{"id":19515,"date":"2026-10-23T05:35:18","date_gmt":"2026-10-23T03:35:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19515"},"modified":"2026-10-23T15:56:38","modified_gmt":"2026-10-23T13:56:38","slug":"lo-stato-dellarte-il-femminismo-cambia-strada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19515","title":{"rendered":"LO STATO DELL&#8217;ARTE * Il femminismo cambia strada"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #800505;\"><strong>Riportiamo il link per ascoltare una sintesi dell\u2019articolo<\/strong><\/span><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-19515-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Riepilogo-2.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Riepilogo-2.mp3\">https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Riepilogo-2.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\"><strong>SERGIO ANSUINI\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Roma 23 Ottobre 2026<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 24px;\"><strong>LO STATO DELL\u2019ARTE<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18px;\"><strong><em>Il femminismo cambia strada<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Negli anni Settanta il femminismo aveva riunito artiste di generazioni e linguaggi differenti attorno a progetti comuni. Negli Ottanta, con il mutare della societ\u00e0, molte di quelle esperienze lasciano spazio a percorsi individuali. Negli Stati Uniti nascono invece collettivi che trovano nuove ragioni per agire insieme. Due vicende che raccontano come cambiano i movimenti culturali e che cosa permette alle loro idee di attraversare il tempo.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla fine degli anni Settanta l\u2019Italia cambia volto. La stagione delle grandi mobilitazioni perde forza e la partecipazione politica lascia progressivamente spazio ad altre aspirazioni. La televisione commerciale, la pubblicit\u00e0, la moda e i consumi accompagnano una societ\u00e0 nella quale il successo personale acquista crescente importanza. Anche il mondo dell\u2019arte segue questa trasformazione: gallerie, collezionisti e istituzioni diventano interlocutori sempre pi\u00f9 influenti e costruire una carriera significa trovare visibilit\u00e0, continuit\u00e0 e relazioni capaci di sostenere il proprio lavoro.<\/p>\n<p>Le artiste che avevano condiviso le battaglie femministe del decennio precedente si trovano cos\u00ec davanti a un paesaggio diverso. La richiesta di autonomia e riconoscimento aveva avvicinato personalit\u00e0 spesso lontane per formazione e linguaggio. L\u2019obiettivo comune aveva dato forza alle singole ricerche, ma nel nuovo clima culturale quella coesione diventa pi\u00f9 difficile da conservare.<\/p>\n<p>Una delle esperienze pi\u00f9 significative di quella stagione era stata la <strong>Cooperativa Beato Angelico,<\/strong> fondata a Roma nel 1976 da undici artiste. Aveva creato uno spazio indipendente nel quale presentare opere contemporanee e recuperare la memoria delle donne nell\u2019arte. La Cooperativa concluse la propria attivit\u00e0 nel 1978, mentre le protagoniste proseguirono lungo strade differenti. La sua breve storia appartiene ancora al clima degli anni Settanta e testimonia quanto fosse complesso mantenere unite sensibilit\u00e0 artistiche diverse attorno a un progetto condiviso.<\/p>\n<p>Le idee maturate in quella stagione continuarono a circolare, trovando anche nuove sedi espositive. Nel 1984 <strong>l\u2019Unione Donne Italiane<\/strong> promosse a Ferrara la prima <strong><em>Biennale Donna<\/em><\/strong> e, due anni dopo, <strong>Romana Loda<\/strong> cur\u00f2 <strong><em>Magma: dieci anni dopo<\/em><\/strong>, riallacciando il rapporto con le mostre femminili del decennio precedente. L\u2019ingresso in circuiti istituzionali offriva una possibilit\u00e0 di continuit\u00e0, mentre molte artiste costruivano il proprio futuro attraverso percorsi autonomi.<\/p>\n<p>Nello stesso periodo, a <strong>New York<\/strong>, la protesta femminista prendeva di mira proprio le istituzioni dell\u2019arte. Nel 1985 nascevano le <strong>Guerrilla Girls,<\/strong> che scelsero l\u2019anonimato e le maschere da gorilla per denunciare, attraverso manifesti, statistiche e ironia, le discriminazioni nei musei e nelle gallerie. Le loro domande erano semplici e difficili da eludere: chi decide quali opere esporre, quali acquistare e quali artiste consegnare alla storia?<\/p>\n<figure id=\"attachment_19520\" aria-describedby=\"caption-attachment-19520\" style=\"width: 521px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19520\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Guerrilla_Girls_-_VA_Museum_London-300x148.jpg\" alt=\"\" width=\"521\" height=\"257\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Guerrilla_Girls_-_VA_Museum_London-300x148.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Guerrilla_Girls_-_VA_Museum_London.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 521px) 100vw, 521px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-19520\" class=\"wp-caption-text\"><em>Due componenti delle Guerrilla Girls, con le caratteristiche maschere da gorilla, davanti al manifesto Do Women Have to Be Naked to Get into the Met. Museum? (1989), esposto al Victoria and Albert Museum di Londra. Fotografia del 2014. Foto: Eric Huybrechts \/ Wikimedia Commons \u2014 CC BY-SA 2.0<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Era una battaglia che riguardava anche la <strong>memoria<\/strong>. Il riconoscimento di un\u2019artista dipende dalle opere, ma anche dalla continuit\u00e0 con cui vengono esposte, studiate e conservate. Quando queste relazioni si interrompono, intere esperienze possono lentamente uscire dal racconto della storia dell\u2019arte.<\/p>\n<p>Le artiste che avevano attraversato gli anni Settanta proseguivano il proprio lavoro lungo strade differenti. <strong>Tomaso Binga<\/strong>, <strong>Suzanne Santoro,<\/strong> <strong>Mirella Bentivoglio<\/strong> e <strong>Maria Lai,<\/strong> gi\u00e0 protagoniste di ricerche originali nel decennio precedente, affrontavano la nuova stagione conservando ciascuna la propria identit\u00e0 artistica. Le esperienze condivise avevano lasciato un&#8217;eredit\u00e0 che continuava a esprimersi attraverso linguaggi e percorsi personali.<\/p>\n<p>Il sistema dell\u2019arte diventava sempre pi\u00f9 internazionale e il sostegno di gallerie, musei e collezionisti acquistava un peso crescente. Una parte del mercato italiano rimaneva legata alla pittura figurativa, mentre installazioni, performance e opere concettuali cercavano interlocutori differenti. Per molte artiste, la possibilit\u00e0 di mantenere viva una ricerca dipendeva anche dalla solidit\u00e0 delle relazioni costruite nel tempo.<\/p>\n<p>A <strong>New York,<\/strong> nel 1991, nasceva <strong><em>fierce pussy<\/em>,<\/strong> collettivo legato all\u2019attivismo lesbico e alla lotta contro l\u2019AIDS. Fotografie, parole e manifesti portavano nello spazio pubblico le questioni dell\u2019identit\u00e0 e della sessualit\u00e0. Erano gli anni nei quali prendeva forma quella che sarebbe stata chiamata <strong><em>terza ondata<\/em><\/strong> del femminismo americano, pi\u00f9 attenta alle differenze di razza, classe ed esperienza personale. Cambiavano i temi e i linguaggi, mentre l\u2019azione collettiva continuava a offrire uno strumento per intervenire nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>Le <strong>Guerrilla Girls<\/strong> e <strong><em>fierce pussy<\/em><\/strong> hanno attraversato i decenni successivi conservando una propria identit\u00e0. In Italia, molte protagoniste della stagione femminista degli anni Settanta hanno proseguito individualmente, mentre una parte di quella storia ha trovato continuit\u00e0 attraverso mostre, archivi e iniziative istituzionali.<\/p>\n<p>Nel <strong>2026 <em>fierce pussy<\/em><\/strong> \u00e8 presente alla <strong>Biennale di Venezia<\/strong>. Sono trascorsi trentacinque anni dalla nascita del collettivo, che continua a presentarsi attraverso un\u2019identit\u00e0 condivisa. La sua presenza riporta alla luce una questione gi\u00e0 emersa nelle esperienze degli anni Settanta: <strong>il rapporto fra le aspirazioni delle singole artiste e la forza di un progetto comune.<\/strong><\/p>\n<p>La storia del femminismo nell\u2019arte racconta anche questo. Le idee possono continuare a vivere nelle opere e nelle carriere individuali, oppure trovare nuove ragioni per essere sostenute insieme. La loro durata dipende dalle relazioni che riescono a conservarle e dalla capacit\u00e0 di rinnovarle quando cambia il mondo che le aveva generate.<\/p>\n<p><strong>Che cosa permette a un movimento di continuare a vivere quando vengono meno le condizioni che lo avevano tenuto insieme?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Note<\/em><\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Cooperativa Beato Angelico.<\/strong> F<em>ondata a Roma nel 1976, riun\u00ec undici artiste e concluse la propria attivit\u00e0 nel 1978.<\/em><\/li>\n<li><strong>Biennale Donna.<\/strong> <em>La rassegna nacque a Ferrara nel 1984, promossa dall\u2019Unione Donne Italiane.<\/em><\/li>\n<li><strong>Guerrilla Girls.<\/strong> <em>Collettivo femminista fondato a New York nel 1985, noto per le campagne contro le discriminazioni nel sistema dell\u2019arte<\/em>.<\/li>\n<li><strong>fierce pussy e terza ondata.<\/strong> <em>Fondato a New York nel 1991, fierce pussy \u00e8 un collettivo legato all\u2019arte e all\u2019attivismo lesbico. La sua nascita si colloca nel periodo in cui si afferma la cosiddetta terza ondata del femminismo americano, espressione associata anche all\u2019intervento di Rebecca Walker del 1992<\/em>.<\/li>\n<li><strong>Quattro artiste italiane.<\/strong> <em>Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli Menna, 1931) ha esplorato il rapporto fra corpo, parola e identit\u00e0 femminile; Suzanne Santoro (1946) ha sviluppato una ricerca sulla rappresentazione del corpo femminile, partecipando alla Cooperativa Beato Angelico; Mirella Bentivoglio (1922\u20132017), artista e poetessa visiva, cur\u00f2 nel 1978 Materializzazione del linguaggio alla Biennale di Venezia; Maria Lai (1919\u20132013) intrecci\u00f2 arte e partecipazione collettiva con Legarsi alla montagna (1981), realizzato a Ulassai.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Per saperne di pi\u00f9<\/em><\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Raffaella Perna, <em>Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta<\/em>, Postmedia Books, 2013.<\/li>\n<li>Archivio HERSTORY, <em>documentazione sulla Cooperativa Beato Angelico.<\/em><\/li>\n<li>Archivio Mirella Bentivoglio<em>, documentazione sulle artiste e sulle esposizioni internazionali.<\/em><\/li>\n<li>Guerrilla Girls, <em>Confessions of the Guerrilla Girls<\/em>, HarperPerennial, 1995.<\/li>\n<li>Rebecca Walker (a cura di), <em>To Be Real: Telling the Truth and Changing the Face of Feminism<\/em>, Anchor Books, 1995.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>\u00a0IN APERTURA\u00a0 \u00a0 <\/em><\/strong><em>Manifestazione femminista negli anni Settanta. Le donne in corteo, con le mani alzate davanti alle forze dell\u2019ordine, testimoniano il clima di mobilitazione collettiva che caratterizz\u00f2 quella stagione.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Foto:<\/strong> Wikimedia Commons \u2013 Pubblico dominio (Italia).<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo il link per ascoltare una sintesi dell\u2019articolo &nbsp; SERGIO ANSUINI\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Roma 23 Ottobre 2026 LO STATO DELL\u2019ARTE Il femminismo cambia strada &nbsp; Negli anni Settanta il femminismo aveva riunito artiste di generazioni e linguaggi differenti attorno a progetti comuni. 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