{"id":19109,"date":"2026-09-25T07:15:34","date_gmt":"2026-09-25T05:15:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19109"},"modified":"2026-09-24T01:26:18","modified_gmt":"2026-09-23T23:26:18","slug":"roma-1630-dentro-il-barocco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19109","title":{"rendered":"ROMA 1630  *  Dentro il Barocco"},"content":{"rendered":"<p><strong>DANIS AUDINO\u00a0 *\u00a0 Roma 25 Settembre 2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 21px;\"><strong>ROMA 1630<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><em>Dentro il Barocco<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Roma non sa di essere diventata barocca. Nel 1630 Palazzo Barberini \u00e8 ancora un cantiere e nelle sue sale passano pittori, musicisti, notizie e lingue diverse. Basta aspettare qualche minuto in una stanza per accorgersi che qualcosa sta cambiando: negli abiti, nelle immagini, nella musica, perfino nel modo di guardare il cielo.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Roma, 1630<\/strong>. La strada sale verso le Quattro Fontane fra botteghe, carri e voci che si rincorrono. \u00c8 il romano della citt\u00e0, ormai lontano da quello pi\u00f9 aspro e meridionale che si parlava due secoli prima. Dopo il Sacco erano arrivati molti uomini dall&#8217;Italia centrale, soprattutto dalla Toscana, e anche le parole avevano preso un&#8217;altra cadenza.<\/p>\n<p>Davanti, <strong>Palazzo Barberini<\/strong> cresce ancora. Muratori, scalpellini e carri convivono con finestre gi\u00e0 aperte e stanze abitate. Da poco <strong>Bernini<\/strong> ha preso la direzione del cantiere lasciato da <strong>Carlo Maderno<\/strong> e <strong>Borromini <\/strong>lavora nello stesso edificio.<\/p>\n<p>Attraversato il portone, il rumore della strada si allontana. Nella voce di un servitore affiora la <strong>lingua cortigiana di Roma;<\/strong> poco oltre corre qualche parola francese, il latino accompagna la conversazione di un ecclesiastico, poi una frase spagnola passa e scompare.<\/p>\n<p>In una sala alcuni uomini aspettano di essere ricevuti. Due parlano sottovoce. Uno \u00e8<strong> Nicolas<\/strong> <strong>Poussin,<\/strong> francese, a Roma ormai da alcuni anni; l&#8217;altro <strong>Andrea Sacchi, <\/strong>che proprio in quelle stanze sta lavorando alla grande volta della <em>Divina Sapienza<\/em>. Hanno davanti alcuni fogli. Poussin ne prende uno, Sacchi indica qualcosa con un dito. Poi tornano a parlare. La stessa Roma entra nei loro occhi e sulle loro tele prender\u00e0 forme <strong>molto diverse.<\/strong><\/p>\n<p>Un servitore attraversa la sala e pronuncia un nome. Un uomo si alza e scompare oltre la porta. Gli altri restano seduti.<\/p>\n<p>Intorno, il palazzo mostra gi\u00e0 la ricchezza dei <strong>Barberini.<\/strong> Stoffe pesanti scendono lungo le pareti, il noce intagliato incontra il cuoio lavorato e l&#8217;oro, argenti e piccoli oggetti prendono luce sopra i mobili. Arazzi e quadri interrompono le superfici. Oggetti usciti da botteghe diverse stanno ormai insieme nella stessa stanza.<\/p>\n<p>Anche gli uomini seduti nella sala portano addosso qualcosa che sta cambiando. I grandi <strong>colletti rigidi <\/strong>della generazione precedente compaiono ancora nei ritratti appesi alle pareti; qui il lino scende pi\u00f9 libero sulle spalle. Basta alzare gli occhi verso un antenato e poi riportarli nella stanza perch\u00e9 pochi decenni divengano tanti.<\/p>\n<p>Da dietro una porta arriva della musica. Una voce, una tiorba, poi di nuovo la voce, quasi sola. Qualcuno tende per un momento l&#8217;orecchio. \u00c8 musica di <strong>Giovanni Girolamo Kapsberger,<\/strong> il <em>Tedesco della tiorba<\/em>, ormai di casa nel mondo dei <strong>Barberini.<\/strong> Le parole si distinguono sostenute da poche corde. Poi una porta si chiude e rimangono le voci della sala.<\/p>\n<p>Entra un uomo con un foglio piegato. Qualcuno domanda da dove venga. Si parla della guerra, di una corte straniera, forse di Vienna. Gli <strong><em>avvisi<\/em><\/strong> passano di mano. Per qualche minuto una citt\u00e0 lontana \u00e8 nella stessa stanza di Poussin e Sacchi.<\/p>\n<p>Sul tavolo, fra un libro e i fogli dei due pittori, un paio di occhiali raccolgono la luce della finestra. Da secoli due lenti aiutano a leggere una pagina; da poco pi\u00f9 di vent&#8217;anni possono portare gli occhi molto pi\u00f9 lontano.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19112\" aria-describedby=\"caption-attachment-19112\" style=\"width: 531px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19112 \" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/8a661e09-f227-4be2-b339-9fc8abb75da2-300x200.png\" alt=\"\" width=\"531\" height=\"354\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/8a661e09-f227-4be2-b339-9fc8abb75da2-300x200.png 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/8a661e09-f227-4be2-b339-9fc8abb75da2-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/8a661e09-f227-4be2-b339-9fc8abb75da2.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 531px) 100vw, 531px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-19112\" class=\"wp-caption-text\"><em>Un libro, un paio di occhiali e la Luna sopra Roma. Nel Seicento strumenti conosciuti entrano in nuove relazioni e aprono possibilit\u00e0 inattese: anche il modo di guardare il mondo comincia a cambiare. Ricostruzione immaginaria. (Immagine creata con IA. Orchestratore Eko.)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Galileo<\/strong> le aveva disposte dentro un tubo e aveva guardato il cielo. La Luna aveva mostrato montagne; accanto a Giove erano comparsi piccoli astri.<\/p>\n<p>Dalla finestra entra ancora luce. Fuori, sopra i tetti, la cupola di <strong>San Pietro<\/strong> domina una citt\u00e0 attraversata da strade relativamente nuove, <strong>acquedotti <\/strong>riportati in vita, <strong>obelischi <\/strong>rialzati, case e botteghe cresciute lungo i percorsi aperti nei decenni precedenti.<\/p>\n<p>Sotto quella cupola <strong>Bernini<\/strong> sta facendo salire quattro grandi colonne di bronzo. Si avvitano sopra la tomba dell&#8217;apostolo portando con s\u00e9 la memoria delle antiche colonne tortili della basilica e quella, altrettanto antica, del baldacchino cerimoniale. <strong>Michelangelo<\/strong> \u00e8 sopra, <strong>Pietro <\/strong>sotto, intorno cresce la nuova basilica.<\/p>\n<p>Nello stesso palazzo <strong>Borromini<\/strong> traccia altre linee. Le pietre sono le stesse, la citt\u00e0 \u00e8 la stessa, molti degli uomini che decidono e commissionano sono gli stessi. Sulla carta di <strong>Borromini,<\/strong> per\u00f2, cominciano a prendere altre direzioni.<\/p>\n<p>Un altro nome viene pronunciato.<\/p>\n<p>Poussin raccoglie i fogli. <strong>Sacchi <\/strong>rimane ancora qualche momento. Sopra di lui la <em>Divina Sapienza<\/em> dispone le figure entro uno spazio misurato. Nella stessa Roma altri pittori cercano movimento, profondit\u00e0, corpi che sembrano continuare oltre la superficie.<\/p>\n<p>La musica torna per un istante, ormai lontana. Il foglio con le notizie \u00e8 arrivato a un&#8217;altra mano. Gli occhiali sono rimasti accanto al libro.<\/p>\n<p>Poi anche l&#8217;attesa finisce.<\/p>\n<p>Il portone restituisce il rumore della strada. Un carro rallenta davanti a una bottega, una donna passa con una cesta. Tornano le parole ascoltate poco prima sulla salita, mentre alle spalle martelli e scalpelli continuano a lavorare sul palazzo.<\/p>\n<p>Dentro, qualcuno aspetta ancora il proprio nome.<\/p>\n<p>Sul tavolo sono rimasti un libro e due lenti.<\/p>\n<p>Sopra Roma sta salendo la Luna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>NOTE<\/em><\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong> La lingua che cambia<\/strong><br \/>\n<em>Il romanesco medievale presentava caratteri sensibilmente pi\u00f9 meridionali di quello che conosciamo attraverso la tradizione moderna. Tra Quattro e Cinquecento la presenza della Curia, l&#8217;afflusso di popolazione proveniente da altre regioni e soprattutto dalla Toscana e le trasformazioni demografiche successive al Sacco del 1527 accelerarono la toscanizzazione del parlato romano. Negli ambienti della corte pontificia si svilupp\u00f2 inoltre quella che le fonti e gli studiosi definiscono <strong>\u201clingua cortigiana romana\u201d<\/strong>: una lingua colta e sovraregionale, nata dall&#8217;incontro di uomini provenienti da parti diverse della penisola. Roma diventava cos\u00ec un luogo nel quale anche la lingua prendeva forma attraverso le relazioni fra chi vi arrivava. <\/em><\/li>\n<li><strong> Una stanza, molte direzioni<\/strong><br \/>\n<em>La presenza narrativa di Poussin e Sacchi nella stessa sala non vuole ricostruire un incontro documentato, ma riunisce due artisti realmente legati all&#8217;ambiente Barberini intorno al 1630. Sacchi ricevette nel 1629 la commissione della Divina Sapienza; Poussin era inserito nella cerchia culturale vicina alla corte di Urbano VIII e a Cassiano dal Pozzo. La loro vicinanza permette di osservare un fenomeno importante: uno stesso ambiente culturale non genera necessariamente una forma unica. Le relazioni aprono possibilit\u00e0; gli artisti possono percorrerle in direzioni differenti. <\/em><\/li>\n<li><strong> La musica dietro la porta<\/strong><br \/>\n<em>Giovanni Girolamo Kapsberger, conosciuto a Roma come il <strong>Tedesco della tiorba<\/strong>, fu compositore dei Barberini e uno dei protagonisti della nuova cultura musicale romana. Nel 1630 mise in musica I pastori di Betlemme, su testo di Giulio Rospigliosi e dedicato al cardinale Francesco Barberini, e compose il Fetonte. La voce accompagnata dal basso continuo e dalla tiorba appartiene a un paesaggio sonoro ormai diverso dalla grande trama polifonica del secolo precedente: anche qui il cambiamento procede attraverso forme precedenti che vengono ricombinate e portate altrove.<\/em><\/li>\n<li><strong> Le stesse lenti, un altro sguardo<\/strong><br \/>\n<em>Gli occhiali esistevano da secoli quando Galileo rivolse verso il cielo il proprio cannocchiale. Il passaggio narrativo non suggerisce quindi l&#8217;invenzione improvvisa di un oggetto, ma qualcosa di diverso: elementi e competenze gi\u00e0 esistenti possono entrare in nuove relazioni e produrre possibilit\u00e0 prima inesistenti. \u00c8 uno dei fili nascosti dell&#8217;intero racconto: il nuovo pu\u00f2 nascere dalla diversa posizione assunta da cose che erano gi\u00e0 presenti.<\/em><\/li>\n<li><strong> Il cantiere come immagine di Roma<\/strong><br \/>\n<em>Nel 1630 Palazzo Barberini e il Baldacchino di San Pietro erano entrambi cantieri aperti. Il Baldacchino, iniziato nel 1624, sarebbe stato completato nel 1633; alla sua realizzazione collaborarono Bernini, Borromini e numerose maestranze specializzate. Anche Palazzo Barberini sarebbe stato ultimato nei primi anni Trenta. L&#8217;opera che la storia attribuisce a un grande nome nasce dunque dentro una rete molto pi\u00f9 ampia di committenti, progettisti, artigiani, tecniche e memorie precedenti<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>PER SAPERNE DI PI\u00d9<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Bibliografia essenziale<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong> Francis Haskell, <em>Mecenati e pittori. Studio sui rapporti tra arte e societ\u00e0 italiana nell&#8217;et\u00e0 barocca<\/em>, Einaudi.<\/strong><br \/>\n<em>Un classico fondamentale per comprendere l&#8217;arte del Seicento attraverso il rapporto fra artisti,<\/em> <em>committenti, corti e istituzioni. \u00c8 particolarmente utile per leggere la Roma barberiniana come ambiente di relazioni e non soltanto come successione di capolavori.<\/em><\/li>\n<li><strong> Tomaso Montanari, <em>Il Barocco<\/em>, Einaudi.<\/strong><br \/>\n<em>Una lettura ampia della cultura figurativa barocca che consente di collocare Bernini, Borromini e gli altri protagonisti dentro la societ\u00e0 e la cultura del loro tempo, evitando di ridurre il Barocco a un semplice repertorio stilistico<\/em>.<\/li>\n<li><strong> Paolo Portoghesi, <em>Roma barocca<\/em>, Laterza.<\/strong><br \/>\n<em>Roma osservata attraverso la trasformazione dello spazio urbano e dell&#8217;architettura. Utile per seguire il rapporto fra edifici, strade, piazze e potere che nel nostro racconto rimane sullo sfondo della finestra di Palazzo Barberini<\/em>.<\/li>\n<li><strong> Rudolf Wittkower, <em>Art and Architecture in Italy, 1600\u20131750<\/em>, Yale University Press.<\/strong><br \/>\n<em>Uno dei grandi riferimenti internazionali per l&#8217;arte italiana del Seicento. Offre il quadro necessario per comprendere come tendenze differenti \u2014 classicismo, naturalismo, sperimentazione barocca \u2014 possano convivere nello stesso periodo e spesso negli stessi ambienti.<\/em><\/li>\n<li><strong> Elizabeth Cropper, <em>The Domenichino Affair: Novelty, Imitation, and Theft in Seventeenth-Century Rome<\/em>, Yale University Press.<\/strong><br \/>\n<em>Un libro particolarmente interessante per il nostro secondo livello: mostra quanto la Roma secentesca fosse attraversata da circolazione delle immagini, modelli precedenti, imitazione, competizione e idee diverse di invenzione. Aiuta a capire quanto sia difficile separare nettamente ci\u00f2 che \u00e8 \u201cvecchio\u201d da ci\u00f2 che \u00e8 \u201cnuovo\u201d.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>IN APERTURA<\/em><\/strong> \u00a0\u00a0<em>Nicolas<\/em> <strong><em>Poussin <\/em><\/strong><em>e Andrea <strong>Sacchi<\/strong> a Palazzo Barberini, Roma, intorno al 1630. Ricostruzione immaginaria: le <strong>fisionomie sono elaborate dall&#8217;iconografia storica<\/strong> dei due pittori; l&#8217;ambiente richiama la Sala della Divina Sapienza durante la decorazione di Sacchi. ( Immagine creata con IA. Orchestratore Eko.)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DANIS AUDINO\u00a0 *\u00a0 Roma 25 Settembre 2026 \u00a0 ROMA 1630 Dentro il Barocco \u00a0 Roma non sa di essere diventata barocca. Nel 1630 Palazzo Barberini \u00e8 ancora un cantiere e nelle sue sale passano pittori, musicisti, notizie e lingue diverse. 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