{"id":18793,"date":"2026-09-04T05:05:40","date_gmt":"2026-09-04T03:05:40","guid":{"rendered":"https:\/\/diario.ansuini.com\/?p=18793"},"modified":"2026-09-04T12:11:33","modified_gmt":"2026-09-04T10:11:33","slug":"lo-stato-dellarte-the-rest-laltra-parte-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=18793","title":{"rendered":"LO STATO DELL&#8217;ARTE  *  THE REST  l&#8217;altra parte del mondo"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #a80303;\"><strong>Riportiamo il link per ascoltare una sintesi dell\u2019articolo<\/strong><\/span><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-18793-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Riepilogo.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Riepilogo.mp3\">https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Riepilogo.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>SERGIO ANSUINI\u00a0 *\u00a0 Roma 4 Settembre 2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 21px;\"><strong>THE REST<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><em>L\u2019altra parte del mondo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quanto \u00e8 autosufficiente l&#8217;altra parte del mondo? Partendo dal pane e passando per miniere ed energia, The Rest ricostruisce un ecosistema fatto di risorse immense, nodi lontani e relazioni indispensabili. Ne emerge un mondo fortemente interdipendente, nel quale cooperazione e tensione possono nascere dalla stessa relazione.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PARTE I \u2014 LE RISORSE<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 buono questo pane, ma siamo proprio sicuri che venga soltanto dal forno?<\/p>\n<p>Il pane viene dal forno, ma per arrivarci \u00e8 passato dalla farina e dal grano, che qualcuno ha dovuto coltivare. Per farlo sono serviti acqua, sementi, macchine, energia e fertilizzanti. Il raccolto \u00e8 stato conservato, trasportato, trasformato. Quando il fornaio accende il forno, potrebbe essere gi\u00e0 cominciato un viaggio di migliaia di chilometri.<\/p>\n<p>\u00c8 da qui che entriamo in <strong><em>The Rest<\/em>.<\/strong> Non da un vertice internazionale o da una carta delle alleanze, ma da ci\u00f2 che mettiamo in tavola.<\/p>\n<p><strong>Alimentazione<\/strong><\/p>\n<p><strong><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-18817\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/d32b8e1b-e6a0-4f96-a9be-c21f9a5649cf-300x200.png\" alt=\"\" width=\"525\" height=\"350\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/d32b8e1b-e6a0-4f96-a9be-c21f9a5649cf-300x200.png 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/d32b8e1b-e6a0-4f96-a9be-c21f9a5649cf-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/d32b8e1b-e6a0-4f96-a9be-c21f9a5649cf.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 525px) 100vw, 525px\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>Cina<\/strong> e<strong> India <\/strong>sono insieme giganteschi produttori e giganteschi consumatori. <strong>Brasile,<\/strong> <strong>Russia <\/strong>e <strong>Argentina<\/strong> hanno grandi capacit\u00e0 produttive ed esportatrici per alcune derrate. <strong>Indonesia <\/strong>e <strong>Malesia <\/strong>occupano posizioni importanti negli oli vegetali.<\/p>\n<p>Ma basta cambiare alimento perch\u00e9 cambino produttori, necessit\u00e0 e relazioni.<\/p>\n<p>La <strong>Cina <\/strong>produce enormemente e nello stesso tempo acquista enormemente. La <strong>soia brasiliana<\/strong> attraversa gli oceani per raggiungere il mercato cinese. L\u2019<strong>India<\/strong> \u00e8 una delle maggiori potenze agricole del pianeta eppure importa una parte consistente degli <strong>oli alimentari<\/strong> che consuma.<\/p>\n<p>Neppure il <strong>Brasile<\/strong> basta a se stesso.<\/p>\n<p>Guardiamo un campo di soia brasiliano. Terra, acqua, sole. Sembrerebbe tutto l\u00ec. Invece una parte rilevante dei f<strong>ertilizzanti <\/strong>arriva dall\u2019esterno. Ed ecco comparire <strong>Russia <\/strong>e <strong>Bielorussia.<\/strong> Poi il <strong>Marocco<\/strong> con i <strong>fosfati <\/strong>e altri produttori.<\/p>\n<p>Il nostro pane si \u00e8 gi\u00e0 complicato.<\/p>\n<p>Per produrre <strong>fertilizzanti azotati<\/strong> serve soprattutto gas naturale; per altri occorrono fosfati e potassio. Senza quasi accorgercene siamo usciti dal campo e siamo entrati in un giacimento, in una miniera, in uno stabilimento chimico. Poi serviranno un treno, un porto, forse una nave.<\/p>\n<p><strong>Per mangiare non basta seminare.<\/strong><\/p>\n<p>Lasciamo allora il pane sul tavolo e guardiamo la carta nel suo insieme.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>ecosistema <\/strong>che abbiamo davanti possiede complessivamente una grandissima capacit\u00e0 alimentare. Ci\u00f2 che manca in un nodo \u00e8 spesso disponibile in un altro. Ma questa relativa autosufficienza appartiene al sistema nel suo complesso, non necessariamente ai singoli Stati.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio qui che cominciano le tensioni.<\/p>\n<p>Chi vende vuole vendere bene; chi compra vuole garantirsi quantit\u00e0, continuit\u00e0 e condizioni favorevoli. Ma qui il mercato non \u00e8 fatto soltanto di domanda e offerta. Entrano gli Stati, con accordi commerciali, politiche sulle esportazioni e strategie di sicurezza alimentare. Chi dipende troppo da un fornitore cerca alternative; chi dispone di una risorsa importante cerca di conservarne il mercato e il valore.<\/p>\n<p>Non servono nemici. Bastano interessi.<\/p>\n<p><strong>Palmerston <\/strong>lo disse con parole rimaste celebri: non esistono alleati eterni o nemici perpetui; permanenti sono gli interessi. Era il 1848. Davanti a un sacco di grano, il principio perde ogni solennit\u00e0 diplomatica e diventa molto concreto.<\/p>\n<p>Due paesi possono avere bisogno l\u2019uno dell\u2019altro e, nello stesso momento, cercare di ridurre quella dipendenza.<\/p>\n<p>Il primo nodo ci consegna cos\u00ec una fotografia abbastanza nitida: <strong>elevata autosufficienza complessiva, fortissime relazioni fra i nodi e tensioni generate proprio da quelle relazioni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sotto terra<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-18816\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/7ecc0baf-6759-441f-976a-5deee1bece6b-300x200.png\" alt=\"\" width=\"528\" height=\"352\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/7ecc0baf-6759-441f-976a-5deee1bece6b-300x200.png 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/7ecc0baf-6759-441f-976a-5deee1bece6b-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/7ecc0baf-6759-441f-976a-5deee1bece6b.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 528px) 100vw, 528px\" \/><\/p>\n<p>Il pane ci ha gi\u00e0 portati sottoterra. Adesso scendiamo pi\u00f9 in profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa volta cerchiamo <strong>cobalto, rame, nickel, bauxite, grafite, manganese, platino, terre rare.<\/strong><\/p>\n<p>La <strong>Repubblica Democratica del Congo<\/strong> \u00e8 il grande nodo del <strong>cobalto<\/strong>. Lo <strong>Zambia <\/strong>\u00e8 importante per il <strong>rame,<\/strong> la <strong>Guinea <\/strong>per la <strong>bauxite,<\/strong> il S<strong>udafrica <\/strong>per <strong>platino,<\/strong> <strong>cromo<\/strong> e <strong>manganese.<\/strong> L\u2019I<strong>ndonesia <\/strong>\u00e8 diventata un gigante del nickel. Altri nodi compaiono in <strong>Asia centrale<\/strong> e <strong>America Latina<\/strong>.<\/p>\n<p>La domanda per\u00f2 non \u00e8 chi possieda pi\u00f9 miniere.<\/p>\n<p>\u00c8 se <strong><em>The Rest<\/em>,<\/strong> nel suo complesso, disponga delle materie prime necessarie alla propria vita industriale.<\/p>\n<p><strong>In larga misura s\u00ec.<\/strong> Ma ancora una volta non sono tutte nello stesso posto.<\/p>\n<p>E soprattutto la miniera \u00e8 soltanto l\u2019inizio.<\/p>\n<p>Il minerale deve essere estratto, concentrato, raffinato e trasformato prima di poter entrare nella fabbrica. Il paese che possiede il giacimento non \u00e8 necessariamente quello che controlla i passaggi successivi. La <strong>Cina <\/strong>ha costruito una posizione particolarmente <strong>forte nella raffinazione<\/strong> e <strong>trasformazione<\/strong> di numerose materie strategiche provenienti anche da altri territori.<\/p>\n<p>\u00c8 una dinamica che, in forme completamente diverse, avevamo gi\u00e0 incontrato con <strong>l\u2019oro del Mali nel Medioevo<\/strong>. L\u2019oro nasceva in un luogo, attraversava il Sahara e incontrava mercanti, citt\u00e0, porti, navi e zecche. Il valore continuava a formarsi durante il viaggio.<\/p>\n<p>Oggi la tecnologia \u00e8 incomparabile, ma rimane una distinzione essenziale:<\/p>\n<p><strong><em>possedere la materia non significa controllare la filiera.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>E proprio qui compare un\u2019altra tensione.<\/p>\n<p>Il paese minerario pu\u00f2 domandarsi perch\u00e9 debba limitarsi a estrarre. Perch\u00e9 lasciare altrove lavorazione, occupazione, tecnologia e una parte crescente del valore?<\/p>\n<p>L<strong>\u2019Indonesia<\/strong> offre un caso particolarmente chiaro. Il <strong>nickel <\/strong>c\u2019era gi\u00e0; il paese ha cercato per\u00f2 di trattenere una parte maggiore della lavorazione, attirando capitali e costruendo impianti.<\/p>\n<p><strong><em>La miniera comincia a diventare industria.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>Congo<\/strong>, con strumenti differenti, ha cercato di esercitare maggiore controllo sull\u2019esportazione del proprio <strong>cobalto<\/strong>. Altri produttori di materie strategiche stanno tentando di trattenere una quota maggiore del valore generato dalle proprie risorse.<\/p>\n<p>Chi possiede la materia vuole salire lungo la catena. Chi gi\u00e0 occupa il gradino successivo vuole conservarlo.<\/p>\n<p>Possono commerciare, investire insieme e avere bisogno l\u2019uno dell\u2019altro. Ma questo non significa che i loro interessi coincidano.<\/p>\n<p>Il secondo nodo conferma dunque la prima impressione: <strong><em>grande autosufficienza complessiva, risorse geograficamente disperse, trasformazione molto pi\u00f9 concentrata e tensioni sulla distribuzione del valore.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Accendere la macchina<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-18818\" src=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/4054538b-8689-4be5-8dc4-f0c242595604-300x200.png\" alt=\"\" width=\"530\" height=\"353\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/4054538b-8689-4be5-8dc4-f0c242595604-300x200.png 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/4054538b-8689-4be5-8dc4-f0c242595604-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/4054538b-8689-4be5-8dc4-f0c242595604.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 530px) 100vw, 530px\" \/><\/p>\n<p>Abbiamo il cibo e abbiamo le materie prime. Ma campi, miniere, raffinerie, citt\u00e0 e fabbriche hanno qualcosa in comune: senza energia si fermano.<\/p>\n<p>Guardiamo nuovamente la carta.<\/p>\n<p><strong>Russia, Golfo<\/strong> e <strong>Iran <\/strong>dispongono di immense risorse di petrolio e gas. Il <strong>Kazakistan <\/strong>aggiunge petrolio, gas, carbone e uranio. <strong>Cina, India, Indonesia, Russia e Sudafrica<\/strong> possiedono grandi risorse carbonifere. Intanto solare, eolico e altre rinnovabili stanno crescendo rapidamente, soprattutto in <strong>Asia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Poi c\u2019\u00e8 il nucleare.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Cina, Russia<\/strong> e <strong>India <\/strong>possiedono grandi programmi; altri paesi hanno centrali operative o ne stanno costruendo. Ma qui appare qualcosa di particolarmente interessante: non conta soltanto chi possiede l\u2019uranio. Contano il combustibile, la tecnologia, la costruzione e la capacit\u00e0 di far funzionare una centrale.<\/p>\n<p>Il <strong>Kazakistan <\/strong>pu\u00f2 possedere l\u2019uranio mentre <strong>Cina e Russia<\/strong> possiedono anche capacit\u00e0 industriali e tecnologiche nucleari esportabili.<\/p>\n<p>Attraverso l\u2019ecosistema, dunque, non viaggia soltanto energia.<\/p>\n<p><strong><em>Viaggia capacit\u00e0.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Anche per l\u2019energia la risposta alla nostra domanda \u00e8 abbastanza chiara: nel suo complesso <strong><em>The<\/em><\/strong><em> <strong>Rest<\/strong><\/em><strong> dispone di risorse enormi e molto diversificate.<\/strong><\/p>\n<p>Ma ancora una volta non sono dove servono.<\/p>\n<p>Il <strong>petrolio e il gas del Golfo<\/strong> devono raggiungere i grandi consumatori asiatici. <strong>Russia e Cina<\/strong> sono collegate da gasdotti. Il <strong>gas del Qatar<\/strong> pu\u00f2 essere liquefatto e attraversare il mare. Petroliere e metaniere collegano produttori e consumatori lontani migliaia di chilometri.<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019energia deve viaggiare<\/em><\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n<p>E allora sulla carta compaiono <strong>Hormuz e Malacca<\/strong>. Un passaggio stretto pu\u00f2 diventare importante quanto un enorme giacimento perch\u00e9 una parte della ricchezza dell\u2019ecosistema \u00e8 costretta ad attraversarlo.<\/p>\n<p>Ritroviamo ancora una volta Palmerston.<\/p>\n<p>Il produttore vuole prezzi remunerativi e clienti sicuri; il consumatore vuole prezzi convenienti e fornitori alternativi. Cina e India possono acquistare dagli stessi produttori e contemporaneamente competere per condizioni migliori. Russia, Iran e Golfo possono avere interesse alla crescita dei mercati asiatici e nello stesso tempo concorrere fra loro.<\/p>\n<p>L\u2019energia completa cos\u00ec la prima fotografia di <strong><em>The Rest<\/em>:<\/strong> <strong><em>autosufficienza complessiva molto elevata, interdipendenza altrettanto elevata e tensioni che nascono dalla distribuzione delle risorse, dai prezzi e dalla sicurezza degli itinerari.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>E possiamo finalmente alzare gli occhi dalle tre carte.<\/p>\n<p><strong>Abbiamo scoperto un mondo capace in larga misura di nutrirsi, dotato di una parte enorme delle materie prime strategiche e di immense risorse energetiche<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><em>Ma non abbiamo trovato un blocco<\/em><\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Abbiamo trovato un ecosistema.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>I suoi nodi possiedono cose differenti e proprio per questo hanno bisogno gli uni degli altri. Le relazioni li rendono pi\u00f9 forti, ma generano contemporaneamente dipendenze, concorrenze e tensioni.<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019integrazione non cancella gli interessi. Li mette in relazione.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo il cibo.<\/p>\n<p>Abbiamo le materie prime.<\/p>\n<p>Abbiamo acceso la macchina.<\/p>\n<p><strong><em>Adesso dobbiamo scoprire che cosa siamo capaci di farle fare.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>THE REST \u2014 IL PERCORSO<\/strong><\/p>\n<p><em>The Rest \u00e8 un viaggio in quattro parti nell\u2019altra parte del mondo, osservata attraverso i nodi che ne permettono il funzionamento e le relazioni che li collegano. Risorse, capacit\u00e0, circolazione e reti immateriali compongono progressivamente la carta di un unico ecosistema. Solo alla fine l\u2019Occidente torner\u00e0 sulla carta.<\/em><\/p>\n<p><strong>PARTE I \u2014 LE RISORSE<\/strong><br \/>\n<strong><em>Alimentazione, materie prime, energia<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Ci\u00f2 che permette all\u2019ecosistema di vivere e di mettersi in moto. Dove si trova, chi lo possiede, quali relazioni crea e quali tensioni produce.<\/em><\/p>\n<p><strong>PARTE II \u2014 LA CAPACIT\u00c0 DI TRASFORMARE<\/strong><br \/>\n<strong><em>Tecnica, intelligenza artificiale, industria<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Possedere risorse non basta. Il secondo passaggio riguarda la capacit\u00e0 di trasformare materia ed energia in tecnologia, prodotti e potenza industriale<\/em>.<\/p>\n<p><strong>PARTE III \u2014 FAR CIRCOLARE IL SISTEMA<\/strong><br \/>\n<strong><em>Cantieristica, flotte, porti, commercio, stretti, talassocrazia, armamenti<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Produrre non basta se merci ed energia non possono muoversi. Navi, porti, rotte e passaggi obbligati disegnano un\u2019altra geografia delle relazioni e della potenza.<\/em><\/p>\n<p><strong>PARTE IV \u2014 LA RETE INVISIBILE<\/strong><br \/>\n<strong><em>Finanza, monete, credito, cultura, relazioni e tensioni<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Il livello meno visibile dell\u2019ecosistema: ci\u00f2 che finanzia, orienta e collega gli altri nodi. Qui le relazioni osservate nelle quattro parti potranno essere ricomposte e l\u2019Occidente torner\u00e0 sulla carta<\/em>.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong> Alimentazione e interdipendenza<\/strong><br \/>\n<em>Cina, India, Brasile, Russia e Argentina figurano tra i grandi poli della produzione agricola mondiale, ma produzione e autosufficienza non coincidono. Il commercio agroalimentare collega grandi produttori e grandi consumatori attraverso filiere differenti per cereali, soia, oli vegetali e altre derrate. La FAO mette a disposizione matrici bilaterali che permettono di ricostruire origine e destinazione dei principali flussi agricoli. Il caso della soia Brasile-Cina e quello degli oli vegetali importati dall&#8217;India mostrano come anche grandi potenze agricole rimangano integrate in reti di approvvigionamento internazionali<\/em>.<br \/>\n<strong>Fonte:<\/strong> FAO, FAOSTAT, <em>Trade of agricultural commodities<\/em>, dati e matrici bilaterali.<\/li>\n<li><strong> Fertilizzanti: il campo comincia altrove<\/strong><br \/>\n<em>L&#8217;agricoltura intensiva dipende da una seconda geografia: azoto, fosforo e potassio. I fertilizzanti azotati sono strettamente legati alla disponibilit\u00e0 di gas naturale; le riserve di fosfati e potassa sono invece fortemente concentrate geograficamente. Per questo grandi produttori agricoli possono dipendere dall&#8217;estero per una parte significativa dei propri input. Nel caso brasiliano, la dipendenza dalle importazioni di fertilizzanti rende particolarmente visibile il collegamento fra agricoltura, miniere, energia e commercio internazionale<\/em>.<br \/>\n<strong>Fonti:<\/strong> FAO, FAOSTAT, <em>Fertilizers by Product<\/em>; FAO, statistiche sugli input agricoli.<\/li>\n<li><strong> Materie strategiche: miniera e raffinazione<\/strong><br \/>\n<em>La concentrazione aumenta quando dalla miniera si passa alla trasformazione. Secondo l&#8217;IEA, nel 2025 la quota media del principale paese raffinatore dei minerali energetici considerati ha raggiunto circa il 70%; tra il 2023 e il 2025 Indonesia, per il nickel, e Cina, per gran parte degli altri minerali, hanno concentrato oltre tre quarti della crescita dell&#8217;offerta raffinata. Per gallio, grafite, manganese e terre rare, la Cina supera il 90% della raffinazione mondiale. \u00c8 la base quantitativa della distinzione utilizzata nell&#8217;articolo fra possedere la materia e controllarne la filiera. <\/em><\/li>\n<li><strong> I produttori cercano di salire nella catena<\/strong><br \/>\n<em>La trasformazione dei paesi minerari in nodi industriali non \u00e8 soltanto teorica. L&#8217;Indonesia ha costruito intorno al nickel una crescente capacit\u00e0 di raffinazione e lavorazione. La Repubblica Democratica del Congo ha invece utilizzato nel 2025-26 restrizioni e quote sulle esportazioni di cobalto; Zimbabwe e Mozambico hanno adottato misure rispettivamente sul litio e sulla grafite. Secondo l&#8217;IEA, le restrizioni commerciali dei paesi produttori stanno trasformando la concentrazione delle forniture in un elemento concreto della sicurezza economica.<\/em><\/li>\n<li><strong> Energia: abbondanza e distribuzione<\/strong><br \/>\n<em>L&#8217;ecosistema osservato nell&#8217;articolo comprende alcuni dei maggiori produttori e consumatori mondiali di petrolio, gas e carbone, grandi risorse di uranio e una quota crescente della nuova capacit\u00e0 rinnovabile. Nel 2025 il fotovoltaico \u00e8 stato la singola fonte che ha contribuito maggiormente alla crescita della domanda energetica mondiale; insieme, rinnovabili e nucleare hanno fornito quasi il 60% dell&#8217;incremento. La domanda di elettricit\u00e0 \u00e8 cresciuta di circa il 3%, pi\u00f9 del doppio della crescita della domanda energetica complessiva.<\/em><\/li>\n<li><strong> Il nucleare come nodo tecnologico<\/strong><br \/>\n<em>Nel nucleare la disponibilit\u00e0 dell&#8217;uranio \u00e8 soltanto il primo anello. Contano conversione e arricchimento del combustibile, progettazione, costruzione e gestione dei reattori. L&#8217;IEA rileva che il 94% dei reattori la cui costruzione \u00e8 iniziata nell&#8217;ultimo decennio \u00e8 di progettazione cinese o russa. Circa met\u00e0 della capacit\u00e0 nucleare mondiale attualmente in costruzione si trova in Cina, che dovrebbe raggiungere circa 100 GW installati intorno al 2030. Il dato aiuta a comprendere perch\u00e9 nell&#8217;ecosistema non circoli soltanto energia, ma anche capacit\u00e0 tecnologica. <\/em><\/li>\n<li><strong> Una rete che genera tensioni<\/strong><br \/>\n<em>La concentrazione geografica non riguarda soltanto l&#8217;estrazione. Raffinazione, tecnologie e infrastrutture possono essere ancora pi\u00f9 concentrate. L&#8217;IEA osserva che le restrizioni alle esportazioni di minerali critici sono aumentate e che diversificazione e sicurezza degli approvvigionamenti sono ormai diventate priorit\u00e0 per numerosi governi. La relazione fra i nodi produce quindi contemporaneamente complementarit\u00e0, dipendenza e capacit\u00e0 negoziale<\/em>.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>PER SAPERNE DI PI\u00d9<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>International Energy Agency<\/strong>, <em>Global Critical Minerals Outlook 2026<\/em>, Paris, 2026. <em>\u00c8 probabilmente la fonte pi\u00f9 importante per questa prima parte: estrazione, raffinazione,<\/em> <em>concentrazione, restrizioni commerciali e prospettive delle materie strategiche.<\/em><\/li>\n<li><strong>International Energy Agency<\/strong>, <em>Global Energy Review 2026<\/em>, Paris, 2026. <em>Quadro aggiornato al 2025 di petrolio, gas, carbone, elettricit\u00e0, rinnovabili e nuclear<\/em>e<\/li>\n<li><strong>FAO \u2013 FAOSTAT<\/strong>, <em>banche dati su produzione agricola, commercio agroalimentare e fertilizzanti.<\/em><\/li>\n<li><strong>IAEA \u2013 PRIS (Power Reactor Information System)<\/strong>, <em>banca dati internazionale sui reattori nucleari operativi e in costruzione.<\/em><\/li>\n<li><strong>USGS<\/strong>, <em>Mineral Commodity Summaries, edizioni annuali, per produzione, riserve e distribuzione geografica delle principali materie minerarie.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>IMMAGINE DI APERTURA<\/strong><\/p>\n<p><strong>The West and the Rest.<\/strong> <em>L&#8217;Occidente appare conosciuto e articolato; l&#8217;altra parte del mondo \u00e8 ancora una domanda. Da qui comincia il viaggio attraverso i nodi e le relazioni di <strong>The Rest<\/strong>. (Immagine prodotta con IA. Orchestratore Eko<strong>).<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carta 1 \u2014 Alimentazione<\/strong><br \/>\n<strong>L&#8217;ecosistema dell&#8217;alimentazione.<\/strong> Produzione agricola, fertilizzanti e grandi flussi commerciali mostrano un sistema complessivamente ricco di risorse, ma fondato sulla relazione fra nodi geograficamente distanti. <strong>Elaborazione cartografica prodotta con IA sulla base di dati e fonti internazionali. Orchestratore Eko.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carta 2 \u2014 Materie prime<\/strong><br \/>\n<strong>L&#8217;ecosistema minerario.<\/strong> I principali nodi delle materie strategiche e le relazioni verso i centri di raffinazione e trasformazione. Possedere la miniera non significa necessariamente controllare la filiera. <strong>Elaborazione cartografica prodotta con IA sulla base di dati e fonti internazionali. Orchestratore Eko.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carta 3 \u2014 Energia<\/strong><br \/>\n<strong>L&#8217;ecosistema dell&#8217;energia.<\/strong> Produzione, trasformazione e grandi itinerari di petrolio, gas e altre fonti energetiche; il nucleare aggiunge alla geografia delle risorse quella della tecnologia. <strong>Elaborazione cartografica prodotta con IA sulla base di dati e fonti internazionali. Orchestratore Eko.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo il link per ascoltare una sintesi dell\u2019articolo &nbsp; \u00a0SERGIO ANSUINI\u00a0 *\u00a0 Roma 4 Settembre 2026 \u00a0 THE REST L\u2019altra parte del mondo &nbsp; Quanto \u00e8 autosufficiente l&#8217;altra parte del mondo? Partendo dal pane e passando per miniere ed energia, The Rest ricostruisce un ecosistema fatto di risorse immense, nodi lontani e relazioni indispensabili. 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