempo.

(Gianni Politi – Triennale di Milano, foto di Gianluca Di Ioia)

In un tempo che corre veloce verso il virtuale, Gianni Politi insiste sulla lentezza, sull’errore, sulla manualità come forma di pensiero. La sua pittura è un corpo vivo, fatto di memoria personale e di stratificazioni collettive. Un’arte che non cerca risposte, ma che ci obbliga a fermarci e guardare.

 

 

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