{"id":14329,"date":"2022-06-05T18:59:34","date_gmt":"2022-06-05T16:59:34","guid":{"rendered":"http:\/\/diario.ansuini.com\/?p=14329"},"modified":"2022-10-07T11:39:18","modified_gmt":"2022-10-07T09:39:18","slug":"la-pittura-contaminata-di-gianni-dova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diariomagazine.com\/?p=14329","title":{"rendered":"LA PITTURA CONTAMINATA DI GIANNI DOVA"},"content":{"rendered":"<h3>SPAZIALISMO, ARTE INFORMALE E RITORNO AL FIGURATIVO<\/h3>\n<p><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>DOTT. ALBERTO ROMANELLI | ROMA 5 GIUGNO 2022<\/strong><\/span><br \/>\n<\/span><br \/>\nNel corso della nostra ultima asta di Fine Art, che si \u00e8 tenuta lo scorso 26 Maggio, abbiamo aggiudicato tre opere del pittore Gianni Dova (1925-1991), tutte provenienti da un\u2019importante collezione privata.<\/p>\n<p>Sono tre dipinti realizzati nel corso degli anni \u201980 e testimoniano in maniera eccellente la produzione di un pittore che nel corso della sua vita, grazie a una continua\u00a0<strong>sperimentazione<\/strong>\u00a0e una continua\u00a0<strong>contaminazione<\/strong>\u00a0con i linguaggi di altri artisti, raggiunge un fare espressivo decisamente personale e mai scontato.<\/p>\n<p><strong>Cosa sappiamo di questo importante pittore del 900 italiano?<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Roma nel 1925,\u00a0<strong>Gianni Dova<\/strong>\u00a0si trasferisce ben presto con la famiglia a Milano, dove riceve la propria formazione presso il liceo artistico di Brera; frequenta in questo periodo tutti quegli artisti che si riuniscono nei caff\u00e8 letterari della citt\u00e0 meneghina e che gravitano attorno alla rivista\u00a0<strong><em>Corrente<\/em><\/strong>, edita dal pittore Ernesto Treccani; e\u2019 cos\u00ec che entra in contatto diretto con pittori come Renato Guttuso, Giuseppe Migneco, Ennio Morlotti, Renato Birolli, Emilio Vedova e altri che negli anni a venire faranno la storia dell\u2019arte contemporanea italiana.<\/p>\n<p>\u00c8 il 1947 quando a Venezia, presso la galleria del Cavallino, tiene la sua prima mostra personale; l\u2019apprezzamento della critica e quello dei collezionisti non tardano ad arrivare e negli anni a seguire Dova sperimenta un\u2019arte molto varia che spazia da\u00a0<strong>influenze post-cubiste<\/strong>\u00a0a\u00a0<strong>suggestioni astratte e informali<\/strong>; fondamentale \u00e8 l\u2019incontro con il maestro\u00a0<strong>Lucio Fontana<\/strong>\u00a0e con la poetica dello\u00a0<em>Spazialismo<\/em>, movimento del quale sottoscrive diversi Manifesti.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/mcusercontent.com\/4322a2afcd3cbd00081cb7c1f\/_compresseds\/34c82449-e63a-2bfa-a1b7-00a2e7d9cd22.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Gli anni \u201950, oltre a vedere il pittore fra gli interpreti della\u00a0<em>Pittura Nucleare<\/em>\u00a0di Enrico Baj e fra i primi sperimentatori in Italia dell\u2019<em>Arte<\/em><em>Informale<\/em>, testimoniano una progressiva adesione di Dova all\u2019<strong><em>Arte<\/em>\u00a0<em>Tachista<\/em><\/strong>, quel particolare stile pittorico \u2013 all\u2019epoca molto diffuso, soprattutto in ambito francese \u2013 che avendo come obiettivo l\u2019astrazione tende a creare macchie informi di colore, mediante, a esempio, la diretta colatura del colore sulla tela, oppure tramite l\u2019utilizzo di aerografi con smalti misti a sabbia; proprio dal punto di vista tecnico, grazie all\u2019impiego di particolari vernici, l\u2019artista raggiunge in questo periodo una ricercata e voluta\u00a0<strong>crettatura della superficie pittorica<\/strong>, una sorta di suo increspamento, che diviene ben presto la cifra stilistica della sua arte.<\/p>\n<p>La sua personale alla galleria milanese del Milione nel 1951 \u2013 una mostra introdotta dal famosissimo critico e filosofo Gillo Dorfles \u2013 e la sua partecipazione nel 1952 alla XXVI edizione dell\u2019<strong>Esposizione Biennale Internazionale d\u2019Arte\u00a0di Venezia<\/strong>\u00a0danno l\u2019avvio a un periodo particolarmente fervido, ricco come dicevamo di sperimentazioni, ma anche di riconoscimenti sia a livello nazionale, che a livello internazionale<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>S<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/mcusercontent.com\/4322a2afcd3cbd00081cb7c1f\/_compresseds\/70d4605e-0e4f-66a1-ff0d-8cd937f1f7fd.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p><strong>Dopo tutta questo cimentarsi in una chiave principalmente volta all\u2019astrazione, cosa lo porta a recuperare la figurazione?<\/strong><\/p>\n<p>Sicuramente \u00e8 l\u2019incontro con la pittura surrealista dell\u2019artista Max Ernst che lo riporta per certi versi a una maggiore presenza figurativa sulla tela; nascono proprio in questo periodo dipinti dai colori squillanti e sulle superfici dei quadri sembrano prendere vita veri e propri microrganismi, entit\u00e0 biomorfiche, quasi cellulari.<br \/>\nAccanto a questo significativo incontro, dobbiamo anche tener presente l\u2019indole da viaggiatore \u00a0del nostro artista; soprattutto a partire dagli anni \u201970, infatti, Dova soggiorna lungamente all\u2019estero e principalmente in Bretagna: il contatto con paesaggi nuovi e altri imprime alla sua produzione una virata in senso naturalistico che lo porta ad abbandonare gli aspetti geometrici del periodo post-cubista cos\u00ec come quelli astratti del periodo informale.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questa il ritorno alla figurazione naturalistica che possiamo intravvedere in un dipinto come Il Chianti, una delle tre tele che abbiamo avuto il piacere di vedere esitate presso di noi.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/mcusercontent.com\/4322a2afcd3cbd00081cb7c1f\/_compresseds\/a7c34fab-31a1-fd79-b5ca-4a8367416012.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SPAZIALISMO, ARTE INFORMALE E RITORNO AL FIGURATIVO DOTT. 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