{"id":18390,"date":"2026-07-10T10:00:49","date_gmt":"2026-07-10T08:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/diario.ansuini.com\/?p=18390"},"modified":"2026-07-11T09:41:50","modified_gmt":"2026-07-11T07:41:50","slug":"margherita-sarfatti-larte-come-costruzione-temporale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=18390","title":{"rendered":"MARGHERITA SARFATTI  *  L&#8217;arte come costruzione temporale"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 18px;\">DANIS AUDINO\u00a0 *\u00a0 Roma 10 Luglio 2026<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 24px;\"><strong>Margherita Sarfatti. L&#8217;arte come costruzione culturale<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La storia dell&#8217;arte viene spesso raccontata attraverso i suoi grandi artisti. Pi\u00f9 raramente ci si interroga su coloro che hanno contribuito a creare le condizioni culturali entro le quali quelle opere sono state riconosciute, sostenute e infine consegnate alla storia. <strong>Margherita Sarfatti<\/strong> appartiene a questa seconda categoria. Critica d&#8217;arte, organizzatrice culturale e promotrice del movimento <strong>Novecento<\/strong> <strong>Italiano,<\/strong> fu una delle figure pi\u00f9 influenti del panorama artistico europeo tra gli <strong>anni Venti<\/strong> e i primi <strong>anni Trenta<\/strong>. La sua vicenda dimostra come il valore dell&#8217;arte non dipenda esclusivamente dal talento individuale, ma anche dalla capacit\u00e0 di <strong>mettere in relazione<\/strong> artisti, istituzioni, critica, collezionismo e politica culturale<\/p>\n<p>Nata a <strong>Venezia<\/strong> nel <strong>1880<\/strong> in una f<strong>amiglia ebraica<\/strong> dell&#8217;alta borghesia, si trasfer\u00ec a Milano dopo il matrimonio con <strong>Cesare Sarfatti.<\/strong> La citt\u00e0 lombarda divenne il centro della sua intensa attivit\u00e0 intellettuale. Gli esordi si svolsero nell&#8217;ambiente socialista e nel giornalismo dell&#8217;<strong>\u00abAvanti!\u00bb<\/strong>, dove conobbe <strong>Benito Mussolini<\/strong> quando era ancora direttore del quotidiano. Il loro rapporto personale precedette la nascita del fascismo e prosegu\u00ec negli anni successivi, ma ridurre il ruolo di <strong>Margherita<\/strong> <strong>Sarfatti<\/strong> alla sua vicinanza con <strong>Mussolini<\/strong> significherebbe non comprendere la natura del progetto culturale che ella elabor\u00f2 con straordinaria autonomia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18393\" aria-describedby=\"caption-attachment-18393\" style=\"width: 424px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-18393\" src=\"https:\/\/diario.ansuini.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Margherita_Sarfatti_03-227x300.jpg\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Margherita_Sarfatti_03-227x300.jpg 227w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Margherita_Sarfatti_03-775x1024.jpg 775w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Margherita_Sarfatti_03.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 424px) 100vw, 424px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-18393\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Margherita Sarfatti (<\/strong>Public Domain Mario Nunes Vais Wikimedia<\/em> <em>Commons)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel <strong>1922<\/strong> promosse il gruppo <strong>Novecento Italiano,<\/strong> riunendo artisti assai diversi fra loro, come Mario <strong>Sironi,<\/strong> Achille <strong>Funi<\/strong>, Emilio <strong>Malerba,<\/strong> Anselmo <strong>Bucci,<\/strong> Leonardo <strong>Dudreville<\/strong> e Adolfo <strong>Wildt.<\/strong> Ci\u00f2 che li accomunava non era uno stile uniforme, bens\u00ec la ricerca di una moderna classicit\u00e0: il recupero della <strong>costruzione plastica,<\/strong> del <strong>disegno<\/strong> e della grande tradizione italiana del <strong>Quattrocento<\/strong> e del <strong>Cinquecento,<\/strong> riletti alla luce della sensibilit\u00e0 contemporanea e in dialogo con il <strong><em>Rappel \u00e0 l&#8217;ordre<\/em><\/strong> francese e la <strong><em>Neue Sachlichkeit<\/em> <\/strong>tedesca.<\/p>\n<p>La<strong> &#8220;moderna classicit\u00e0&#8221;<\/strong> non rappresentava un nostalgico ritorno al passato. Al contrario, nasceva dalla convinzione che la tradizione potesse offrire gli strumenti per affrontare il presente. La classicit\u00e0 diventava cos\u00ec un metodo, una disciplina dello sguardo, capace di conferire stabilit\u00e0 formale e profondit\u00e0 culturale all&#8217;arte contemporanea senza rinunciare alla modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Il successo del Novecento non fu soltanto artistico. <strong>Margherita Sarfatti<\/strong> costru\u00ec un articolato sistema di relazioni che comprendeva mostre, cataloghi, reti internazionali di gallerie, collezionisti, istituzioni culturali e contatti diplomatici. Le esposizioni organizzate a <strong>Buenos Aires,<\/strong> <strong>New York<\/strong> e in numerose capitali europee non diffusero soltanto le opere degli artisti del gruppo, ma contribuirono a definire una nuova immagine dell&#8217;arte italiana nel mondo. In questo senso la critica non si limitava a interpretare le opere: partecipava attivamente alla costruzione del loro riconoscimento pubblico e della loro fortuna storica.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questo aspetto che rende ancora oggi la figura di <strong>Margherita Sarfatti<\/strong> di particolare interesse. La sua esperienza mostra infatti come il sistema dell&#8217;arte non sia composto esclusivamente dagli artisti. Accanto all&#8217;opera agiscono una molteplicit\u00e0 di soggetti \u2013 <strong>critici, curatori, galleristi,<\/strong> <strong>istituzioni, collezionisti, editori e pubblico<\/strong> \u2013 che contribuiscono a creare l&#8217;ambiente entro il quale il valore artistico pu\u00f2 essere riconosciuto, discusso e trasmesso.<\/p>\n<p>Il panorama artistico italiano, tuttavia, era ben lontano dall&#8217;essere omogeneo. Accanto al Novecento operavano<strong> altri centri di elaborazione culturale<\/strong>. Emblematico \u00e8 il caso di <strong><em>Valori Plastici<\/em>,<\/strong> la rivista fondata da <strong>Mario Broglio<\/strong>, che tra il <strong>1918<\/strong> e il <strong>1922<\/strong> promosse anch&#8217;essa un ritorno alla solidit\u00e0 formale e alla tradizione figurativa. Pur condividendo alcuni riferimenti comuni, le due esperienze seguirono percorsi differenti. <strong><em>Valori Plastici<\/em><\/strong> rimase prevalentemente un laboratorio teorico e intellettuale; <strong>Margherita Sarfatti,<\/strong> invece, riusc\u00ec a trasformare quelle idee in un&#8217;organizzazione capace di coinvolgere artisti, esposizioni, istituzioni e pubblico, dando vita a una rete culturale di respiro internazionale<\/p>\n<p>In questa prospettiva anche il rapporto tra <strong>arte e fascismo<\/strong> appare pi\u00f9 complesso di quanto spesso venga rappresentato. Negli anni Venti e nei primi anni Trenta il regime non espresse infatti una linea estetica univoca. Convivevano orientamenti differenti, talvolta anche in aperta competizione, e il dibattito sul ruolo dell&#8217;arte rimase a lungo aperto. Un fenomeno analogo si osserv\u00f2 nella <strong>Germania<\/strong> <strong>nazionalsocialista<\/strong>, dove il confronto tra Joseph <strong>Goebbels<\/strong> e Alfred <strong>Rosenberg<\/strong> testimonia come la definizione dell&#8217;arte ufficiale sia stata il risultato di un processo conflittuale prima di consolidarsi nella seconda met\u00e0 degli anni Trenta.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18426\" aria-describedby=\"caption-attachment-18426\" style=\"width: 491px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-18426\" src=\"https:\/\/diario.ansuini.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Gian_Emilio_Malerba_-_Maschere-300x251.jpg\" alt=\"\" width=\"491\" height=\"411\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Gian_Emilio_Malerba_-_Maschere-300x251.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Gian_Emilio_Malerba_-_Maschere.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 491px) 100vw, 491px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-18426\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Gian Emilio<\/strong> <strong>Malerba<\/strong> Maschere ( Public Domain Wikimedia Common)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>La <strong>peculiarit\u00e0 italiana risiede<\/strong> proprio nel fatto che, per uasi un decennio, una critica d&#8217;arte esercit\u00f2 un ruolo di mediazione culturale straordinariamente ampio, contribuendo a orientare il gusto, la politica espositiva e la proiezione internazionale dell&#8217;arte nazionale. L&#8217;influenza di <strong>Margherita Sarfatti<\/strong> non derivava da un&#8217;autorit\u00e0 istituzionale, ma dalla capacit\u00e0 di costruire <strong>consenso intorno a un<\/strong> <strong>progetto culturale,<\/strong> mettendo in relazione artisti, intellettuali, collezionisti e istituzioni.<\/p>\n<p>Con il progressivo mutamento del regime, soprattutto a partire dalla met\u00e0 degli anni Trenta, anche questo equilibrio inizi\u00f2 a cambiare. L&#8217;attenzione si spost\u00f2 sempre pi\u00f9 verso una r<strong>appresentazione<\/strong> <strong>monumentale<\/strong> dello Stato, sostenuta dalla committenza pubblica, dall&#8217;architettura e dai grandi programmi decorativi. In questo nuovo contesto diminu\u00ec progressivamente lo spazio di quella mediazione critica che aveva caratterizzato il decennio precedente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_18394\" aria-describedby=\"caption-attachment-18394\" style=\"width: 523px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-18394\" src=\"https:\/\/diario.ansuini.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Palazzo_della_Civilta_Italiana_viewed_from_the_North_Rome_Italy-300x240.jpg\" alt=\"\" width=\"523\" height=\"418\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Palazzo_della_Civilta_Italiana_viewed_from_the_North_Rome_Italy-300x240.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Palazzo_della_Civilta_Italiana_viewed_from_the_North_Rome_Italy.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 523px) 100vw, 523px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-18394\" class=\"wp-caption-text\"><em>Il Colosseo Quadrato (Public Domain Wikimedia Commons)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>La vicenda di <strong>Mario Sironi<\/strong> rappresenta efficacemente questa trasformazione. La sua ricerca artistica si orient\u00f2 sempre pi\u00f9 verso i grandi cicli murali destinati agli edifici pubblici, segnando il passaggio da un sistema nel quale la critica aveva svolto un ruolo determinante a uno nel quale la committenza statale assumeva un peso crescente nella definizione delle politiche artistiche.<\/p>\n<p>Anche la posizione personale di <strong>Margherita Sarfatti<\/strong> si indebol\u00ec progressivamente. Il mutamento del clima culturale ridusse l&#8217;influenza del progetto che aveva promosso negli anni Venti e, con le <strong>leggi<\/strong> <strong>razziali del 1938,<\/strong> la sua esclusione dalla vita pubblica italiana divenne inevitabile. Costretta all&#8217;esilio in Sud America, vide interrompersi una delle esperienze pi\u00f9 significative della critica d&#8217;arte europea del Novecento.<\/p>\n<p>Quando torn\u00f2 in Italia dopo la guerra trov\u00f2 un panorama profondamente mutato. Le nuove generazioni percorrevano strade differenti e il dibattito artistico si sviluppava ormai su presupposti completamente nuovi. Tuttavia la sua esperienza conserva ancora oggi un valore che va oltre la vicenda biografica.<\/p>\n<p><strong>Margherita Sarfatti<\/strong> dimostra infatti che l&#8217;arte non si sviluppa mai in isolamento. Ogni stagione artistica nasce all&#8217;interno di una rete di relazioni nella quale dialogano artisti, critici, galleristi, istituzioni, collezionisti, mercato, committenza e societ\u00e0. Alcuni di questi soggetti producono le opere; altri ne favoriscono la circolazione, l&#8217;interpretazione, la conservazione e il riconoscimento. Nessuno, da solo, \u00e8 sufficiente a spiegare la formazione del valore artistico.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio in questa prospettiva che l&#8217;esperienza di<strong> Margherita Sarfatti<\/strong> acquista un significato che supera il suo tempo. Il suo lavoro mostra come il valore culturale non sia il risultato di un semplice meccanismo di mercato, n\u00e9 esclusivamente dell&#8217;ispirazione individuale dell&#8217;artista. Esso prende forma all&#8217;interno di un<strong> sistema complesso di relazioni,<\/strong> nel quale idee, opere, istituzioni e persone interagiscono continuamente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>In Apertura:\u00a0 <strong>Wildt,<\/strong> <strong>Margherita Sarfatti<\/strong>, 1930 (coll. priv.) 03.jpg (Creative Commons Attribution 3.0 Wikimedia Commons)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16px;\"><em><strong>Note:<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span style=\"font-size: 14px;\"><em> Il <strong>Novecento Italiano<\/strong> fu promosso da Margherita Sarfatti nel 1922 come progetto di rinnovamento della tradizione figurativa italiana.<\/em><\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14px;\"><em> Il <strong>Rappel \u00e0 l&#8217;ordre <\/strong>indic\u00f2 il ritorno alla misura classica nell&#8217;arte europea del primo dopoguerra.<\/em><\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14px;\"><em> <strong>Valori Plastici<\/strong> (1918-1922), fondato da Mario Broglio, fu uno dei principali centri teorici del ritorno alla tradizione figurativa.<\/em><\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14px;\"><em> La <strong>Neue Sachlichkeit<\/strong> (Nuova Oggettivit\u00e0) svilupp\u00f2 in Germania una pittura di rigorosa rappresentazione della realt\u00e0.<\/em><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-size: 16px;\"><em><strong>Per approfondire<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-size: 14px;\"><em>Margherita Sarfatti. La regina dell&#8217;arte nell&#8217;Italia fascista \u2013 Rachele Ferrario.<\/em><\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14px;\"><em>Storia della pittura moderna \u2013 Margherita Sarfatti.<\/em><\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14px;\"><em>Arte e fascismo \u2013 Emily Braun.Il Novecento \u2013 Elena Pontiggia.<\/em><\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14px;\"><em>Storia della critica d&#8217;arte \u2013 Lionello Venturi.<\/em><\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14px;\"><em>Valori Plastici (raccolta degli scritti della rivista<\/em>).<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DANIS AUDINO\u00a0 *\u00a0 Roma 10 Luglio 2026 &nbsp; Margherita Sarfatti. L&#8217;arte come costruzione culturale &nbsp; La storia dell&#8217;arte viene spesso raccontata attraverso i suoi grandi artisti. 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