{"id":19361,"date":"2026-10-09T05:10:03","date_gmt":"2026-10-09T03:10:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19361"},"modified":"2026-10-09T11:44:54","modified_gmt":"2026-10-09T09:44:54","slug":"lo-stato-dellarte-larte-delle-donne-al-tempo-del-femminismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19361","title":{"rendered":"LO STATO DELL&#8217;ARTE  *  L&#8217;arte delle donne al tempo del femminismo"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #8a0303;\"><strong>Riportiamo il link per ascoltare una sintesi dell\u2019articolo<\/strong><\/span><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-19361-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Riepilogo-1.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Riepilogo-1.mp3\">https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Riepilogo-1.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16px;\"><strong>SERGIO ANSUINI\u00a0 *\u00a0 Roma 9 Ottobre 2026<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 24px;\"><strong>L&#8217;arte delle donne al tempo del femminismo<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Roma, 8 aprile 1976.<\/em><\/strong><em> In via Beato Angelico, a pochi passi dal Pantheon, undici donne aprono una galleria d&#8217;arte. L&#8217;hanno chiamata Cooperativa Beato Angelico. Per inaugurarla scelgono Artemisia Gentileschi, una pittrice vissuta tre secoli prima, che aveva conosciuto la violenza maschile e trovato la forza di affrontarla pubblicamente. Nella Roma attraversata dalle lotte femministe, quella scelta aveva un significato che andava ben oltre la pittura.<\/em><\/p>\n<p><em>.<\/em><\/p>\n<p>La storia di quella piccola galleria era cominciata molto prima.<\/p>\n<p>Negli anni Sessanta l&#8217;Italia cambiava rapidamente. Il benessere economico trasformava abitudini e consumi, le universit\u00e0 si riempivano di giovani, mentre nelle famiglie e nelle istituzioni resistevano antiche gerarchie. La contestazione maturava da tempo e, quando esplose, invest\u00ec ogni aspetto della vita quotidiana.<\/p>\n<p>Ragazzi e ragazze contestavano insieme i professori nelle universit\u00e0, i genitori nelle case, il potere nelle piazze. A Roma, gli scontri di <strong>Valle Giulia<\/strong> del marzo <strong>1968 <\/strong>mostrarono quanto violenta potesse diventare quella rottura. Pochi mesi dopo, il <strong>Maggio<\/strong> francese avrebbe dato alla rivolta un&#8217;immagine destinata a percorrere l&#8217;Europa. Le discussioni invadevano le aule occupate, le strade, le abitazioni. La politica entrava nelle amicizie e negli amori.<\/p>\n<p>Ma molte ragazze cominciarono presto a contestare anche i contestatori. Nelle assemblee dove si proclamava l&#8217;uguaglianza, erano ancora troppo spesso gli uomini a parlare, a guidare, a decidere. Si voleva cambiare il mondo, mentre i rapporti tra uomini e donne sembravano resistere alla rivoluzione.<\/p>\n<p>La protesta invest\u00ec la famiglia, la sessualit\u00e0, la maternit\u00e0, il lavoro, le relazioni personali. Le polemiche erano feroci, le rotture dolorose. Nacquero gruppi autonomi, riviste, collettivi. Il <strong>femminismo<\/strong>, che aveva radici precedenti alla contestazione studentesca, acquistava nuova forza e una voce capace di mettere in discussione anche chi si considerava rivoluzionario.<\/p>\n<p>Nel 1970 Carla <strong>Lonzi,<\/strong> Carla <strong>Accardi <\/strong>ed Elvira<strong> Banotti<\/strong> fondarono <strong><em>Rivolta Femminile.<\/em><\/strong> Lonzi era una critica d&#8217;arte affermata, Accardi una delle protagoniste della pittura astratta italiana. Conoscevano bene gallerie, musei e critici, e proprio quel mondo sarebbe stato attraversato dalle nuove domande. La loro vicenda racconta anche le contraddizioni di quegli anni. <strong>Lonzi <\/strong>si allontan\u00f2 dalla critica d&#8217;arte per dedicarsi al femminismo, <strong>Accardi <\/strong>continu\u00f2 a dipingere, sperimentare, esporre. La collaborazione tra le due fin\u00ec per interrompersi, mentre le trasformazioni della societ\u00e0 modificavano amicizie, rapporti e scelte professionali.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19363\" aria-describedby=\"caption-attachment-19363\" style=\"width: 519px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19363\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Carla_Accardi_nel_suo_studio_Roma_1999_Foto_di_Mireille_Hoster-300x279.jpg\" alt=\"\" width=\"519\" height=\"483\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Carla_Accardi_nel_suo_studio_Roma_1999_Foto_di_Mireille_Hoster-300x279.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Carla_Accardi_nel_suo_studio_Roma_1999_Foto_di_Mireille_Hoster.jpg 448w\" sizes=\"(max-width: 519px) 100vw, 519px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-19363\" class=\"wp-caption-text\">C<em>arla Accardi nel suo studio a Roma, 1999. Fotografia di Mireille Hoster. Archivio Accardi Sanfilippo. Fonte: Wikimedia Commons.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Attorno a quelle esperienze si incontravano artiste, scrittrici e intellettuali che condividevano molte battaglie, pur immaginando strade differenti. Suzanne <strong>Santoro<\/strong>, Eva <strong>Menzio <\/strong>ed Elisa <strong>Montessori <\/strong>attraversarono quell&#8217;ambiente, mentre alcune protagoniste di <strong><em>Rivolta Femminile<\/em><\/strong> contribuirono alla nascita della <strong><em>Cooperativa Beato Angelico.<\/em><\/strong> I rapporti personali diventavano occasioni di lavoro, le amicizie aprivano nuovi spazi e talvolta le divergenze portavano alla formazione di altri gruppi.<\/p>\n<p>La rivolta aveva anche una colonna sonora. Al <strong><em>Teatro della Maddalena,<\/em><\/strong> nel 1974, le donne portarono in scena <em>Le canzoni del disagio<\/em>. Le parole della protesta tradizionale non bastavano pi\u00f9. Si cantava della famiglia, del corpo, della vita domestica, dei rapporti con gli uomini. <strong>Giovanna Marini<\/strong>, con la sua ricerca sulla musica popolare, partecipava a quella stagione nella quale anche la voce diventava uno strumento di libert\u00e0.<\/p>\n<p>Accanto alle esperienze pi\u00f9 radicali maturavano altre iniziative. <strong>Elena Gianini Belotti,<\/strong> autrice di <em>Dalla parte delle bambine<\/em>, aveva messo in discussione il modo in cui la societ\u00e0 educava maschi e femmine fin dall&#8217;infanzia. <strong>Simona Weller<\/strong> ricorda il suo impegno nell&#8217;esperienza di <strong>Controstampa<\/strong>, dove si incontravano donne provenienti da professioni differenti: giornaliste, magistrate, avvocate, artiste. La libert\u00e0 passava anche attraverso il lavoro, l&#8217;autonomia economica e il riconoscimento delle competenze.<\/p>\n<p>Nelle gallerie e negli studi delle artiste le risposte prendevano forme altrettanto diverse. <strong>Suzanne Santoro <\/strong>interrogava le immagini del corpo femminile e i modelli tramandati dalla storia. <strong>Tomaso Binga<\/strong>, pseudonimo maschile di <strong>Bianca Pucciarelli Menna,<\/strong> si faceva fotografare mentre il proprio corpo si confondeva con la carta da parati di una stanza. In <em>Carta da parato<\/em>, del 1976, la donna sembrava scomparire dentro lo spazio domestico.<\/p>\n<p><strong>Carla Accardi<\/strong> proseguiva la ricerca sul segno e sul colore, sperimentando materiali e trasparenze. <strong>Nedda Guidi<\/strong> lavorava con la ceramica e la materia, <strong>Elisa Montessori<\/strong> seguiva un percorso personale tra disegno, natura, memoria e scrittura. <strong>Giosetta Fioroni<\/strong> aveva gi\u00e0 costruito un linguaggio riconoscibile nella scena artistica romana.<\/p>\n<p>Vivevano nella stessa societ\u00e0, attraversata dalle medesime trasformazioni, ma seguivano strade differenti. Alcune fecero della condizione femminile il centro della propria ricerca, altre continuarono a sviluppare linguaggi autonomi. Le battaglie per la libert\u00e0 e l&#8217;uguaglianza convivevano con esperienze artistiche che non si lasciavano ricondurre a un&#8217;unica identit\u00e0.<\/p>\n<p>Intanto cresceva l&#8217;attenzione per le donne dimenticate dalla storia dell&#8217;arte. La Cooperativa Beato Angelico, dopo Artemisia, present\u00f2 altre artiste del passato e contemporanee. Nel <strong>1976 Simona<\/strong> <strong>Weller <\/strong>pubblic\u00f2 <strong><em>Il complesso di Michelangelo<\/em><\/strong>, un&#8217;indagine sul contributo delle donne all&#8217;arte italiana del Novecento, costruita attraverso documenti, testimonianze e interviste. Aveva cercato artiste dimenticate negli archivi dei critici, rintracciato indirizzi e ricostruito percorsi attraverso lettere, telefonate e incontri. L&#8217;anno successivo la <strong>Galleria Giulia<\/strong> ospit\u00f2 una grande mostra collegata al libro, alla quale furono invitate numerose protagoniste di quella ricerca.<\/p>\n<p>Il lavoro di <strong>Weller <\/strong>incontrava quello di altre donne impegnate a ricostruire una storia rimasta incompleta. Nel 1978 <strong>Mirella Bentivoglio<\/strong> riun\u00ec alla <strong>Biennale di Venezia<\/strong> ottanta artiste impegnate nella sperimentazione tra linguaggio e immagine. Da anni costruiva contatti internazionali, organizzava esposizioni e favoriva la conoscenza di ricerche che faticavano a trovare spazio nelle grandi manifestazioni. La mostra, <em>Materializzazione del linguaggio<\/em>, port\u00f2 alla Biennale una rete di artiste che avevano trasformato parole, segni e scrittura in materia creativa.<\/p>\n<p>Nel 1980 <strong>Lea Vergine,<\/strong> con <em>L&#8217;altra met\u00e0 dell&#8217;avanguardia<\/em>, riport\u00f2 all&#8217;attenzione una parte importante della presenza femminile nei movimenti artistici del primo Novecento. Opere, documenti e biografie cominciavano a restituire una storia pi\u00f9 ampia, nella quale molte artiste potevano finalmente ritrovare il proprio posto.<\/p>\n<p>Con il passare degli anni, per\u00f2, le strade delle protagoniste si divisero. Alcune entrarono stabilmente nei musei, nelle grandi collezioni e nel mercato internazionale. Altre, pur avendo lavorato negli stessi ambienti e partecipato alla medesima stagione culturale, persero progressivamente visibilit\u00e0. Contarono le opere, ma anche le gallerie che le sostennero, i critici che ne scrissero, i musei che le acquistarono e i collezionisti che continuarono a cercarle.<\/p>\n<p>Il <strong>femminismo<\/strong> aveva contribuito a cambiare le condizioni nelle quali le donne potevano lavorare, esporre e raccontare la propria storia. La pittura, la scultura, la fotografia e la performance avevano intanto seguito direzioni differenti, talvolta vicine alle battaglie del movimento, talvolta lontane dalle sue parole d&#8217;ordine.<\/p>\n<p>Mezzo secolo dopo, quelle opere continuano a porre una domanda che attraversa tutta la storia dell&#8217;arte: quanto del linguaggio di un&#8217;artista nasce dall&#8217;esperienza di essere donna e quanto dalla sua libert\u00e0 individuale?<\/p>\n<p>Nella Roma del 1976, le undici donne della Cooperativa Beato Angelico avevano scelto Artemisia Gentileschi per inaugurare il proprio spazio. Tre secoli le separavano dalla pittrice, eppure avevano sentito il bisogno di ricominciare proprio da lei. Oggi quella scelta racconta anche qualcosa del loro tempo: <strong>per costruire il futuro, avevano cominciato a cercare ci\u00f2 che mancava nel passato.<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Note<\/em><\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong> La Cooperativa Beato Angelico.<\/strong> <em>Fondata a Roma nel 1976 da undici donne, tra artiste e critiche d&#8217;arte, ebbe sede in via Beato Angelico 18 e oper\u00f2 fino al 1978. La mostra inaugurale dell&#8217;8 aprile fu dedicata ad Artemisia Gentileschi e present\u00f2 Aurora, accompagnata da documentazione storica sulla pittrice. Tra le protagoniste della Cooperativa figuravano artiste provenienti dall&#8217;esperienza di Rivolta Femminile. Fonte: archivio HERSTORY, documentazione della Cooperativa Beato Angelico.<\/em><\/li>\n<li><strong> Rivolta Femminile e Controstampa.<\/strong> <em>Rivolta Femminile nacque nel 1970 per iniziativa di Carla Lonzi, Carla Accardi ed Elvira Banotti. Il Manifesto di Rivolta Femminile fu pubblicato nel luglio dello stesso anno. Il ricordo dei rapporti fra il gruppo romano, Elena Gianini Belotti e Controstampa proviene anche dalla testimonianza diretta di Simona Weller raccolta nell&#8217;intervista pubblicata da DIARIO nell&#8217;ottobre 2026.<\/em><\/li>\n<li><strong> Il Teatro della Maddalena.<\/strong> <em>Nato a Roma negli anni Settanta come spazio di sperimentazione teatrale femminile, ospit\u00f2 spettacoli, incontri e riflessioni sulla condizione delle donne. Le canzoni del disagio appartiene a quella stagione nella quale teatro e musica partecipavano alla trasformazione dei linguaggi della protesta<\/em>.<\/li>\n<li><strong> Il complesso di Michelangelo.<\/strong> <em>Simona Weller, Il complesso di Michelangelo. Ricerca sul contributo dato dalla donna all&#8217;arte italiana del Novecento, La Nuova Foglio, 1976. Nel 1977 la Galleria Giulia di Roma ospit\u00f2 una mostra collegata alla pubblicazione. La ricerca resta una testimonianza importante della ricostruzione storica delle artiste italiane del Novecento.<\/em><\/li>\n<li><strong> La Biennale del 1978.<\/strong> <em>Materializzazione del linguaggio, a cura di Mirella Bentivoglio, XXXVIII Esposizione Internazionale d&#8217;Arte della Biennale di Venezia, Magazzini del Sale, 20 settembre\u201315 ottobre 1978. La mostra riun\u00ec ottanta artiste internazionali impegnate soprattutto nella poesia concreta e visiva. Il catalogo originale \u00e8 stato ripubblicato in edizione anastatica dalla Biennale di Venezia nel 2022.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>Per saperne di pi\u00f9<\/em><\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Simona Weller<\/strong>, <em>Il complesso di Michelangelo. Ricerca sul contributo dato dalla donna all&#8217;arte italiana del Novecento<\/em>, La Nuova Foglio, 1976.<\/li>\n<li><strong>Carla Lonzi<\/strong>, <em>Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti<\/em>, Scritti di Rivolta Femminile, 1974.<\/li>\n<li><strong>Lea Vergine<\/strong>, <em>L&#8217;altra met\u00e0 dell&#8217;avanguardia 1910\u20131940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche<\/em>, Mazzotta, Milano, 1980.<\/li>\n<li><strong>Linda Nochlin<\/strong>, <em>Women, Art, and Power and Other Essays<\/em>, Harper &amp; Row, New York, 1988.<\/li>\n<li><strong>Griselda Pollock<\/strong>, <em>Vision and Difference: Femininity, Feminism and the Histories of Art<\/em>, Routledge, Londra, 1988.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>IN APERTURA<\/em><\/strong><strong> \u2013 <\/strong><em>Artemisia Gentileschi, Aurora, XVII secolo. Immagine: Wikimedia Commons. Opera di pubblico dominio<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo il link per ascoltare una sintesi dell\u2019articolo &nbsp; SERGIO ANSUINI\u00a0 *\u00a0 Roma 9 Ottobre 2026 &nbsp; L&#8217;arte delle donne al tempo del femminismo \u00a0 Roma, 8 aprile 1976. In via Beato Angelico, a pochi passi dal Pantheon, undici donne aprono una galleria d&#8217;arte. L&#8217;hanno chiamata Cooperativa Beato Angelico. 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