{"id":18921,"date":"2026-09-11T05:30:48","date_gmt":"2026-09-11T03:30:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=18921"},"modified":"2026-09-10T19:04:50","modified_gmt":"2026-09-10T17:04:50","slug":"roma-e-larte-negli-anni-90","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=18921","title":{"rendered":"ROMA E L&#8217;ARTE NEGLI ANNI &#8217;90"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14px;\"><strong>DANIS AUDINO\u00a0 *\u00a0 Roma 11 Settembre 2026<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 21px;\"><strong>ROMA E L\u2019ARTE NEGLI ANNI \u201990<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><em>Quando cambia la trama del mondo<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Negli anni Novanta finisce l&#8217;ordine bipolare e prende forma un nuovo ecosistema globale. Roma attraversa questa trasformazione con il trauma di Tangentopoli, mentre cambiano mercato, lusso, luoghi e linguaggi dell&#8217;arte. Dalle vetrine di Via del Babuino alle biennali, dalle fabbriche dismesse a Internet, una nuova trama collega la citt\u00e0 al mondo che sta nascendo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Gli anni Novanta<\/strong> cominciano prima del calendario. Nel novembre <strong>1989 <\/strong>cade il <strong>Muro di Berlino;<\/strong> nel 1991 scompare <strong>l&#8217;Unione Sovietica.<\/strong> Si chiude il <strong>sistema bipolare<\/strong> che per quasi mezzo secolo aveva organizzato gli equilibri politici e militari, ma anche economie, alleanze, industrie, culture e appartenenze. Gli <strong>Stati Uniti<\/strong> rimangono la sola potenza globale e l&#8217;Occidente sembra avere vinto.<\/p>\n<p>Proprio allora, sotto questa straordinaria concentrazione del potere politico, prende forza un movimento diverso. L&#8217;economia si allarga e si disperde. Capitali e investimenti attraversano pi\u00f9 facilmente le frontiere, le imprese distribuiscono le attivit\u00e0 nei luoghi pi\u00f9 convenienti, una parte della manifattura si dirige verso l&#8217;Asia, altre aree acquistano peso per materie prime, energia e lavorazioni. La finanza cresce e accompagna una nuova <strong>divisione internazionale del lavoro.<\/strong><\/p>\n<p>Il processo nasce dall&#8217;intreccio di interessi diversi: imprese, governi, investitori e mercati. La loro azione combinata costruisce un <strong>nuovo ecosistema globale.<\/strong> Con la produzione si spostano investimenti, competenze e infrastrutture e cominciano a distribuirsi anche quote di ricchezza. La Cina sta ancora costruendo il ruolo che assumer\u00e0 pienamente nel XXI secolo, mentre Asia e America Latina entrano sempre pi\u00f9 profondamente nei circuiti mondiali.<\/p>\n<p>\u00c8 il grande paradosso degli anni Novanta: mentre il potere geopolitico raggiunge una concentrazione eccezionale, l&#8217;economia distribuisce nel mondo alcune delle capacit\u00e0 che avevano sostenuto la centralit\u00e0 occidentale. Le conseguenze arriveranno pi\u00f9 tardi, ma il movimento \u00e8 gi\u00e0 cominciato.<\/p>\n<p><strong>Roma <\/strong>entra in questo nuovo scenario portandosi dietro il paesaggio degli anni Ottanta. Via del <strong>Babuino<\/strong>, Via <strong>Margutta<\/strong>, <strong>Piazza del Popolo,<\/strong> gli antiquari, le gallerie, gli atelier, le boutique, i ristoranti, la politica e la mondanit\u00e0 sono ancora l\u00ec. La capitale vive per\u00f2 di un intreccio particolarmente stretto fra politica ed economia. Spesa pubblica, opere, imprese, professioni e un vastissimo indotto alimentano una circolazione di denaro che raggiunge arte, antiquariato, gioielleria, moda, ristorazione e commercio di lusso. A questa economia si affianca una forte presenza del contante, solo parzialmente leggibile attraverso le statistiche ufficiali.<\/p>\n<p>Poi arriva il <strong>1992.<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;arresto di Mario Chiesa apre la stagione di <strong>Mani Pulite;<\/strong> nello stesso anno la crisi della lira culmina con l&#8217;uscita dal <strong>Sistema monetario europeo<\/strong>. A Roma Tangentopoli \u00e8 un muro. Si diffonde un clima di paura, la politica rallenta, amministratori e funzionari diventano prudenti, opere e decisioni si fermano o procedono con maggiore difficolt\u00e0. L&#8217;indotto ne risente. Anche chi dispone di denaro diventa pi\u00f9 cauto nello spenderlo e soprattutto nel mostrarlo. Arte, antiquariato e gioielleria avvertono la contrazione.<\/p>\n<p>Tangentopoli agisce su Roma mentre una trasformazione molto pi\u00f9 vasta sta gi\u00e0 attraversando il mondo. Accelera la perdita di energia di un sistema di relazioni che aveva sostenuto una parte importante dell&#8217;economia cittadina.<\/p>\n<p><strong>Via del Babuino<\/strong> permette quasi di vedere fisicamente il passaggio. Negli anni Settanta era ancora una strada relativamente polverosa e un po&#8217; in ombra, popolata da grandi antiquari con una clientela italiana e internazionale estremamente selezionata. L&#8217;oggetto era raro, spesso unico; il rapporto personale; il cliente conosciuto. Per quel commercio il passaggio davanti alla vetrina aveva un&#8217;importanza relativa. A un grande antiquario serviva soprattutto il cliente giusto.<\/p>\n<p>Negli anni Novanta le strutture rimangono mentre le transazioni si contraggono. Poi, soprattutto nella seconda met\u00e0 del decennio, una parte dell&#8217;antiquariato si concentra verso Via Margutta e le grandi marche della moda avanzano nel Tridente. Le vetrine diventano luminose, il marchio immediatamente riconoscibile, il passaggio prezioso.<\/p>\n<p>Anche il <strong>lusso cambia.<\/strong> Accanto alla grande esclusivit\u00e0 delle maisons cresce un consumo di \u00e9lite rivolto a una platea pi\u00f9 vasta. Emporio Armani ne rappresenta bene la logica: prestigio e prezzo elevato insieme a riconoscibilit\u00e0 e diffusione. Al valore della rarit\u00e0 e della relazione personale si aggiunge quello della visibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Via del Babuino<\/strong> si illumina mentre cambia l&#8217;economia che la abita.<\/p>\n<p>Nello stesso periodo una parte dell&#8217;arte contemporanea cerca altri spazi. La generazione della <strong>Scuola di San Lorenzo<\/strong>, Bruno <strong>Ceccobelli<\/strong>, Gianni <strong>Dess\u00ec<\/strong>, Giuseppe <strong>Gallo,<\/strong> <strong>Nunzio,<\/strong> Piero <strong>Pizzi Cannella<\/strong>, Marco <strong>Tirelli<\/strong>, continua a lavorare; il <strong>Pastificio Cerere<\/strong> rimane un nodo della citt\u00e0. Intorno il paesaggio si allarga: installazione, fotografia, video, performance e intervento urbano affiancano pittura e scultura, mentre <strong>Testaccio,<\/strong> <strong>Ostiense <\/strong>e gli <strong>spazi industriali<\/strong> offrono nuove possibilit\u00e0.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18927\" aria-describedby=\"caption-attachment-18927\" style=\"width: 539px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-18927\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/c720c32c-3ef8-46c0-939f-09212ddcc0f7-300x200.png\" alt=\"\" width=\"539\" height=\"359\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/c720c32c-3ef8-46c0-939f-09212ddcc0f7-300x200.png 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/c720c32c-3ef8-46c0-939f-09212ddcc0f7-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/c720c32c-3ef8-46c0-939f-09212ddcc0f7.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 539px) 100vw, 539px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-18927\" class=\"wp-caption-text\"><em>Negli anni &#8217;90 l&#8217;arte contemporanea cerca nuovi luoghi. Fabbriche e spazi industriali dismessi diventano ambienti per installazioni, mostre e nuove forme di relazione con il pubblico (Ricostruzione prodotta con IA Orchestratore Eko)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Stefania Miscetti<\/strong> porta l&#8217;arte direttamente nella citt\u00e0, dal Pantheon a Piazza Navona, dal Museo Barracco a San Giorgio al Velabro, con <strong>Nancy Spero<\/strong>, <strong>Yoko Ono,<\/strong> <strong>Paolo Canevari<\/strong> e <strong>William<\/strong> <strong>Kentridge<\/strong>. <strong>Valentina Moncada,<\/strong> in Via Margutta dal 1990, apre invece la galleria a una nuova dimensione internazionale.<\/p>\n<p>Il centro conserva il proprio prestigio, mentre intorno cresce la rete.<\/p>\n<p>A<strong> Londra<\/strong> emergono gli <strong>Young British Artists:<\/strong> Damien <strong>Hirst,<\/strong> Tracey <strong>Emin,<\/strong> Sarah <strong>Lucas<\/strong>. Maurizio <strong>Cattelan <\/strong>costruisce un linguaggio fatto di provocazione, ironia e sfida alle istituzioni dell&#8217;arte; Vanessa <strong>Beecroft<\/strong> utilizza gruppi di corpi come materia visiva; dal Sudafrica William <strong>Kentridge <\/strong>porta disegno, animazione, memoria e storia politica.<\/p>\n<p>Sono personalit\u00e0 e linguaggi molto diversi. La corrente perde parte della capacit\u00e0 che aveva avuto nel Novecento di organizzare e spiegare il nuovo, mentre cresce la riconoscibilit\u00e0 dell&#8217;artista e acquistano peso le relazioni che lo circondano: galleristi, curatori, musei, collezionisti, biennali e fiere.<\/p>\n<p>Anche la geografia dell&#8217;arte si estende. <strong>New York, Londra <\/strong>e <strong>Parigi<\/strong> mantengono un peso enorme, mentre aumentano i luoghi nei quali si costruisce una reputazione internazionale. Le <strong>biennali<\/strong> si moltiplicano e diventano punti d&#8217;incontro di artisti, curatori e istituzioni provenienti da geografie differenti.<\/p>\n<p>Le grandi fiere, da <strong>Art Basel <\/strong>ad <strong>Art Cologne <\/strong>e <strong>FIAC, <\/strong>esistevano gi\u00e0; negli anni Novanta il modello si amplia e accanto alle grandi manifestazioni compaiono formule pi\u00f9 agili, spesso destinate alle nuove gallerie. Il grande boom arriver\u00e0 dopo il 2000, ma la struttura \u00e8 pronta. La fiera concentra periodicamente galleristi, artisti, collezionisti, curatori, musei e informazioni, diventando uno dei nodi della nuova geografia dell&#8217;arte.<\/p>\n<p>Poi arriva<strong> Internet<\/strong>. Alla met\u00e0 degli anni Novanta il Web \u00e8 ancora giovane, ma introduce una possibilit\u00e0 destinata a cambiare il sistema: immagini, informazioni e relazioni cominciano a viaggiare indipendentemente dallo spostamento fisico delle persone e degli oggetti. Nasce persino una <strong>net.art,<\/strong> un&#8217;arte creata direttamente per la rete. Il digitale entra nell&#8217;ecosistema artistico mentre la distanza comincia lentamente a perdere peso.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18924\" aria-describedby=\"caption-attachment-18924\" style=\"width: 528px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-18924\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/5c92750e-686a-4a38-9bf9-df84b5dba595-300x200.png\" alt=\"\" width=\"528\" height=\"352\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/5c92750e-686a-4a38-9bf9-df84b5dba595-300x200.png 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/5c92750e-686a-4a38-9bf9-df84b5dba595-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/5c92750e-686a-4a38-9bf9-df84b5dba595.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 528px) 100vw, 528px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-18924\" class=\"wp-caption-text\"><em>Alla met\u00e0 degli anni &#8217;90 Internet comincia a modificare la circolazione di immagini, informazioni e relazioni. Roma resta fisicamente la stessa, mentre la distanza dal resto del mondo comincia a ridursi (Ricostruzione prodotta con IA Orchestratrore Eko)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Roma<\/strong> intanto esce dalla fase pi\u00f9 dura della cesura. Nel 1996 iniziano i lavori nell&#8217;ex <strong>stabilimento Peroni <\/strong>destinato alla Galleria Comunale d&#8217;Arte Moderna e Contemporanea; la sede riapre nel 1999 e diventer\u00e0 poi <strong>MACRO<\/strong>. Nel 1998 lo Stato bandisce il concorso internazionale per un nuovo Centro per le arti contemporanee. Arrivano 273 candidature e nel febbraio 1999 viene scelto il progetto di <strong>Zaha Hadid <\/strong>per quello che diventer\u00e0 il <strong>MAXXI.<\/strong><\/p>\n<p>Anche lo Stato entra nella nuova trama. Investe in grandi infrastrutture culturali destinate a collegare Roma al circuito internazionale del contemporaneo. Il museo amplia la propria funzione: conservazione, architettura riconoscibile, attrazione urbana, produzione di eventi, presenza nella competizione culturale fra citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il <strong>bipolarismo<\/strong> aveva costruito un ordine fatto di blocchi, apparati politici, economie fortemente organizzate su basi nazionali, industrie, partiti, appartenenze e centri culturali. Quel mondo continua a girare mentre perde energia. Contemporaneamente se ne mette in movimento un altro, nel quale capitali, merci, immagini e persone attraversano pi\u00f9 facilmente le frontiere e le relazioni acquistano un peso crescente.<\/p>\n<p><strong>Roma <\/strong>attraversa questa trasformazione con il trauma del 1992 e poi ricomincia a muoversi. Gli antiquari convivono con il nuovo commercio del lusso; <strong>San Lorenzo<\/strong> con altri linguaggi e altri luoghi; <strong>le fabbriche<\/strong> diventano spazi dell&#8217;arte; i <strong>monumenti<\/strong> superfici temporanee; lo Stato costruisce musei pensati per un sistema culturale diverso.<\/p>\n<p>Per qualche tempo i due mondi convivono. \u00c8 forse per questo che gli anni Novanta sono apparsi meno riconoscibili dei Sessanta, Settanta o Ottanta. La loro trasformazione pi\u00f9 profonda avviene nelle relazioni fra le cose. Pi\u00f9 che produrre una nuova forma dominante, cambiano il sistema che produce e mette in circolazione le forme.<\/p>\n<p>Alla fine del secolo l&#8217;Occidente appare ancora al centro del mondo. <strong>New York<\/strong> conserva il suo peso, la pittura continua, gli antiquari sono ancora nelle loro gallerie, gli Stati mantengono le loro frontiere. Molte cose sembrano essere al proprio posto, mentre la trama che le unisce \u00e8 ormai diversa.<\/p>\n<p><em><strong>Via del Babuino \u00e8 sempre la stessa strada. Solo che adesso \u00e8 illuminata.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><em><strong>NOTE<\/strong><\/em><\/p>\n<ol>\n<li><strong> La fine dell\u2019ordine bipolare<\/strong><br \/>\n<em>La caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989 e la dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica nel 1991 segnano la conclusione dell\u2019ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti entrano negli anni Novanta come unica superpotenza globale.<\/em><\/li>\n<li><strong> Tangentopoli e la crisi del 1992<\/strong><br \/>\n<em>L\u2019arresto di Mario Chiesa, il 17 febbraio 1992, apre la stagione di Mani Pulite. Nello stesso anno l\u2019Italia attraversa una grave crisi valutaria che porta, in settembre, all\u2019uscita della lira dal Sistema monetario europeo. A Roma la crisi politica e quella economica incidono profondamente sul sistema di relazioni costruito nei decenni precedenti.<\/em><\/li>\n<li><strong> La nuova divisione internazionale del lavoro<\/strong><br \/>\n<em>Negli anni Novanta aumentano rapidamente investimenti internazionali e integrazione produttiva. Le imprese distribuiscono progressivamente produzione e lavorazioni fra paesi diversi. La crescita asiatica, e in particolare quella cinese, prepara una trasformazione che diventer\u00e0 ancora pi\u00f9 evidente nel decennio successivo.<\/em><\/li>\n<li><strong> L\u2019arte diventa pi\u00f9 internazionale<\/strong><br \/>\n<em>Biennali, fiere, musei, gallerie e curatori formano una rete sempre pi\u00f9 estesa. Accanto ai tradizionali centri di New York, Londra e Parigi acquistano visibilit\u00e0 nuove geografie artistiche. Installazione, fotografia, video, performance e interventi nello spazio urbano ampliano ulteriormente il campo del contemporaneo.<\/em><\/li>\n<li><strong> Roma verso MACRO e MAXXI<\/strong><br \/>\n<em>Nel 1996 iniziano i lavori nell\u2019ex stabilimento Peroni destinato alla Galleria Comunale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea, riaperta nel 1999 e successivamente divenuta MACRO. Nel 1998 viene bandito il concorso internazionale per il nuovo Centro per le arti contemporanee; nel febbraio 1999 viene scelto il progetto di Zaha Hadid, futuro MAXXI.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: 16px;\"><strong>PER SAPERNE DI PI\u00d9<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Paul Ginsborg, <em>L\u2019Italia del tempo presente. Famiglia, societ\u00e0 civile, Stato 1980-1996<\/em>, Einaudi.<\/strong><br \/>\n<em>Per comprendere la trasformazione politica e sociale italiana che attraversa gli anni di Tangentopoli.<\/em><\/li>\n<li><strong>Guido Crainz, <em>Autobiografia di una Repubblica. Le radici dell\u2019Italia attuale<\/em>, Donzelli.<\/strong><br \/>\n<em>Una lettura delle trasformazioni che accompagnano la crisi della Prima Repubblica e l\u2019ingresso dell\u2019Italia nel nuovo scenario degli anni Novanta.<\/em><\/li>\n<li><strong>Achille Bonito Oliva, <em>L\u2019arte fino al 2000<\/em>, Sansoni.<\/strong><br \/>\n<em>Un riferimento utile per seguire il passaggio dalla stagione delle correnti alla pluralit\u00e0 di linguaggi e protagonisti del contemporaneo.<\/em><\/li>\n<li><strong>David Harvey, A Brief History of Neoliberism, Oxford University Press\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/strong><em>Per collocare gli anni &#8217;90 nel pi\u00f9 ampio processo di globalizzazione economica, mobilit\u00e0 di capitali e trasformazione dei sistemi produttivi<\/em><\/li>\n<li><strong>Elena Filipovic, Marieke van Hal, Solveig Ovstebo (eds) The Biennal Reader, Bergen Kunsthall\/Htje Cantz\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <\/strong>Una raccolta fondamentale per comprendere il ruolo assunto dalle biennali nella costruzione della nuova geografia internazionale dell&#8217;arte<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>IMMAGINE DI APERTURA\u00a0<\/em> &#8211;\u00a0 <\/strong><em>Roma negli anni &#8217;90\u00a0 Moda, visibilit\u00e0 e nuovi consumi trasformano il paesaggio del centro mentre la citt\u00e0 entra in un diverso scenario globale (Immagine prodotta da IA Orchestratore Eko)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DANIS AUDINO\u00a0 *\u00a0 Roma 11 Settembre 2026 \u00a0 ROMA E L\u2019ARTE NEGLI ANNI \u201990 Quando cambia la trama del mondo \u00a0 Negli anni Novanta finisce l&#8217;ordine bipolare e prende forma un nuovo ecosistema globale. 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