{"id":19572,"date":"2026-10-23T05:00:06","date_gmt":"2026-10-23T03:00:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19572"},"modified":"2026-10-22T19:36:02","modified_gmt":"2026-10-22T17:36:02","slug":"bruno-molajoli-luomo-che-mise-in-salvo-larte-di-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19572","title":{"rendered":"BRUNO MOLAJOLI  *  L&#8217;uomo che mise in salvo l&#8217;arte di Napoli"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14px;\"><strong>REDAZIONE\u00a0 *\u00a0 Roma 23 Ottobre 2026<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 21px;\"><strong>Bruno Molajoli<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>\u00a0<em>L&#8217;uomo che mise in salvo l&#8217;arte di Napoli<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Aveva trentacinque anni e la responsabilit\u00e0 di proteggere uno dei patrimoni artistici pi\u00f9 ricchi d&#8217;Europa. Tra bombardamenti, camion improvvisati e opere nascoste nei monasteri, Bruno Molajoli guid\u00f2 il salvataggio delle collezioni napoletane. Poi vennero l&#8217;armistizio, le requisizioni tedesche e una citt\u00e0 da ricostruire. La sua storia attraversa la guerra e arriva fino alla nascita del Museo di Capodimonte.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dieci grandi dipinti di <strong>Mattia Preti<\/strong> devono lasciare la chiesa di San Pietro a Majella. I mezzi sono quelli che si riescono a trovare, le tele enormi, le strade troppo strette. Per far passare il carico bisogna tagliare i rami degli alberi. <strong>Napoli <\/strong>\u00e8 sotto i bombardamenti e ogni trasporto \u00e8 una corsa contro il tempo.<\/p>\n<p>A organizzare quelle operazioni \u00e8 <strong>Bruno Molajoli<\/strong>, soprintendente alle <strong>Gallerie della Campania.<\/strong> Quando l&#8217;Italia entra in guerra, nel giugno 1940, ha <strong>trentacinque anni.<\/strong> Da meno di un anno dirige la tutela di uno dei patrimoni artistici pi\u00f9 importanti d&#8217;Europa.<\/p>\n<p>\u00c8 arrivato a Napoli nel luglio 1939. Nato a Fabriano, figlio di un orologiaio, ha studiato a Roma con <strong>Adolfo Venturi<\/strong> e <strong>Pietro Toesca.<\/strong> Ha vinto il concorso del <strong>1933 <\/strong>per l&#8217;amministrazione delle Belle Arti, insieme ad altri giovani destinati a diventare protagonisti della cultura italiana, tra cui Giulio Carlo <strong>Argan<\/strong> e Palma <strong>Bucarelli.<\/strong> Dopo le esperienze a Bari, Torino e Trieste, a trentaquattro anni gli \u00e8 stata affidata una responsabilit\u00e0 enorme.<\/p>\n<p>La guerra non coglie impreparata l&#8217;amministrazione delle Belle Arti. <strong>Giuseppe Bottai,<\/strong> ministro dell&#8217;Educazione nazionale, ha predisposto un piano di protezione del patrimonio. Le soprintendenze devono scegliere le opere da salvare, individuare ricoveri e organizzare i trasferimenti.<strong> Molajoli <\/strong>mette in moto la macchina napoletana.<\/p>\n<p>Le casse vengono preparate, i dipinti imballati, le opere pi\u00f9 fragili protette nei sotterranei. Le altre prendono la strada dei depositi fuori citt\u00e0. Alla <strong>badia di Cava de&#8217; Tirreni<\/strong> arrivano quasi sedicimila oggetti. \u00c8 soltanto l&#8217;inizio.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19574\" aria-describedby=\"caption-attachment-19574\" style=\"width: 529px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19574\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Napoli_1943_Via_Chiaia-300x234.jpg\" alt=\"\" width=\"529\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Napoli_1943_Via_Chiaia-300x234.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Napoli_1943_Via_Chiaia.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 529px) 100vw, 529px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-19574\" class=\"wp-caption-text\"><em>Napoli, via Chiaia, 1943. Un camion militare americano attraversa le macerie tra la popolazione civile. Fotografia storica. Fonte: Wikimedia Commons.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Il 1\u00b0 novembre 1940 Napoli subisce un bombardamento britannico. Le incursioni si susseguono. Dal dicembre 1942 diventano sempre pi\u00f9 devastanti. Il <strong>4 agosto 1943<\/strong> <strong>Santa Chiara<\/strong> brucia. Le fiamme divorano la basilica e parte delle opere custodite al suo interno.<strong> Molajoli<\/strong> accorre. Davanti ai suoi occhi si consumano anche le sculture di <strong>Tino di Camaino<\/strong>.<\/p>\n<p>I ricoveri si moltiplicano. <strong>Cava de&#8217; Tirreni<\/strong> non basta pi\u00f9. Si aggiungono <strong>Montevergine <\/strong>e <strong>Liveri<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>Nola.<\/strong> I camion partono, arrivano, ripartono. Funzionari, custodi, restauratori e trasportatori lavorano con mezzi insufficienti. Alla fine, secondo i resoconti della Soprintendenza, le opere messe al riparo saranno <strong>59.410<\/strong>, fra cui <strong>5.180 <\/strong>dipinti.<\/p>\n<p>Ma adesso c&#8217;\u00e8 un nuovo pericolo. Nel luglio 1943 gli Alleati sbarcano in Sicilia. Il fronte risale la penisola. I depositi che sembravano sicuri rischiano di trovarsi sulla strada degli eserciti. Il 23 luglio <strong>Molajoli<\/strong> raggiunge Roma per avvertire il Ministero. Bisogna spostare ancora le opere pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>La destinazione scelta \u00e8 <strong>Montecassino <\/strong>e tra il 6 e l&#8217;8 settembre partono cento casse con 413 dipinti. L&#8217;abbazia sembra offrire protezione. Poi arriva l&#8217;armistizio. L&#8217;Italia si spezza, le autorit\u00e0 cambiano, i tedeschi occupano il territorio. Le opere sono ancora a <strong>Montecassino,<\/strong> ma la Soprintendenza non pu\u00f2 pi\u00f9 decidere della loro sorte.<\/p>\n<p>I<strong> tedeschi<\/strong> organizzano il trasferimento verso <strong>Spoleto.<\/strong> Una parte delle casse viene invece sottratta e portata in Germania. Fra le opere trafugate c&#8217;\u00e8 la <em>Danae<\/em> di <strong>Tiziano,<\/strong> finita nelle mani di Hermann G\u00f6ring. Il <strong>15 febbraio 1944 Montecassino<\/strong> viene distrutta dai bombardamenti alleati. Le opere trasferite non sono pi\u00f9 l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>Napoli<\/strong>, intanto, \u00e8 stata liberata. <strong>Molajoli<\/strong> non ha perso il suo incarico. Continua a dirigere la Soprintendenza, ora in collaborazione con gli ufficiali alleati incaricati della tutela. Cambiano i comandi, cambiano gli interlocutori. Restano le opere da proteggere e i monumenti da salvare.<\/p>\n<p>Per quelle portate in Germania comincia un&#8217;altra storia. <strong>Rodolfo Siviero<\/strong> e gli organismi alleati ne seguono le tracce. Alcune vengono ritrovate nelle miniere austriache di <strong>Altaussee <\/strong>e tornano in Italia nel 1947.<\/p>\n<p>A<strong> Napoli<\/strong>, per\u00f2, il lavoro \u00e8 appena cominciato, le chiese sono danneggiate, i musei da riaprire, le collezioni ancora nei depositi. <strong>Molajoli <\/strong>percorre la citt\u00e0 con i tecnici alleati, partecipa alla ricognizione delle distruzioni, dirige i restauri. <strong>San Martino,<\/strong> il <strong>Duca di Martina<\/strong>, il <strong>Filangieri:<\/strong> lentamente le raccolte ritrovano una sede e un pubblico.<\/p>\n<p>Poi arriva <strong>Capodimonte.<\/strong><\/p>\n<p>Nel <strong>1949 <\/strong>la reggia viene destinata alla Pinacoteca nazionale. <strong>Molajoli <\/strong>coordina la trasformazione con l&#8217;architetto <strong>Ezio De Felice<\/strong> e gli storici dell&#8217;arte <strong>Raffaello Causa e<\/strong> <strong>Ferdinando Bologna.<\/strong> Si progettano sale, laboratori di restauro, servizi fotografici. I dipinti tornano sulle pareti, le collezioni acquistano un nuovo ordine.<\/p>\n<p>Nel <strong>1957<\/strong> il museo apre al pubblico. La guerra sembra lontana, ma molte delle opere esposte sono passate attraverso quegli anni di casse, camion e ricoveri.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19576\" aria-describedby=\"caption-attachment-19576\" style=\"width: 541px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19576\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/e4NtU6BojsvaF-BNRWOD7R0zfIxJLdGrGsDlWUcuyLjecCFSRYDctl-1hh25JDGuLudsdfUx4H52N-voeP4g_wg4Gc9kWDjcPwnvlIX4gUzjYKJ-eLJ7Z0pbSoHjB8_H7ob855gUC8YfnfdOM-MK3SyIh6YhD9djySfDk_wn2G-Lm9_-S7_5RW6vwDr-bHL-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"541\" height=\"359\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/e4NtU6BojsvaF-BNRWOD7R0zfIxJLdGrGsDlWUcuyLjecCFSRYDctl-1hh25JDGuLudsdfUx4H52N-voeP4g_wg4Gc9kWDjcPwnvlIX4gUzjYKJ-eLJ7Z0pbSoHjB8_H7ob855gUC8YfnfdOM-MK3SyIh6YhD9djySfDk_wn2G-Lm9_-S7_5RW6vwDr-bHL-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/e4NtU6BojsvaF-BNRWOD7R0zfIxJLdGrGsDlWUcuyLjecCFSRYDctl-1hh25JDGuLudsdfUx4H52N-voeP4g_wg4Gc9kWDjcPwnvlIX4gUzjYKJ-eLJ7Z0pbSoHjB8_H7ob855gUC8YfnfdOM-MK3SyIh6YhD9djySfDk_wn2G-Lm9_-S7_5RW6vwDr-bHL-1024x681.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 541px) 100vw, 541px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-19576\" class=\"wp-caption-text\"><em>Bruno Molajoli nel suo studio a Roma, 1963. Fotografia dell&#8217;Archivio Touring Club Italiano. Fonte: Wikimedia Commons.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel <strong>1960<\/strong> <strong>Molajoli <\/strong>lascia Napoli per diventare diret<strong>tore generale delle Antichit\u00e0 e Belle Arti. <\/strong>Continuer\u00e0 a occuparsi della tutela del patrimonio italiano, anche dopo l&#8217;alluvione di Firenze del 1966.<\/p>\n<p>Aveva trentacinque anni quando cominci\u00f2 a mettere al riparo le opere di Napoli. Quando le restitu\u00ec alla citt\u00e0, la guerra era finita, ma non il suo lavoro.\u00a0 <strong>Salvare un patrimonio significava anche trovare il modo di consegnarlo al futuro.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Note<\/strong><\/em><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Il piano ministeriale.<\/strong> <em>Giuseppe Bottai affront\u00f2 pubblicamente la protezione delle opere in tempo di guerra gi\u00e0 nel 1938, attraverso il <strong>Bollettino d&#8217;Arte<\/strong>. Le misure furono sviluppate mediante disposizioni ministeriali e applicate dalle soprintendenze.<\/em><\/li>\n<li><strong>Le opere salvate.<\/strong><em> Il dato di 59.410 beni ricoverati, comprendenti 5.180 dipinti, proviene dai resoconti della Soprintendenza e dagli scritti di Molajoli.<\/em><\/li>\n<li><strong>Montecassino.<\/strong><em> Il trasferimento delle opere campane fu deciso prima dell&#8217;armistizio. Le successive movimentazioni tedesche avvennero fuori dal controllo della Soprintendenza napoletana.<\/em><\/li>\n<li><strong>La continuit\u00e0 dell&#8217;incarico.<\/strong> <em>Molajoli rimase soprintendente alle Gallerie della Campania fino al 1960. Dopo la liberazione di Napoli collabor\u00f2 con la <strong>Monuments and Fine Arts Sub-Commission<\/strong> alleata.<\/em><\/li>\n<li><strong>Capodimonte.<\/strong><em> Il nuovo museo fu inaugurato nel 1957. La sua realizzazione coinvolse Molajoli, Ezio De Felice, Raffaello Causa e Ferdinando Bologna.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Per saperne di pi\u00f9<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Bruno Molajoli, <em>Musei ed opere d&#8217;arte di Napoli attraverso la guerra<\/em>, 1949.<\/li>\n<li>Bruno Molajoli, <em>Per i monumenti d&#8217;arte danneggiati dalla guerra nella Campania<\/em>, 1944.<\/li>\n<li><em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, voce \u00abBruno Molajoli\u00bb, Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana, Treccani.<\/li>\n<li>Ilaria Cocc\u00f3lo, studi sul recupero delle opere d&#8217;arte durante e dopo la Seconda guerra mondiale, <em>Studi di Memofonte<\/em>, 2019.<\/li>\n<li>National Archives and Records Administration, documentazione sui <em>Monuments, Fine Arts and Archives<\/em> e sull&#8217;<em>Art Looting Investigation Unit<\/em>.<\/li>\n<\/ol>\n<p><em><strong>IN APERTURA\u00a0<\/strong> <\/em>\u00a0<span style=\"font-size: 18px;\"><em>Bruegel\u00a0 Pieter Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi, 1568, tempera su tela. Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte. Immagine: Wikimedia Commons.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>REDAZIONE\u00a0 *\u00a0 Roma 23 Ottobre 2026 \u00a0 Bruno Molajoli \u00a0L&#8217;uomo che mise in salvo l&#8217;arte di Napoli \u00a0 Aveva trentacinque anni e la responsabilit\u00e0 di proteggere uno dei patrimoni artistici pi\u00f9 ricchi d&#8217;Europa. Tra bombardamenti, camion improvvisati e opere nascoste nei monasteri, Bruno Molajoli guid\u00f2 il salvataggio delle collezioni napoletane. 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