{"id":19170,"date":"2026-10-02T05:15:36","date_gmt":"2026-10-02T03:15:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19170"},"modified":"2026-09-28T11:20:07","modified_gmt":"2026-09-28T09:20:07","slug":"il-barocco-roma-cambia-forma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19170","title":{"rendered":"IL BAROCCO  *  Roma cambia forma"},"content":{"rendered":"<p><strong>DANIS AUDINO\u00a0 *\u00a0 Roma 2 Ottobre 2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Roma cambia forma<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Un\u2019orchestra senza direttore<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 la Settimana Santa del 1656. Uscendo dalla Cappella<strong> Sistina<\/strong> dopo l\u2019Ufficio delle Tenebre, il <em>Miserere<\/em> di <strong>Gregorio Allegri<\/strong> rimane nell\u2019orecchio, insieme al ricordo degli affreschi di <strong>Michelangelo<\/strong> che la luce delle candele ha lentamente lasciato nell\u2019ombra.<\/p>\n<p>Durante il canto, ai versetti intonati all\u2019unisono hanno risposto due gruppi vocali, a cinque e a quattro parti. Il <strong>falsobordone<\/strong> sostiene le parole del salmo con accordi e cadenze; i cantori vi intrecciano gli abbellimenti appresi ascoltando chi li ha preceduti. Nel raccoglimento della cappella, anche un respiro sembra acquistare peso.<\/p>\n<p>Nell\u2019aprile del 1770, <strong>Leopold Mozart<\/strong> scriver\u00e0 alla moglie che <strong>Wolfgang <\/strong>ha trascritto quel celebre <em>Miserere<\/em>. Riferir\u00e0 anche il divieto imposto ai cantori di copiarlo o distribuirlo, sotto pena di scomunica, aggiungendo che le note, da sole, non bastano a restituirlo: conta il modo di cantarle. Ma manca ancora pi\u00f9 di un secolo a quella lettera. Ora sul soglio pontificio siede <strong>Alessandro VII Chigi<\/strong>, <strong>Cristina di Svezia<\/strong> \u00e8 arrivata da pochi mesi e la musica nata sotto <strong>Urbano VIII<\/strong> continua a risuonare in una Roma che ha gi\u00e0 cambiato protagonisti.<\/p>\n<p>Oltre ponte Sant\u2019Angelo, verso i Banchi e <strong>via del Pellegrino,<\/strong> tornano i rumori delle botteghe. Un lavoro viene consegnato, un altro aspetta sul banco. Per una rifinitura che sembra minima possono occorrere ancora molte ore.<\/p>\n<p>In una bottega orafa potrebbe esserci un ornamento a forma di fiocco. \u00c8 un motivo che si diffonde nella gioielleria europea di met\u00e0 secolo: il metallo riprende il nodo di un nastro, le estremit\u00e0 si incurvano, le pietre accompagnano il disegno. Il cesello precisa i bordi e le pieghe, dando alla superficie rigida un\u2019apparenza morbida. Fra i motivi vegetali e i colori dello smalto, il gioiello cerca una leggerezza che il suo peso reale non possiede.<\/p>\n<p>Fissato al corpetto, quel fiocco prezioso trover\u00e0 intorno a s\u00e9 altri nastri e altre pieghe. La luce delle candele si fermer\u00e0 sulle pietre durante un movimento. Prima ancora che qualcuno ne riconosca la qualit\u00e0, l\u2019oggetto avr\u00e0 preso posto nell\u2019abito e nel modo di presentarsi della persona che lo indossa.<\/p>\n<p>A poca distanza, presso <strong>via Giulia<\/strong>, gli orafi hanno la chiesa di <strong>Sant\u2019Eligio<\/strong> e gli ambienti della loro Universit\u00e0. Il progetto della chiesa risale a <strong>Raffaello;<\/strong> nel Seicento \u00e8 gi\u00e0 il luogo di una memoria condivisa. Chi vi arriva dalle botteghe appartiene a un mestiere che si d\u00e0 regole, riconosce i propri maestri e difende le proprie prerogative. Fra la chiesa e i locali del sodalizio, i rapporti continuano oltre la giornata di lavoro.<\/p>\n<p>La strada conduce verso Pasquino, dove il prestigio di un nome pu\u00f2 essere rovesciato da poche parole. \u00ab<em>Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini\u00bb:<\/em> ci\u00f2 che non fecero i barbari, fecero i Barberini. La battuta contro la rimozione dei bronzi del <strong>Pantheon <\/strong>\u00e8 sopravvissuta al papa che aveva suscitato quella collera. Sulla pietra mutilata e intorno a essa,<strong> Roma<\/strong> ha imparato a dare una voce pungente ai propri malumori, spesso alimentati anche dalle rivalit\u00e0 dei potenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il nome della <strong>Pimpaccia <\/strong>appartiene ancora a quel mondo di accuse e racconti. <strong>Olimpia Maidalchini,<\/strong> cognata di <strong>Innocenzo X,<\/strong> \u00e8 stata allontanata da Roma dopo l\u2019elezione di <strong>Alessandro VII.<\/strong> Ma in <strong>piazza Navona<\/strong> la presenza dei <strong>Pamphilj<\/strong> rimane imponente, come se la pietra trattenesse una forza che le persone non possiedono pi\u00f9.<\/p>\n<p>La <strong>Fontana dei Quattro Fiumi<\/strong> \u00e8 compiuta da cinque anni. Nel giugno del 1651 Giacinto Gigli aveva annotato la visita di <strong>Innocenzo X<\/strong>, accompagnato da un numeroso seguito, quando ancora non vi era stata immessa l\u2019acqua. Ora il suo rumore accompagna la vita della piazza.<\/p>\n<p>L\u2019obelisco di granito sale sopra una scogliera di travertino aperta in quattro direzioni. Il peso sembra affidato a una roccia scavata, attraversabile dallo sguardo. Camminando intorno alla vasca, le aperture si sovrappongono o si separano; un corpo acquista rilievo mentre un altro scompare dietro la pietra.<\/p>\n<p>Nel marmo, una mano si tende, un muscolo trattiene lo sforzo, una piega scende sul fianco. Il travertino conserva invece l\u2019aspetto accidentato della roccia. L\u2019acqua passa fra queste superfici, ne cambia i riflessi e aggiunge un movimento che continua anche quando lo spettatore si ferma.<\/p>\n<p><strong>Bernini <\/strong>ha affidato i quattro fiumi ad altri scultori: il Danubio ad <strong>Antonio Raggi<\/strong>, il Gange a <strong>Claude Poussin<\/strong>, il Nilo a <strong>Giacomo Antonio Fancelli,<\/strong> il Rio della Plata a <strong>Francesco Baratta<\/strong>. Il Nilo porta il capo velato, allusione alle sorgenti ancora sconosciute. Ai piedi dell\u2019obelisco, il mondo comprende anche una parte che rimane da scoprire.<\/p>\n<p>A pochi metri, di lato alla fontana,<strong> Sant\u2019Agnese<\/strong> \u00e8 ancora un cantiere. <strong>Borromini <\/strong>vi lavora dal 1653. Nella stessa piazza, l\u2019acqua scorre intorno a un\u2019opera finita mentre poco lontano un edificio continua a prendere forma.<\/p>\n<p>Anche nella famiglia <strong>Pamphilj <\/strong>si sono aperte altre strade. La rivale della Pimpaccia porta il suo stesso nome: <strong>Olimpia Aldobrandini,<\/strong> giovane vedova di <strong>Paolo Borghese<\/strong> ed erede di un grande patrimonio. Nel 1647 <strong>Camillo Pamphilj<\/strong>, figlio della Maidalchini, ha rinunciato alla porpora cardinalizia per sposarla. Le nozze hanno unito ricchezze e acceso contrasti; la coppia si \u00e8 stabilita al <strong>Corso,<\/strong> dove crescono collezioni e relazioni proprie.<\/p>\n<p>Con la morte di <strong>Innocenzo X<\/strong> \u00e8 venuto meno il sostegno pi\u00f9 potente della famiglia. Ma le opere restano, i patrimoni possono sostenere nuove commissioni e le alleanze continuano a essere cercate. Il centro della Pimpaccia si indebolisce mentre altri luoghi acquistano importanza.<\/p>\n<p><strong>Cristina di Svezia<\/strong> entra in questa Roma con il prestigio di una regina che ha lasciato il trono. Il cardinale <strong>Decio Azzolino<\/strong> comincia ad affiancarla nella conoscenza della corte pontificia. Per lei, pochi mesi prima, i <strong>Barberini<\/strong> hanno aperto il proprio teatro alle Quattro Fontane: il 31 gennaio \u00e8 stata rappresentata <em>La vita umana, ovvero Il trionfo della piet\u00e0<\/em>, con il testo di <strong>Giulio Rospigliosi,<\/strong> la musica di <strong>Marco Marazzoli<\/strong> e le scene del pittore <strong>Giovan Francesco Grimaldi<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-19173\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/S._Maria_della_Pace_-_Plate_121_-_Giuseppe_Vasi-300x190.jpg\" alt=\"\" width=\"532\" height=\"337\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/S._Maria_della_Pace_-_Plate_121_-_Giuseppe_Vasi-300x190.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/S._Maria_della_Pace_-_Plate_121_-_Giuseppe_Vasi.jpg 730w\" sizes=\"(max-width: 532px) 100vw, 532px\" \/><\/p>\n<p>Nel palazzo Pamphilj di piazza Navona, <strong>Pietro da Cortona<\/strong> ha gi\u00e0 dipinto le storie di Enea. Ora dirige i pittori impegnati al <strong>Quirinale <\/strong>e si prepara a intervenire su <strong>Santa Maria della Pace<\/strong>. Il lavoro lo conduce dalla superficie di una volta allo spazio di una strada, dal pennello al progetto architettonico.<\/p>\n<p>Fra gli artisti che si affermano c\u2019\u00e8 <strong>Carlo Maratta<\/strong>, autore dell\u2019<em>Adorazione dei pastori<\/em> di San Giuseppe dei Falegnami. Nell\u2019area del <strong>Babuino<\/strong> vivono e lavorano <strong>Nicolas Poussin<\/strong> e <strong>Claude Lorrain.<\/strong> <strong>Gaspard Dughet<\/strong> dipinge la campagna romana ricomponendola in paesaggi destinati alle case dei grandi committenti; <strong>Salvator Rosa<\/strong> affianca alla pittura l\u2019incisione e la poesia.<\/p>\n<p>Bastano poche strade per avvicinare questi mondi. I disegni passano fra le mani, le opere vengono confrontate, un lavoro appena terminato suscita il desiderio di averne uno simile. Chi commissiona una cappella pu\u00f2 ritrovare a teatro il pittore che ne prepara le scene; chi ordina un gioiello indossa stoffe delle quali uno scultore sta cercando di rendere nel marmo la morbidezza. Ogni bottega ha un maestro e ogni cantiere qualcuno che lo dirige, ma nessuno governa tutte queste scelte. Roma \u00e8 un\u2019orchestra senza direttore.<\/p>\n<p>Le consonanze nascono anche cos\u00ec, frequentando gli stessi luoghi, riconoscendosi nelle stesse cerimonie. Una piega si gonfia nella veste di una statua, un nastro si incurva sul corpetto, l\u2019oro ne riprende il movimento. Sono materiali diversi, lavorati con strumenti diversi, eppure qualcosa li rende familiari gli uni agli altri. Chi li guarda vi riconosce il proprio tempo senza avere bisogno di dargli un nome.<\/p>\n<p>Anche il suono ascoltato nella Sistina trova, poco lontano, qualcuno che cerca di comprenderne i segreti. Al <strong>Collegio Romano,<\/strong> il gesuita <strong>Athanasius Kircher<\/strong> passa dai libri agli strumenti, studia la voce e si interroga sugli effetti dell\u2019armonia. Nella sua <em>Musurgia universalis<\/em>, pubblicata nel 1650, la musica appartiene a un\u2019indagine che vorrebbe abbracciare l\u2019ordine del mondo. Il canto che ha commosso chi ascoltava diventa una domanda: come pu\u00f2 una voce, unendosi a un\u2019altra, produrre quell\u2019effetto?<\/p>\n<p><strong>Kircher<\/strong> cerca corrispondenze, propone spiegazioni, si inoltra in territori nei quali intuizioni ed errori rimangono vicini. Intorno ai suoi studi si incontrano curiosit\u00e0 diverse. Nella Roma in cui un pittore progetta una facciata e un orafo d\u00e0 al metallo la piega di un tessuto, anche la conoscenza passa continuamente da una materia all\u2019altra.<\/p>\n<p>Ma quella primavera del 1656 sta per cambiare volto. <strong>La peste,<\/strong> che devasta Napoli, raggiunger\u00e0 Roma. Gli accessi saranno sorvegliati, i movimenti limitati, i malati isolati. Diventer\u00e0 difficile percorrere con la stessa libert\u00e0 le strade che tengono vicine tante attivit\u00e0; nelle case, l\u2019attesa di una consegna o di una visita lascer\u00e0 posto a ben altre preoccupazioni.<\/p>\n<p><strong>Giacinto Gigli<\/strong> ricorder\u00e0 l\u2019accusa rivolta a un venditore di aver introdotto da Napoli ventagli, veletti e calze di seta appestati. Gli oggetti desiderati fino a poco prima fanno paura. Una stoffa venuta da lontano, che prometteva eleganza, pu\u00f2 ora portare con s\u00e9 il sospetto del contagio.<\/p>\n<p>Al <strong>Quirinale<\/strong>, alcuni pittori rimarranno a lavorare in palazzo. <strong>Bellori <\/strong>ricorder\u00e0 che furono mantenuti con buona tavola. Anche durante l\u2019epidemia, in quel cantiere si continua a dipingere e ci si ritrova a mangiare: una piccola comunit\u00e0 tenuta insieme dal lavoro mentre fuori la citt\u00e0 cerca di proteggersi.<\/p>\n<p>Negli anni che seguono,<strong> Cristina <\/strong>diventa una presenza sempre pi\u00f9 radicata nella vita romana. L\u2019incontro con <strong>Azzolino<\/strong> si trasforma in un legame duraturo; intorno alla regina si raccolgono persone, interessi e progetti. La sovrana arrivata nel 1655, per la quale i Barberini avevano aperto il proprio teatro, contribuisce ora a creare altre occasioni d\u2019incontro. Nel 1671 apre <strong>Tordinona, <\/strong>anche grazie all\u2019intervento suo e del suo ambiente; nel 1679 cominciano i melodrammi al <strong>Capranica.<\/strong><\/p>\n<p>La musica richiama il pubblico in nuovi luoghi, porta con s\u00e9 scene, abiti, versi, lavoro. Per qualche ora, ci\u00f2 che \u00e8 stato preparato separatamente deve trovare un passo comune. Un fondale dipinto acquista profondit\u00e0 nella luce, una veste accompagna il gesto, la voce raggiunge chi \u00e8 venuto per ascoltare e anche per incontrare altre persone. La serata continua nelle conversazioni, nei giudizi, nel desiderio di assistere a un altro spettacolo.<\/p>\n<p><strong>Corelli <\/strong>suona ormai a Roma. Negli anni successivi, nei suoi concerti grossi, due violini e un violoncello dialogheranno con il complesso pi\u00f9 ampio degli archi, sostenuti dal basso continuo. Una frase passa da uno strumento all\u2019altro, viene ripresa, si allarga quando interviene l\u2019insieme. Le parti conservano la propria voce e trovano nell\u2019ascolto reciproco un equilibrio.<\/p>\n<p>Anche nel <em>Miserere<\/em> di Allegri gruppi diversi si rispondevano, entro il procedere raccolto del salmo. Qui il contrasto fra pochi strumenti e l\u2019intero complesso apre altre possibilit\u00e0: il suono acquista corpo, si ritrae, torna a crescere. La memoria di quel canto lontano accompagna l\u2019ascolto, mentre l\u2019orecchio si abitua a un movimento diverso.<\/p>\n<p>Alla fine del 1679, nella <strong>chiesa del Ges\u00f9<\/strong>, il <strong>Baciccio <\/strong>ha compiuto il <em>Trionfo del Nome di Ges\u00f9<\/em>. Entrando nella navata e alzando gli occhi, la volta sembra aprirsi nella luce. Le figure si raccolgono intorno al chiarore; pi\u00f9 in basso, i corpi precipitano nell\u2019ombra e sembrano oltrepassare la cornice, avvicinarsi allo spazio di chi guarda.<\/p>\n<p>Da terra, quelle membra scorciate ritrovano proporzione. Il pittore le ha pensate per questo sguardo dal basso, misurando quanto accorciare un busto, come inclinare un volto, dove addensare un\u2019ombra. Sui ponteggi, l\u2019immagine \u00e8 cresciuta una porzione d\u2019intonaco fresco alla volta; dalla navata, le giornate di lavoro si ricompongono in un unico movimento.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-19174\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Ut_in_nomine_Jesu_Gesu_Rome-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"527\" height=\"395\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Ut_in_nomine_Jesu_Gesu_Rome-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Ut_in_nomine_Jesu_Gesu_Rome.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 527px) 100vw, 527px\" \/><\/p>\n<p><strong>Antonio Raggi<\/strong> e <strong>Leonardo Reti<\/strong> hanno modellato gli stucchi seguendo i disegni del Baciccio. Raggi aveva gi\u00e0 scolpito il Danubio della fontana di piazza Navona. Fra l\u2019acqua che scorre intorno al travertino e le figure sospese sopra la navata sono passati quasi trent\u2019anni: una delle mani \u00e8 la stessa, ma ora concorre a un\u2019opera nella quale lo sguardo fatica a distinguere dove finisca la pittura e cominci il rilievo.<\/p>\n<p>La <strong>Roma<\/strong> lasciata dopo l\u2019ascolto di Allegri \u00e8 ancora riconoscibile. L\u2019acqua continua a scorrere nella fontana, le botteghe aprono sulle strade, i palazzi conservano i nomi delle famiglie. Eppure la <strong>Pimpaccia <\/strong>non c\u2019\u00e8 pi\u00f9; <strong>Cristina,<\/strong> allora appena arrivata, \u00e8 diventata a sua volta un punto d\u2019incontro. Alcune relazioni si sono interrotte, altre hanno acquistato forza. Intorno a una casa, a un teatro, a una commissione si formano cerchie che prima non esistevano.<\/p>\n<p>\u00c8 anche attraverso questi spostamenti che cambiano le richieste. Un artista trova altri interlocutori, un giovane porta in bottega una soluzione diversa, un committente accetta ci\u00f2 che un altro avrebbe rifiutato. All\u2019inizio la novit\u00e0 appartiene a pochi; poi viene vista, desiderata, ripresa. Le forme consuete continuano a piacere, ma non occupano pi\u00f9 tutto lo spazio.<\/p>\n<p>Sul banchetto dell\u2019orafo rimangono disegni gi\u00e0 eseguiti molte volte. Quello che arriva oggi conserva qualcosa degli altri: una curva, un motivo, il modo di raccogliere le pietre. <strong>Eppure l\u2019insieme \u00e8 diverso.<\/strong> Accanto al maestro lavora qualcuno che, nella primavera del 1656, era ancora un apprendista o non era neppure nato. Per lui quelle forme hanno gi\u00e0 una lunga storia.<\/p>\n<p>Chi deve ordinare il gioiello si sofferma sul foglio nuovo. Forse ha visto qualcosa di simile indossato da un\u2019altra persona, forse quel disegno gli sembra semplicemente pi\u00f9 bello.<\/p>\n<p><strong>Questa volta sceglie quello<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DANIS AUDINO\u00a0 *\u00a0 Roma 2 Ottobre 2026 \u00a0 Roma cambia forma Un\u2019orchestra senza direttore \u00a0 \u00c8 la Settimana Santa del 1656. Uscendo dalla Cappella Sistina dopo l\u2019Ufficio delle Tenebre, il Miserere di Gregorio Allegri rimane nell\u2019orecchio, insieme al ricordo degli affreschi di Michelangelo che la luce delle candele ha lentamente lasciato nell\u2019ombra. 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