{"id":14827,"date":"2023-04-16T01:00:36","date_gmt":"2023-04-15T23:00:36","guid":{"rendered":"https:\/\/diario.ansuini.com\/?p=14827"},"modified":"2023-04-15T15:09:26","modified_gmt":"2023-04-15T13:09:26","slug":"larte-italiana-dal-ritorno-allordine-alla-rinascita-post-bellica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=14827","title":{"rendered":"L\u2019ARTE ITALIANA: DAL RITORNO ALL\u2019ORDINE ALLA RINASCITA POST-BELLICA"},"content":{"rendered":"<p><strong>Margherita Sarfatti<\/strong> (1880-1961), formatasi su <strong>Turati<\/strong>, <strong>Kuliscioff<\/strong> e <strong>Marx,<\/strong> mentore e amante di <strong>Mussolini <\/strong>riusc\u00ec a mantenere una certa indipendenza dell\u2019arte italiana dal potere fascista. Fu la madrina del \u201cNovecento\u201d e, grazie al suo operato, il <strong>\u201cRitorno all\u2019Ordine\u201d<\/strong> non fu mai soffocante, mentre in Germania l\u2019asservimento dell\u2019arte al potere port\u00f2 l\u2019imbianchino a credere di potere obbligare i pittori con la mostra sulle <strong>\u201carti degenerate\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Tuttavia la sudditanza di Mussolini all\u2019alleato nazista, che culmin\u00f2 nelle famigerate leggi razziali del \u201938, provoc\u00f2 la fuga dall\u2019Italia della stessa Sarfatti in quanto ebrea e conseguentemente una grande stretta politica sull\u2019arte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-14829\" src=\"http:\/\/diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-2-1-300x212.jpg\" alt=\"\" width=\"815\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-2-1-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-2-1.jpg 713w\" sizes=\"(max-width: 815px) 100vw, 815px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il giovanissimo Ernesto <strong>Treccani<\/strong> (1920-2009) fond\u00f2 a soli 17 anni la rivista <strong>\u201cCorrente di Vita Giovanile\u201d,<\/strong> che divenne poi <strong>\u201cCorrente\u201d, <\/strong>aggregando inaspettatamente una moltitudine di artisti, tra cui <strong>Birolli<\/strong> ed ermetici come <strong>Carlo Bo<\/strong> e <strong>Mario Luzi<\/strong>. Il gruppo diede vita a dibattiti orientati verso un mondo nuovo, banfiano, muovendosi non in linea col pensiero fascista. Nel 1940 il regime non toller\u00f2 pi\u00f9 il dissenso e chiuse la rivista.<\/p>\n<p>La fine della rivista non disperse gli adepti che si raccolsero intorno alla Galleria d\u2019Arte di via della Spiga a Milano, nella famosa <strong>\u201cBottega di Corrente di via della Spiga\u201d. Birolli, Guttuso, Treccani, Vedova, Paganin<\/strong> etc, proseguirono l\u2019attivit\u00e0 artistica e di contestazione che, tuttavia, non sfugg\u00ec all\u2019OVRA che la chiuse definitivamente nel 1943. Molti dei partecipanti proseguono l\u2019attivit\u00e0 in montagna con i partigiani.<\/p>\n<p>Nel 1946 a guerra finita il desiderio di riavere un movimento artistico italiano era forte. Nasce il <strong>\u201cFronte Nuovo delle Arti\u201d,<\/strong> nome che Guttuso, facendo riferimento ai movimenti partigiani, impose al posto di <strong>\u201cNuova Secessione Artistica Italiana\u201d<\/strong>. \u00a0Il movimento \u00e8 propugnato da <strong>Marchiori<\/strong> a Venezia, a Milano con <strong>Birolli<\/strong> e <strong>Morlotti<\/strong> e a Roma con <strong>Guttuso<\/strong>. Il Fronte non ha una compattezza stilistica, ne fanno parte oltre che i promotori gi\u00e0 nominati: <strong>Santomaso, Viani, Carlo Levi, Consagra, Fazzini<\/strong>. Il gruppo fa riferimento ai movimenti parigini, al post cubismo e all\u2019arte fenomenologica. Alla biennale del 1948 due intere sale vengono riservate al Fronte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-14831\" src=\"http:\/\/diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-3-1-300x246.jpg\" alt=\"\" width=\"821\" height=\"673\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-3-1-300x246.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-3-1-1024x840.jpg 1024w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-3-1.jpg 1500w\" sizes=\"(max-width: 821px) 100vw, 821px\" \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-14830\" src=\"http:\/\/diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-3.1-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"823\" height=\"1029\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-3.1-240x300.jpg 240w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-3.1-818x1024.jpg 818w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-3.1.jpg 1598w\" sizes=\"(max-width: 823px) 100vw, 823px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La situazione politica italiana evolve con la vittoria della <strong>D.C.<\/strong> Per tali ragioni il <strong>P.C.I<\/strong>. impone di serrare i ranghi in campo artistico: <strong>Guttuso<\/strong> si adegua, divenendo uno degli esponenti pi\u00f9 importanti del Neorealismo artistico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-14832\" src=\"http:\/\/diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-4-1-300x293.jpg\" alt=\"\" width=\"811\" height=\"792\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-4-1-300x293.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-4-1-1024x999.jpg 1024w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-4-1.jpg 1289w\" sizes=\"(max-width: 811px) 100vw, 811px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sorsero in questi anni grandi dibattiti sul fine dell\u2019arte, che sfociarono con la fine del Fronte da cui si distacc\u00f2 il cosiddetto <strong>\u201cGruppo degli Otto\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Uno dei pi\u00f9 importanti artisti fu proprio <strong>Antonio Corpora<\/strong> (1909-2004), nato a Tunisi nel 1904, entra nel 1928 all\u2019 \u201cEcole des Beaux Arts\u201d dove studia con Armand Vergeaud, allievo di Gustave Moreau.<\/p>\n<p>Nel 1929 va a Firenze, ma si trova a disagio nel clima conservatore della citt\u00e0 e, per tali ragioni, nel 1930 si trasferisce a Parigi dove, a differenza dell\u2019ambiente artistico italiano dominato dal <strong>\u201cNovecento\u201d,<\/strong> sono attivi i movimenti <strong>post-impressionisti<\/strong>, <strong>cubisti<\/strong> e <strong>fauves<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-14833\" src=\"http:\/\/diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-5-1-300x232.jpg\" alt=\"\" width=\"821\" height=\"635\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-5-1-300x232.jpg 300w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-5-1.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 821px) 100vw, 821px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Corpora<\/strong> mantiene i contatti con gli artisti della galleria milanese <strong>\u201cIl Milione\u201d<\/strong> come <strong>Fontana<\/strong>, <strong>Reggiani<\/strong> e <strong>Soldati<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel 1939, pur risiedendo in Francia, tiene una sua personale a Milano. In quegli anni dipinge tele figurative alternate con altre astratte e sostiene con vigore l\u2019apertura alle grandi correnti pittoriche europee. Corpora, uno dei maggiori conoscitori della pittura francese del \u2018900, si \u00e8 battuto per un rinnovamento della pittura italiana nel solco europeo.<\/p>\n<p>Dopo la guerra, nel 1945, torna in Italia stabilendosi definitivamente a Roma, inizialmente come ospite nello studio di Guttuso.<\/p>\n<p>Alla dissoluzione del Fronte, Corpora si schiera con il <strong>\u201cGruppo degli Otto\u201d<\/strong>. Nel 1952, in occasione della Biennale di quell\u2019anno, <strong>Lionello Venturi<\/strong>, su richiesta di Corpora, scrive un breve testo sul gruppo di cui fanno parte <strong>Afro, Birolli, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato, Vedova<\/strong> e lo stesso <strong>Corpora<\/strong>. Nel testo \u00e8 spiegato che gli artisti del Gruppo sono vicini all\u2019esperienza dei cubisti, espressionisti e astrattisti.<\/p>\n<p>Corpora vince alla Biennale il premio della \u201c<strong>Giovane Pittura Italiana<\/strong>\u201d e la sua opera \u201c<strong>Alba<\/strong>\u201d viene acquistata per la <strong>\u201cGalleria d\u2019Arte Moderna\u201d<\/strong> di Roma.<\/p>\n<p>A met\u00e0 degli anni \u201950, Corpora, come altri del gruppo, comincia ad abbandonare la geometria cubista. Egli, tuttavia, prosegue la sua attivit\u00e0 pittorica fino alla morte nel 2004 all\u2019et\u00e0 di 95 anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-14834\" src=\"http:\/\/diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-6-1-241x300.jpg\" alt=\"\" width=\"808\" height=\"1006\" srcset=\"https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-6-1-241x300.jpg 241w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-6-1-823x1024.jpg 823w, https:\/\/www.diariomagazine.com\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/foto-6-1.jpg 1206w\" sizes=\"(max-width: 808px) 100vw, 808px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Margherita Sarfatti (1880-1961), formatasi su Turati, Kuliscioff e Marx, mentore e amante di Mussolini riusc\u00ec a mantenere una certa indipendenza dell\u2019arte italiana dal potere fascista. 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