{"id":19045,"date":"2026-09-18T05:05:36","date_gmt":"2026-09-18T03:05:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19045"},"modified":"2026-09-18T01:18:38","modified_gmt":"2026-09-17T23:18:38","slug":"le-donne-dellarte-elena-bellantoni-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=19045","title":{"rendered":"LE DONNE DELL&#8217;ARTE  *  Elena Bellantoni"},"content":{"rendered":"<p><strong>FS\u00a0 Flatter\u00a0 *\u00a0 Roma, 18 Settembre 2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>LE DONNE DELL\u2019ARTE<\/strong><strong> \u00a0\u00a0* \u00a0\u00a0<\/strong><strong><em>Elena Bellantoni<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il corpo, la parola, l&#8217;immagine. Elena Bellantoni costruisce dispositivi precisi e poi li mette alla prova della realt\u00e0. \u00c8 spesso quando qualcosa sfugge al progetto che il suo lavoro rivela la propria forza.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Elena Bellantoni<\/strong> nasce nel <strong>1975 <\/strong>a Vibo Valentia, studia Storia dell&#8217;arte contemporanea alla Sapienza e completa la formazione tra Parigi e Londra, dove nel 2007 consegue un MA in Visual Art alla <strong>University of the Arts London. <\/strong>Nello stesso anno cofonda il <strong>Platform Translation Group;<\/strong> l&#8217;anno successivo apre a Berlino<strong> 91mq art project space.<\/strong> Nel 2015 \u00e8 tra i fondatori del <strong>Wunderbar Cultural Project.<\/strong> Una formazione costruita dunque anche attraverso luoghi, gruppi e relazioni.<\/p>\n<p>Video, fotografia, installazione e performance diventano gli strumenti di una ricerca nella quale il corpo incontra la parola e l&#8217;azione mette alla prova il pensiero. In <strong><em>Maremoto<\/em> <\/strong>pedala verso il Mediterraneo inseguendo un&#8217;azione impossibile; ne <strong><em>La Lucidatrice<\/em><\/strong> un gesto ripetuto diventa ostinazione; in <strong><em>Ho annegato il mare<\/em><\/strong> una torretta da bagnino attraversa <strong>Palermo<\/strong> lontana dall&#8217;acqua. Il pensiero precede spesso l&#8217;opera, ma nei lavori pi\u00f9 riusciti smette di essere spiegazione e acquista un corpo.<\/p>\n<p>Anche la parola segue lo stesso percorso.<strong> Bellantoni<\/strong> guarda alle esperienze della poesia visiva italiana e alle ricerche che hanno trasformato parola, identit\u00e0 e rappresentazione in materia artistica. Nel suo lavoro questa eredit\u00e0 passa attraverso scrittura, voce e movimento. Il poetico diventa anche politico.<\/p>\n<p>L&#8217;impegno di genere occupa una parte importante del percorso. <strong><em>The Highlighter<\/em><\/strong> nasce da una raccolta di pubblicit\u00e0 sessiste e prepara <strong><em>NOT HER<\/em>,<\/strong> dove Bellantoni utilizza il proprio corpo per attraversare i modelli femminili costruiti dalla comunicazione commerciale. Nel 2023 il lavoro arriva alla sfilata <strong>Dior <\/strong>alle <strong>Tuileries:<\/strong> quarantotto immagini e frasi scorrono sui grandi schermi mentre le modelle attraversano lo spazio.<\/p>\n<p>La contraddizione, per\u00f2, resta. La critica agli stereotipi femminili entra in uno dei pi\u00f9 sofisticati sistemi di produzione dell\u2019immagine, del desiderio e del consumo.<strong> Bellantoni<\/strong> utilizza la capacit\u00e0 comunicativa di Dior per raggiungere un pubblico enorme; <strong>Dior <\/strong>incorpora quella critica nella propria rappresentazione. Il sistema che viene messo in discussione dimostra cos\u00ec di saper assorbire anche la propria contestazione, trasformandola in parte dello spettacolo.<\/p>\n<p>L&#8217;approdo alle<strong> Tuileries<\/strong> arriva dopo un percorso gi\u00e0 riconosciuto. Nel 2014 <strong><em>The Fox and the Wolf:<\/em><\/strong><em> <strong>Struggle for Power<\/strong><\/em> entra nella <strong>Collezione Farnesina;<\/strong> nel 2018 Bellantoni vince <strong><em>l&#8217;Italian Council<\/em><\/strong> con <strong><em>On the Breadline<\/em> <\/strong>e <strong><em>Ho annegato il mare<\/em><\/strong> viene presentato nell&#8217;ambito di <strong><em>Manifesta 12.<\/em><\/strong> Nel 2023 pubblica <strong><em>Parole passeggere. La pratica artistica come semantica dell&#8217;esistenza<\/em>,<\/strong> portando nella scrittura una riflessione che accompagna il suo lavoro.<\/p>\n<p>Il rapporto fra individuo e costruzione collettiva emerge <strong>in <em>On the Breadline<\/em>.<\/strong> Bellantoni attraversa <strong>Belgrado, Atene, Istanbul e Palermo<\/strong> seguendo il pane come alimento elementare e simbolo del lavoro e della rivolta. Cento donne, venticinque per ogni territorio, <strong>cantano <em>Bread and Roses<\/em>.<\/strong> Abiti, colori e movimenti entrano in una regia molto controllata.<\/p>\n<p>L&#8217;omologazione \u00e8 intenzionale e parla di standardizzazione, globalizzazione e perdita dell&#8217;identit\u00e0. Ma proprio la forza dell&#8217;immagine lascia emergere una domanda: quanto rimane della singola donna dentro quel coro?<\/p>\n<p><strong>Istanbul <\/strong>rende la questione evidente. La societ\u00e0 turca comprende esperienze femminili laiche e religiose, emancipazioniste e conservatrici, che possono attribuire significati differenti persino alla parola libert\u00e0.<\/p>\n<p>Bellantoni sceglie un coro vicino ai temi dell\u2019<strong>uguaglianza e dei diritti. <\/strong>\u00c8 certamente una Turchia reale, ma \u00e8 una scelta di campo: altre donne, altre esperienze e altre idee di libert\u00e0 restano fuori dall\u2019inquadratura. L\u2019opera non restituisce dunque la complessit\u00e0 femminile di quel territorio; costruisce, legittimamente, la porzione di realt\u00e0 coerente con la visione dell\u2019artista. Ed \u00e8 proprio qui che il dispositivo rivela la propria <strong>matrice ideologica<\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19047\" aria-describedby=\"caption-attachment-19047\" style=\"width: 537px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-19047\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1e89d774-ecc6-45c3-a4ff-c0dff3926da1-300x200.png\" alt=\"\" width=\"537\" height=\"358\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1e89d774-ecc6-45c3-a4ff-c0dff3926da1-300x200.png 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1e89d774-ecc6-45c3-a4ff-c0dff3926da1-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1e89d774-ecc6-45c3-a4ff-c0dff3926da1.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 537px) 100vw, 537px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-19047\" class=\"wp-caption-text\"><em>I<span style=\"font-size: 13px;\">l coro e le altre donne. Una delle possibili Turchie entra nell\u2019opera, mentre altre esperienze restano fuori dall\u2019inquadratura. Ricostruzione ispirata a On the Breadline. Immagine creata con IA. Orchestratore Eko.<\/span><\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Qui emerge un tratto del suo metodo.<strong> Bellantoni<\/strong> ha raccontato di essere partita per verificare se quanto aveva pensato e scritto potesse prendere forma nei territori attraversati. Esiste quindi un progetto prima dell&#8217;incontro, ma quel progetto deve misurarsi con persone e luoghi reali. La distanza fra ci\u00f2 che l&#8217;artista porta con s\u00e9 e ci\u00f2 che trova diventa parte dell&#8217;opera.<\/p>\n<p>Per due anni, alla <strong>Dino Zoli Textile,<\/strong> il rapporto con le persone diventa il centro di <strong><em>Se ci fosse luce<\/em><\/strong><em> sarebbe bellissimo<\/em>. Bellantoni lavora con operai e operaie, raccoglie esperienze e oggetti affettivi, osserva i movimenti quotidiani del lavoro. Quei gesti entrano nella performance e la fabbrica diventa luogo di memoria e relazione. Qui la costruzione dell&#8217;artista incontra direttamente l&#8217;esperienza degli altri.<\/p>\n<p>La continuit\u00e0 del linguaggio riappare in <strong><em>Serata futurista<\/em>.<\/strong> Corpi, parola, suono e strumenti elettronici incontrano un&#8217;avanguardia fondata sulla rottura e sulla provocazione. <strong>Bellantoni<\/strong> non ricostruisce il Futurismo: ne seleziona alcuni elementi e li conduce dentro il proprio vocabolario di corpo, parola e azione.<\/p>\n<p>Potrebbe sembrare allora che costruisca sempre con precisione il campo nel quale la realt\u00e0 deve entrare. Un&#8217;opera suggerisce per\u00f2 qualcosa di diverso.<\/p>\n<p>Bisogna tornare a Palermo.<\/p>\n<p>In <strong><em>Ho annegato il mare<\/em>,<\/strong> nel 2018,<strong> Bellantoni<\/strong> spinge per la citt\u00e0 una torretta da bagnino. Separata dalla spiaggia e trascinata sull&#8217;asfalto, diventa estranea e familiare. L&#8217;artista invita alcune persone a salirvi e chiede che cosa vorrebbero annegare.<\/p>\n<p>Qualcuno non vuole annegare nulla.<\/p>\n<p>Vuole soltanto salire per vedere il mare.<\/p>\n<p>La risposta esce dal dispositivo preparato dall&#8217;artista. La domanda prevedeva qualcosa da abbandonare; chi sale sulla torretta introduce invece un desiderio elementare: guardare. <strong>Bellantoni <\/strong>non corregge l&#8217;imprevisto. Lo lascia entrare.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 proprio in questa tensione che il suo lavoro trova i momenti migliori. Da una parte una lingua coerente, costruita attraverso corpo, parola e impegno di genere; dall&#8217;altra una realt\u00e0 che qualche volta la segue e qualche volta la contraddice. Quando le due cose si incontrano senza cancellarsi, il concetto smette di spiegare l&#8217;opera e l&#8217;immagine comincia a vivere.<\/p>\n<p>Bellantoni ha costruito la torre. Qualcuno vi \u00e8 salito senza seguire la domanda.<\/p>\n<p><strong>Ha guardato il mare.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>NOTE<\/em><\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Formazione<em>.<\/em><\/strong><em> Elena Bellantoni nasce a Vibo Valentia nel 1975. Studia Storia dell&#8217;arte contemporanea alla Sapienza di Roma e consegue nel 2007 un MA in Visual Art alla University of the Arts London<\/em>.<\/li>\n<li><strong>Italian Council.<\/strong> <em>Nel 2018 On the Breadline vince la IV edizione dell&#8217;Italian Council, programma del Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali dedicato alla promozione internazionale dell&#8217;arte contemporanea italiana<\/em>.<\/li>\n<li><strong>Ho annegato il mare.<\/strong> <em>Il lavoro viene presentato a Palermo nel 2018 nell&#8217;ambito dei Collateral Events di Manifesta 12.<\/em><\/li>\n<li><strong>NOT HER.<\/strong> <em>Nel 2023 l&#8217;installazione entra nella sfilata Dior primavera-estate 2024 ai Giardini delle Tuileries di Parigi.<\/em><\/li>\n<li><strong>Parole passeggere.<\/strong> <em>Nel 2023 Bellantoni pubblica per Castelvecchi Parole passeggere. La pratica artistica come semantica dell&#8217;esistenza.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>PER SAPERNE DI PI\u00d9<\/em><\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Elena Bellantoni, <em>Parole passeggere. La pratica artistica come semantica dell&#8217;esistenza<\/em>, Castelvecchi, Roma, 2023.<\/li>\n<li>Materiali e documentazione di <em>On the Breadline<\/em>, IV edizione dell&#8217;Italian Council.<\/li>\n<li>Documentazione di <em>Ho annegato il mare<\/em>, Manifesta 12, Palermo, 2018.<\/li>\n<li>Materiali relativi a <em>NOT HER<\/em>, Parigi, 2023.<\/li>\n<li>Documentazione delle opere e dei progetti di Elena Bellantoni nelle collezioni e istituzioni italiane.<\/li>\n<li><\/li>\n<li><strong data-start=\"109\" data-end=\"143\">Immagine di apertura \u2013 Palermo<\/strong><br data-start=\"143\" data-end=\"146\" \/><em data-start=\"146\" data-end=\"315\">Una torretta da bagnino attraversa la citt\u00e0. Qualcuno sale e, invece di rispondere alla domanda dell\u2019artista, vuole soltanto guardare il mare. Ricostruzione ispirata a<\/em> &#8220;<em>Ho annegato il mare&#8221;<\/em>. (<em data-start=\"337\" data-end=\"381\">Immagine creata con IA. Orchestratore Eko)<\/em><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FS\u00a0 Flatter\u00a0 *\u00a0 Roma, 18 Settembre 2026 \u00a0 LE DONNE DELL\u2019ARTE \u00a0\u00a0* \u00a0\u00a0Elena Bellantoni &nbsp; Il corpo, la parola, l&#8217;immagine. 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